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GIUSTIZIA 5 Novembre Nov 2015 1826 05 novembre 2015

Inchiesta Anas, si indaga su cocaina e 'Ndrangheta

Nelle carte il ruolo dei clan su affari e appalti. E il loro legame con la Dama nera. Spunta pure la coca. Così la Guardia di finanza deve spiegare cosa è un free base.

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Ci sono ancora diversi capitoli da chiarire nell'inchiesta sulla Dama nera, al secolo Antonella Accroglianò, la super dirigente dell'Anas finita in carcere lo scorso mese con le accuse di turbativa d'asta, corruzione e associazione a delinquere.
Sono dettagli che emergono dall'informativa della Guardia di finanza, che ha lavorato duramente in questi anni tramite intercettazioni ambientali e telefoniche per scoperchiare «il presunto sistema di mazzette» - le «ciliege» nel gergo degli indagati -, che in questi anni avrebbe caratterizzato la prima stazione appaltante in Italia.
LA 'PARTE ALTA' E LA 'PARTE BASSA'. Non ci sono solo i legami con la 'parte alta', quella dei boiardi di Stato e dei politici, in particolare l'ex sottosegretario ai Lavori pubblici Luigi Meduri, o con la Fondazione formiche, il think tank politico di Alberto Brandani, responsabile alla Vigilanza Anas per quasi 10 anni.
C'è anche una 'parte bassa', fatta di faccendieri e portaborse, ma soprattutto di 'ndrine calabresi che in questi anni hanno circondato la Dama nera. Nelle indagini coordinante dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatore e portate avanti dal tenente colonnello Gerardo Mastrodomenico, ci si imbatte in un 'mondo di mezzo' che nulla ha da invidiare a quello di Mafia Capitale, altra inchiesta portata avanti dalle Fiamme gialle romane.
Non è un caso che in alcune intercettazioni sia proprio la Dama nera a spiegare allarmata al telefono che ci sarebbe il rischio di finire come in 'Mafia Capitale'.
LA ACCROGLIANÒ DECISA A COLLABORARE. La Accroglianò ora ha iniziato a parlare con i magistrati. Quasi contemporaneamente sono iniziate a cadere le prime teste dentro Anas, in particolare quella di Carlo Ranucci, capo del personale, che a quanto pare lascerà l'azienda a dicembre.
Ma la ristrutturazione dell'azienda voluta da Armani dopo l'uscita di scena dell'ex numero uno Pietro Ciucci si preannuncia lunga e costellata di insidie. Anche perché nelle prossime settimane ci potrebbero essere nuove sorprese.
Del resto, come ha spiegato ai pm la Dama nera, non era «lei a decidere gli appalti». O meglio, nel suo ruolo si limitava a velocizzare pratiche di pagamento, ad aiutare le aziende vincitrici con l'aumento degli importi di valutazione, in sostanza a risolvere i contenziosi aperti dalle imprese finite sotto inchiesta. E il tutto avveniva «in cambio di mazzette».
Ma intorno alla Accroglianò c'era anche la 'Ndrangheta che sugli appalti pubblici ha sempre avuto un occhio di riguardo. C'è un intero capitolo nell'informativa della Guardia di finanza dedicato alle 'ndrine calabresi e c'è persino un passaggio dove si parla di acquisto di cocaina, tanto che gli inquirenti devono spiegare in un punto che cosa sono le 'basi', ovvero il free base, una sostanza molto simile al crack che viene fumata con l'ammoniaca.

Una parte delle carte dell'inchiesta sulla Dama nera in cui si parla del free base.


LA 'NDRANGHETA E GLI APPALTI VINTI CON LA DE SANCTIS. Fuori dagli affari della droga c'è un episodio che attira l'attenzione degli investigatori. Un episodio «assolutamente esplicativo dello spessore criminale della dirigente pubblica Accroglianò» raccontano le carte: si tratta del consiglio a due imprenditori, documentato dalle indagini, da parte della allora dirigente responsabile del coordinamento tecnico amministrativo di Anas, di subappaltare alcune opere a ditte riconducibili alla ‘ndrangheta.
Ditte che, scrivono gli inquirenti, «avrebbero garantito la necessaria sicurezza in un territorio ad alta densità mafiosa». La vicenda riguarda l’appalto vinto dalla De Sanctis Costruzioni Spa per la realizzazione della Variante esterna all’abitato di Palizzi, un investimento da poco più di 60 milioni di euro.
Il 17 aprile scorso Girolamo De Sanctis, rappresentante della omonima impresa, si presenta negli uffici di Accroglianò: «M’ha chiamato un'amica giù», dice De Sanctis nel corso del colloquio ripreso dalle microcamere del Gruppo d'investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) della Guardia di finanza, «m'ha fatto spaventare... dice “là è... guarda... è peggiore che... di Gioiosa”».
Insomma, lavorare a Palizzi è peggio che a Gioiosa Jonica dal punto di vista criminale, così Accroglianò dice a De Sanctis di rivolgersi a un altro imprenditore calabrese, «uno perbenissimo!».
Gli investigatori approfondiscono la questione e l’imprenditore risulta essere Mario Grimoli, in società con il fratello Antonio. I due sono noti alla magistratura da almeno 15 anni (già processati in passato per mafia e poi assolti), tanto che Accroglianò si affretta a tranquillizzare De Sanctis: «Non sentite nessuno... commenti o cose... perché se uno comincia a sentire gente... poi... eh! è finita poi». Inoltre i Grimoli con le loro società sono aggiudicatari di appalti Anas per 7 milioni di euro. D’altronde la stessa dirigente afferma, intercettata, che «mo dobbiamo aiutare sto Grimoli!».
DROGA, CONTROLLO DEL TERRITORIO E APPALTI. L’informativa della Guardia di finanza agli atti dell’inchiesta, dove sono presenti ancora corposi omissis, segno che le indagini continuano, scandaglia i rapporti con le cosche che l’ex dirigente di Anas avrebbe intrattenuto per alimentare il giro delle mazzette.
Per gli investigatori, infatti, sugli imprenditori consigliati da Accroglianò emergono elementi di «interesse investigativo circa le relazioni dagli stessi intrattenute con consorterie mafiose egemoni nella provincia di Cosenza».
Un quadro confortato anche dalla ricostruzione di uno dei collaboratori di giustizia storici della Calabria delle ‘ndrine, Pasquale Tripodoro.
Le sue dichiarazioni mettono in correlazione i fratelli Grimoli con la ‘ndrina Perna e con Antonio Accroglianò, zio della Dama nera «È ragionevole ipotizzare», scrivono le Fiamme gialle nell’informativa trasmessa alla procura di Roma, «come il rapporto tra Antonella Accroglianò e i Grimoli abbia origine proprio per il tramite di suo zio Antonio Accroglianò». Insomma, in una indagine i grandi interessi delle cosche si manifestano tutti insieme: droga, controllo del territorio e appalti, e 'o sistema è servito.

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