Chiamparino Renzi 141017124753
MAMBO 4 Novembre Nov 2015 1234 04 novembre 2015

E se pure Renzi fosse travolto dal renzismo?

Vuole solo yes-man. Così anche gli amici diventano nemici. Una strategia kamikaze.

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Il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino con il premier Matteo Renzi.

Ignazio Marino dice che Renzi ha la bulimia del potere.
È una delle poche cose serie che ha detto ultimamente. Desta infatti sorpresa il modo con cui il premier travolge amici, ex amici e avversari.
Marino ha poco da lamentarsi e dovrebbe con maggiore onestà intellettuale ammettere che è stato un pessimo sindaco, scontrini a parte.
Tuttavia qualche sorpresa la provoca l’ultima, ultima solo in ordine di tempo, litigata di Renzi.
Questa volta è toccata a Chiamparino la palma del “cattivo” e forse del “gufo”. Il presidente del Piemonte è uno di quelli che hanno inventato Renzi. Non c’è dubbio che il premier abbia un talento personale fortissimo e che prima o poi ce l’avrebbe fatta a “sfondare”.
RENZI VUOLE FARE TABULA RASA. Ma senza Chiamparino e Del Rio l'ex sindaco starebbe ancora a mangiarsi la pizza a Firenze con Lotti e Boschi. Obbligo di gratitudine? Per carità. Dobbiamo piuttosto cercare di capire perché un brillante e controverso uomo politico cerca disperatamente e quotidianamente di distruggere relazioni e di farsi nemici anche fa amici e sostenitori.
La cosa avrebbe un risvolto psichiatrico ma in questa materia io potrei essere paziente e non diagnostico. Mi resta la politica. E la politica dice che Renzi è convinto che deve fare “tabula rasa”, che il suo mondo, la sua “terra di mezzo” , deve essere occupata solo da fedelissimi. Questa osservazione, che hanno fatto in molti, ha anche spinto tanti a parlare di una sua propensione autoritaria. Non so giudicare. So che se gli venisse in mente di avviarsi lungo quella strada si farebbe molto male.
C’è un dato su cui Renzi e soci, soprattutto chi gli cura l’immagine, devono riflettere. Malgrado ci siano risultati evidenti di una azione di governo non banale, cresce l’impopolarità del presidente del Consiglio presso molte aree elettorali, non solo di sinistra, dove il grumo degli avversari si scioglie in un lago di sangue, ma anche in quella destra post-berlusconiana che apprezza le misure liberali del premier ma comincia ad averlo sulle palle.
SIAMO NELLE MANI DI UN PAZZO? In questo modo si spiega questo ondeggiare dei sondaggi, questa continua salita dei 5 Stelle, questo allontanarsi di quel 40% delle Europee che è stato il cavallo di battaglia renzista.
Renzi o i suoi sostenitori possono dire ragionevolmente che il premier mette le mani su cose che non vanno: il bicameralismo, la legge elettorale, una Sanità sprecona, e ora le Regioni (spesso indifendibili), ma può fare questa opera di revisione tutta in una volta? E siamo sicuri che questo lavoro di ricostruzione non si riveli peggiore dell’edificio che c’era prima e, ancora, ricostruire o resettare si può fare avendo contro non i “nemici” incalliti ma anche quelli che ti hanno sostenuto?
La questione è semplice: o siamo nelle mani di un pazzo o c’è un dilagare incontrollato del renzismo che gli si ritorcerà contro. Nessuna delle due ipotesi è un bene per il Paese.

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