Riforme Senato Lavori 140724163138
MUM AT WORK 7 Novembre Nov 2015 0900 07 novembre 2015

Congedo di paternità, piccola grande rivoluzione

Un ddl propone 15 giorni per i papà nel primo mese del figlio. Un assist anche per le madri.

  • ...

Valeria Fedeli, vice presidente del Senato (24 luglio 2014).

Valeria Fedeli, vice presidente del Senato, ci mette la faccia, oltre che la firma sul disegno di legge “Misure a sostegno della condivisione della responsabilità genitoriale”: «Dobbiamo dare valore alla paternità e alla maternità, tutti devono essere consapevoli del significato sociale che ha per la comunità crescere un figlio».
Il ddl è stato presentato come emendamento alla legge di Stabilità che dovrebbe essere discussa in Aula entro il 20 novembre.
ESPERIMENTO DI TRE ANNI. È previsto un congedo obbligatorio di 15 giorni che i padri devono utilizzare entro il primo mese di vita del figlio.
La sperimentazione dura tre anni, dal 2016 al 2019, e l’indennità giornaliera sarebbe pari al 100% della retribuzione, a carico dell’Inps.
La proposta gode infatti dell’appoggio del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, e di Tito Boeri, presidente Inps.
GAP UOMO-DONNA DA RIDURRE. In una nota inviata a Fedeli, Boeri ha scritto: «Il congedo di paternità proposto in questa legge ridurrebbe le differenze fra uomini e donne nei ‘costi dei figli’ che finiscono per gravare sulle imprese, condivido perciò gli obiettivi generali della norma e offro la piena disponibilità dell’istituto che ho l’onore di presiedere a valutarne gli oneri fiscali».
L'INCOGNITA SUI COSTI. Il guaio principale in effetti sono i costi.
In una nota la vice presidente del Senato spiega: «Sulle coperture il problema dei costi di questa misura può essere affrontato in itinere. Siamo flessibili, intanto sarebbe importante introdurre in maniera sperimentale per due anni questo strumento e monitorare costantemente l’utilizzo che se ne fa».

A dicembre 2015 scade la sperimentazione della legge Fornero

L'ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

Fedeli dice a Lettera43.it: «Non a caso abbiamo scelto queste parole, ''condivisione'' e ''genitorialità'', per il titolo dell’emedamento. Dobbiamo arrivare a una spartizione delle resposabilità e dei carichi di lavoro familiari tra i genitori».
Nel 2015, a dicembre, finisce la sperimentazione delle legge Fornero del 2012, che prevede un solo giorno di paternità.
NESSUNA MONITORAZIONE. «Ma nessuno ha nemmeno monitorato quanti ne hanno usufruito. Anche se in questa fase è difficile capire quanto costerebbe il ddl, possiamo fare una stima e poi si troverà un modo».
Un giorno di paternità non ha cambiato la vita a nessuno, anzi manda un messaggio sbagliato alle famiglie.
Perché «dà tempo al padre di “scappare” dal posto di lavoro solo per andare a vedere che il figlio è nato e tornare alla scrivania il giorno dopo, come se non fosse cambiato nulla nella sua vita», spiega Fedeli.
Ora 15 giorni al 100% dello stipendio rappresentano un passo avanti. Ma sono ancora poco.

Condivisione delle funzioni di cura tra marito e moglie

Giovanna Martelli.

Due dovrebbero essere gli obiettivi: innanzitutto sensibilizzare e fare cultura, per far capire alle mamme che la soluzione alla conciliazione non è caricarsi di tutto il lavoro “familiare” e di cura, ma condividerlo con i papà.
In secondo luogo mandare un messaggio, molto chiaro, alle imprese: «Facciamo capire che diamo lo stesso peso economico a uomini e donne», riflette Fedeli.
DONNE COME «UN PESO». Troppo spesso le aziende percepiscono le donne con un peso e non come una risorsa.
Sono individuate come le uniche responsabili dei bambini che stanno a casa, come quelle che corrono per la febbre improvvisa, facendo assenze sul lavoro.
«OPPORTUNITÀ DI CRESCITA». Giovanna Martelli, consigliere del presidente del Consiglio dei ministri in materia di Pari opportunità, che sostiene l’iniziativa, ha dichiarato che «solo attraverso questa misura sarà possibile parlare di condivisione tra uomini e donne delle funzioni di cura: un passaggio culturale importante necessario anche per sconfiggere quella mentalità, ancora troppo diffusa, che considera il lavoro femminile un costo e non un’opportunità di crescita economica per un Paese».

I 15 giorni di congedo rompono uno schema

Oltre il 22% delle madri occupate all’inizio della gravidanza non lo è stato più a due anni dalla nascita del bambino.

Fedeli racconta a Lettera43.it che «le donne si autoescludono dal mercato del lavoro, gli altri dicono “sei madre e ti devi occupare solo di quello”. Viviamo uno stereotipo molto profondo e radicato, che svalorizza anche gli uomini».
Nei Paesi del Nord Europa stare a casa con i bambini è un’opportunità anche per gli mariti: «Sono disponibili a prendersi cura dei figli e a partecipare alle suddivisioni del lavoro casalingo. Lì c’è stato un dibattito culturale che ha valorizzato uomini e donne».
COME IL MATRIMONIO. Il vice presidente del Senato riflette: «Del resto quando ti sposi puoi prendere 15 giorni di congedo matrimoniale, perché è un momento di grande cambiamento nella vita, e se nasce un figlio oggi in Italia hai diritto solo a un giorno. Simbolicamente avere un congedo di paternità di due settimane rompe uno schema».
Se questo ddl non cambia del tutto le carte in tavola, gli va comunque riconosciuta l’intenzione.
PADRI DA VALORIZZARE. «Il 27 settembre 2015 a New York il presidente del Consiglio Matteo Renzi, nel giorno di chiusura del summit delle Nazioni unite sullo Sviluppo sostenibile, ha parlato proprio di sensibilizzazione sulla paternità, per incoraggiare i padri ad assumere un ruolo più attivo nella cura dei figli. Io dico che se si valorizza il ruolo dei padri, si valorizza anche quello delle madri. Così aiutiamo anche le aziende a percepire che non c’è differenza tra uomo o donna».
Perché il carico della cura deve essere condiviso. Per far girare la ruota della vita privata e professionale. Delle mamme che lavorano e delle loro famiglie.

Correlati

Potresti esserti perso