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MANOVRE 7 Novembre Nov 2015 1200 07 novembre 2015

Boeri schiacciato tra governo e conti in rosso dell'Inps

Il reddito minimo agli over 55 piace a Renzi. Non ai renziani. Che lo osteggiano. E l'Inps rischia un buco da 10 miliardi fino al 2025. Le difficoltà del bocconiano.

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Tito Boeri con Matteo Renzi.

Da un lato ci sono i renziani - non Matteo Renzi - stanchi dell'eccessiva visibilità del 'ministro ombra' del Lavoro.
Dall'altro c'è il buco nei conti ereditato dalla fusione con l'Inpdap - l'ente di previdenza dei dipendenti pubblici -, che potrebbe portare l'Inps a chiudere ogni anno il bilancio in rosso per oltre 10 miliardi fino al 2025.
Chi conosce Tito Boeri dice che è da qui che bisogna partire per capire perché il professore ha reso noto il suo piano di riforma del welfare: garantire un reddito minimo di 500 euro per gli over 55.
OPERAZIONE KAMIKAZE? Un'operazione che non soltanto tra gli esponenti della maggioranza viene vista come kamikaze, anche perché soltanto il premier sembra tenere in conto le proposte del fondatore di laVoce.info.
Boeri propone una misura contro la povertà che stride sia con i tentativi del Jobs act di ridurre i sussidi e di legarli alla formazione sia con il piano della sinistra Pd di lavorare a una nuova sanatoria per gli esodati.
RIECCO LE PENSIONI DI ANZIANITÀ. La possibilità di anticipare il ritiro dal lavoro per chiunque abbia almeno 20 anni di contribuzione reintroduce de facto le pensioni di anzianità.
La penalizzazione del 10% per chi lo fa non attutisce i costi di un pacchetto che - comprensivo del reddito minimo - costerebbe anche 6 miliardi di euro.
Cioè quanto il vituperato piano Baretta-Damiano che prevedeva penalizzazioni fino all'8% e che proprio l'Inps aveva contribuito a bocciare.
PIACE AL PREMIER, NON AI FEDELISSIMI. Per tutto questo a giugno 2015, quando Boeri aveva presentato il suo piano a Palazzo Chigi, l'inner circle renziano aveva spinto il premier a congelarlo.
Bisogna infatti distinguere l'atteggiamento del presidente del Consiglio verso il bocconiano e quello dei suoi collaboratori più vicini.
Ancora oggi Renzi non perde occasione di ricordare che il professore ha accettato la proposta di guidare l'Inps soltanto con la promessa di partecipare all'elaborazione delle policy del welfare.
ARIA DI RIEQUILIBRIO GENERAZIONALE. C'è anche chi dice che, tutto sommato, al presidente del Consiglio non dispiace la proposta di ricalcolare con il sistema contributivo (che tiene conto di tutti i contributi versati durante la vita lavorativa) i ricchi assegni computati con il retributivo (che considera solo l'ultima retribuzione percepita).
Anche perché rafforzerebbe l'idea di un Renzi interprete di una rivoluzione generazionale, che vuole riequilibrare le condizioni tra padri e figli.

Gutgeld e Taddei sconsigliano il premier: piano troppo costoso

Il premier Matteo Renzi con il suo consigliere per gli affari economici Yoram Gutgeld.

Ma lo stesso premier non ha più argomenti quando i suoi consiglieri più fidati (come Yoram Gutgeld o Filippo Taddei) gli ricordano che il piano dell'economista è costoso.
E metterebbe in agitazione l'Europa, che ha imposto la riforma Fornero e più in generale vede nell'innalzamento dell'età pensionistica l'unico baluardo per mantenere alto l'avanzo primario.
RISCHIO DI NUOVI RICORSI. Sullo sfondo ci sarebbe anche il rischio di nuovi ricorsi alla Corte costituzionale: infatti Boeri introduce un precedente a dir poco pericoloso, cioè quello di poter ricalcolare e abbassare gli assegni in essere.
Al riguardo il rischio è più probabile di quanto si possa pensare.
Come hanno dimostrato gli economisti Fabrizio e Stefano Patriarca in un articolo su laVoce.info firmato con lo stesso Boeri, si fa cassa soltanto tagliando anche gli assegni di 3.500/4 mila lordi.
Quindi mille in più rispetto a quanto propone l'Inps.
PD, ADDIO AL VOTO DEI PENSIONATI... Va da sé che una decisione simile potrebbe spingere oltre un milione di pensionati a non votare per il Partito democratico alle prossime elezioni.
Se non bastasse, da Palazzo Chigi lamentano la scarsa collaborazione degli uffici di via Ciro il Grande.
Soprattutto segnalano una certa lentezza nella trasmissione e nella diffusione sui dati sul lavoro, per dimostrare il successo del Jobs act.
ETERNA DIATRIBA INPS-ISTAT. Il giudizio è forse un po' ingeneroso. Infatti dimenticano che ogni qualvolta l'Inps se ne è uscita con la formula dell'aumento dei 'contratti stabili' parlando dei dati occupazionali, subito l'Istat e le associazioni di categoria si sono affrettate a correggerla.
E hanno sottolineato che con le tutele crescenti salgono le stabilizzazioni (da precari a tempo inderteminato), non si creano nuovi posti.

L'allarme sui conti dell'istituto preoccupa il governo

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e il presidente dell'Inps Tito Boeri.

C'è poi un altro aspetto che divide il governo (con in testa il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti) e Tito Boeri: l'allarme sullo stato dei conti dell'istituto.
Il Consiglio di indirizzo e vigilanza ha comunicato che dopo il rosso da 12,4 milioni con il quale è stato chiuso il consuntivo 2014, i bilanci da qui al 2025 potrebbero registrare perdite da 10 miliardi all’anno.
SERVE UN INTERVENTO? Lo stesso Boeri si è affrettato a specificare che il debito è sostenibile, ma tutti gli esperti del settore temono che prima o poi si debba intervenire a livello centrale.
Proprio il governo ha già stanziato 25,5 miliardi di euro per riequilibrare i conti dell'ex istituto che si occupava della previdenza degli statali, l'Inpdap.
LA BOMBA DELL'INPDAP. Ma potrebbero non bastare, perché come denunciato dall'ex direttore generale dell'Inps, Mauro Nori, già prima dell'arrivo di Boeri, la fusione con l'Inpdap porta con sé una bomba pronta a scoppiare.
Infatti la vera questione è legata all'erogazione di pensioni sopravvalutate, perché l'istituto non faceva una verifica sui contributi effettivamente versati, ma vidimava soltanto l'ultimo statino prima di autorizzare i pagamenti.
PRELIEVO SUGLI ASSEGNI D'ORO. Proprio per scongiurare l'ennesima ricapitalizzazione, Boeri ha suggerito di introdurre un contributo di solidarietà ai danni dei 250 mila pensionati d'oro.
Che per almeno due terzi sarebbero ex funzionari pubblici oppure politici.
In quest'ottica va letta anche la campagna 'Porte Aperte', che in una chiave di trasparenza - ma anche di delazione - ha dimostrato che tra gli ex travet gli assegni dei ferrovieri (il 96%) quanto quelli dei magistrati (il 90%) sono superiori ai contributi versati. Per questo tagliarle è soltanto un'opera di equità.

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