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BASSA MAREA 6 Novembre Nov 2015 1340 06 novembre 2015

Pensioni, Boeri studi qualcosa di più serio

I 500 euro agli over 55 sembrano populismo. Il presidente Inps parla di equità, ma si illude.

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Il presidente dell'Inps Tito Boeri.

La proposta Inps di (piccola) riforma “ai confini fra assistenza e previdenza” - garantire un reddito minimo di 500 euro per gli over 55 - consente a Tito Boeri di in indossare il manto di un Robin Hood che toglie ai ricchi e dona ai poveri.
Ma l'idea non è affatto un passo verso quella revisione necessaria di tutte le storture e della confusione che minaccia la tenuta del nostro sistema previdenziale.
L’equità scarseggia nella proposta Boeri. E abbonda il populismo.
PRELIEVI AGLI ASSEGNI D'ORO. Si propone in sostanza di finanziare un piccolo assegno sociale per chi è oltre i 55 anni e non ha altri redditi, con prelievi fino a un massimo del 12% sulle pensioni superiori agli 80-85 mila lordi e su circa 4 mila vitalizi a politici da ridurre in modo più consistente.
Più risparmi relativi a certi aspetti dei trattamenti pensionistici dei sindacalisti.
Il tutto va visto, dice Boeri giustamente, alla luce della attuale situazione e del peso che la crisi ha posto proprio su quelle persone troppo giovani per andare in pensione e che non hanno più lavoro, né reddito, e un’età difficile per reinseririsi. I cosiddetti esodati. Come dargli torto?
SALVE LE PENSIONI GIUSTIFICATE. Questo senza toccare, ha giustamente precisato il presidente dell'Inps, quelle pensioni che, per quanto alte, sono giustificate dai versamenti effettuati.
Relativamente poche, ma ci sono.
Insomma, si vanno a sforbiciare i “regali” fatti a chi ha pensioni più che triple della media e non del tutto dovute.
Fin qui nulla da dire.
RICALCOLO COL CONTRIBUTIVO. Chi percepisce 8.500 (lordi, e in alcuni casi anche netti) al mese e di questi almeno 1.500 sono un regalo della comunità, tra scivoli e altro, non può lamentarsi se gli portavano via di questi tempi 200 o 300 euro.
Boeri chiede per valutare l’equità di queste pensioni il ricalcolo con il contributivo (sistema che tiene conto di tutti i contributi versati durante la vita lavorativa), criterio meno generoso del retributivo (che basa l'assegno sull'ultima retribuzione percepita) con il quale sono state erogate praticamente tutte le pensioni in essere, o quasi.

I veri trattamenti 'gonfiati' sono quelli medio bassi

La sede dell'Inps.

Ma i “regali” del sistema pensionistico, e del retributivo, non finiscono qui.
Anzi, come cifra complessiva sono ben più altrove.
Ossia nei trattamenti medi e medio bassi, da 2.500 a 1.500 euro al mese grossomodo, infinitamente più numerosi di quelli davvero alti.
Boeri e altri lo hanno detto per anni.
Le regalie che, sommate, fanno massa sono in questi trattamenti, anche se certe pensioni ricche ovviamente fanno scandalo se immeritate.
SI PUÒ CHIEDERE 5 EURO? Quelle con più concessioni sono, a scalare: le pensioni pubbliche di anzianità, le pensioni dal settore privato di anzianità, le pubbliche di vecchiaia e infine quelle di vecchiaia dei lavoratori privati.
Nessuno chiede di tartassare chi incassa 1.800 euro al mese netti.
Ma se i suoi versamenti ne giustificano non molto più della metà, cinque euro, diconsi cinque euro, di riduzione, tanto per segnare e far toccare con mano il territorio fra giustizia e soccorso pubblico, vogliamo chiederglieli?
LE ASSURDE BABY PENSIONI. E che dire dei baby pensionati, formula pazzesca, alla greca, da oltre 20 anni annullata?
Sono ancora oltre 600 mila.
In genere - anche se esistono eccezioni ovviamente - hanno scelto la baby pensione perché avevano altri redditi, o il sostegno adeguato del coniuge.
Hanno lavorato 20 anni e percepiscono la pensione in media per 40-45 anni.
DOVREBBERO AVERE UN QUARTO. L’assegno è di 950 euro, diciamo, mentre il collega che ha lavorato 40 anni, fino a 65, ne riceve 1.800.
Ma il baby dovrebbe ricevere un quarto di 1.800, perché ha versato la metà e prende la pensione per il doppio degli anni.

Tra un manager e un insegnante quello trattato meglio è il... secondo

Pensionati in un ufficio Inps.

Per essere chiari fino un fondo, facciamo un confronto.
Un manager a 65 anni ha una pensione di 7.500 euro lordi, circa 4.500-4.700 netti.
Un insegnante invece ne riceve 1.800 a 65 anni - sempre dopo 40 di lavoro.
Il montante contributivo del manager, la cifra accantonata su cui si calcola l’assegno, è di diciamo 1 milione 400 mila euro, calcolato partendo da tutti gli stipendi lordi rivalutati in base ai parametri e ai quali si applica il prelievo pensionistico complessivo del 33% , moltiplicato per tutti i mesi dell’arco lavorativo.
L’insegnante non ha calcoli analoghi, perché li fa l’Inps del quale adesso fa parte l’Inpdap, l'ente per i dipendenti pubblici.
QUALE PROPORZIONE È GIUSTA? Comunque, ipotizziamo molto generosamente un montante di 400 mila euro (sarebbero cioè 833 euro rivalutati al mese per 40 anni, cifra circa doppia di quella che avrebbe potuto essere accantonata in realtà).
La proporzione ci dice che se è “giusta” la pensione dell’insegnante, il manager dovrebbe ricevere non 4.500, ma 6.300 euro netti; mentre se è “giusta” quella del manager, l’insegnante dovrebbe ricevere 1.285 euro, a fronte del suo montante.
Quindi, chi ha il regalo più grosso?
RIFORMA CON TROPPI COSTI SOCIALI. Il ministero dell’Economia e quello del Lavoro non sembrano entusiasti della proposta Boeri rilevandovi, si dice, problemi di «costi sociali non indifferenti e non equi».
Se è così, hanno ragione. C’è tra l’altro l’idea di non dare i 500 euro a chi fosse proprietario di un appartamento, modestissimo si presuppone dati i livelli.
Che cos’è, un “premio” al risparmio e alla frugalità?
O un omaggio alla categoria tutta italiana dei “poveri” - quelli veri, rispettabili, sfortunati e quelli presunti, non rispettabili e di professione?
Ma perché Boeri non ha fatto qualcosa di più serio? E soprattutto perché si è messo subito sul piedestallo di una più alta equità, mentre non è questo il caso?

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