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PROPOSTA 7 Novembre Nov 2015 0900 07 novembre 2015

Ttip, perché la nuova proposta è pura utopia

Ttip, perché la nuova proposta è pura utopia

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da Bruxelles

Diventano sempre più ambiziosi, sulla carta, i negoziati per il Ttip, il trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti tra Stati Uniti e Unione europea che dovrebbe creare un'unica zona commerciale con circa 800 milioni di consumatori capace di competere con i colossi asiatici.
Dopo l'undicesimo round tenutosi a Miami tra le due parti, il 6 novembre il commissario Ue al Commercio Cecilia Malmström ha presentato alla stampa la proposta dell'Ue di un capitolo sullo sviluppo sostenibile, comprendente lavoro e ambiente.
STANDARD DIVERSI. «Ambedue le parti, l'Ue e gli Usa, confermano il loro impegno a tutelare i diritti del lavoro e la difesa dell'ambiente: nessun accordo commerciale potrà mai abbassare questi standard per attirare affari», ha assicurato il commissario.
Peccato che sono proprio gli standard a essere diversi tra i due Paesi. E la politica svedese ne è ben consapevole: «Noi proponiamo un approccio molto ambizioso», dice infatti, «che sarà rispettato ed attuato nell'accordo».
INTENTI E POCO ALTRO. Per ora però leggendo i documenti si tratta solo di intenti, speranze, auspici. «Cooperare con gli Stati Uniti ci permetterebbe di aumentare l'efficienza - a livello globale - degli sforzi per incoraggiare un comportamento più responsabile», si legge, perché «promuovere il commercio non significa solo perseguire i propri interessi economici, ma anche propugnare valori».
Una sorta di crociata etico-commerciale, quella europea: il nuovo capitolo mira essenzialmente a garantire il sostegno sia negli Stati Uniti che nell'Ue a standard elevati in materia di lavoro e ambiente e ad instaurare una collaborazione per affrontare le sfide dell'economia globale, quali il lavoro minorile, la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, i diritti dei lavoratori e la protezione dell'ambiente.

L'importanza delle norme fondamentali del lavoro dell'Ilo

Il commissario europeo Cecilia Malmstrom.

Tutti obiettivi che però rischiano di non vedere una realizzazione concreta: «Una volta che avremo raggiunto un accordo, l'Ue si adopererà per assicurare che tutte le disposizioni del capitolo siano rispettate, attuate e fatte valere».
Come a dire, questi sono i nostri standard e, una volta concluso l'accordo, cercheremo di mantenerli e farli rispettare anche oltreoceano.
A Bruxelles sanno bene infatti che soprattutto quando si tratta di lavoro è davvero un oceano a dividere i due continenti. E per questo nella sua proposta le parole sono ben calibrate, non si avanzano pretese, né richieste vincolanti.
L'IMPEGNO PER UN LAVORO DIGNITOSO. Il testo giuridico dell'Ue comprende un «sostegno» a tutti gli obiettivi strategici dell'Agenda per il lavoro dignitoso dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), ricorda la Commissione, tra cui la promozione dell'occupazione, i diritti dei lavoratori, la protezione sociale, il dialogo sociale, nonché la non discriminazione e la parità di genere.
Insomma una riaffermazione dell'importanza delle norme fondamentali del lavoro dell'Ilo, tra cui la libertà di associazione, il diritto alla contrattazione collettiva, l'impegno a eradicare il lavoro forzato e obbligatorio e il lavoro minorile, l'assenza di discriminazione lavorativa e professionale. l'inclusione di un'applicazione efficace nel diritto e nella pratica delle convenzioni dell'Ilo di cui le parti sono contraenti e il sostegno agli sforzi profusi per la ratifica delle convenzioni fondamentali dell'Ilo, si legge nel testo della proposta.
NORME NON RICONOSCIUTE NEGLI USA. Ma anche in questo caso, quando si parla di riconoscimento delle norme fondamentali del lavoro dell'Ilo, tra cui il diritto di sciopero, si dimentica di ricordare che gli Stati Uniti non ne sono firmatari.
Norme internazionali di base che riguardano l'iter produttivo e il capitale umano che per quanto condivise dai Paesi Ue non sono riconosciute negli Usa.
Se oggi tutti gli Stati membri dell'Ue hanno ratificato le otto convenzioni fondamentali dell'Ilo e Bruxelles fa riferimento a queste nei suoi accordi commerciali, gli Usa hanno ratificato soltanto due delle otto più importanti (sull'abolizione del lavoro forzato, sulle forme peggiori di lavoro minorile).
Una terza convenzione sulla discriminazione è stata presentata al Senato per l'approvazione nel 1998, ma non è ancora stata ratificata.
NESSUN ACCENNO ALLE SANZIONI. Inoltre l'appellarsi generico alle disposizioni dell'Ilo non rappresenta una sicurezza per la protezione degli standard europei: nel 60% dei casi queste disposizioni sono infatti ancora di natura 'promozionale': rappresentano un quadro per il dialogo, la cooperazione e il monitoraggio.
Solo il 40% ha una dimensione 'condizionale', per cui il non rispetto delle norme del lavoro comporta conseguenze economiche.
Ma nel testo presentato dalla Commissione di sanzioni in caso di mancato rispetto delle disposizioni dell'Ilo neanche una parola.
Resta da vedere quindi se gli Usa condivideranno davvero queste disposizioni. Se infatti sinora non hanno ratificato le convenzioni Ilo perché dovrebbero farlo adesso?

La società civile conta, ma solamente ad accordo fatto

Michael Efler del movimento Stop Ttip.

Perché sono i cittadini a chiederlo. È infatti la società civile a esercitare una forte influenza sulla politica commerciale dell'Ue. E la Commissione europea ne è consapevole.
Solo che, come viene ricordato anche in questa occasione, «i recenti accordi commerciali dell'Ue prevedono un ruolo formale per la società civile, dopo che l'accordo entrerà in vigore, attraverso la partecipazione a gruppi consultivi interni e una piattaforma comune di dialogo con una vasta platea di parti interessate», si legge nella proposta.
OPINIONE SNOBBATA. Insomma l'Ue intende sì «continuare a lavorare in stretta collaborazione con la società civile e le organizzazioni internazionali per quanto riguarda l'attuazione pratica e il monitoraggio del Ttip», ma a posteriori.
Solo una volta siglato l'accordo le ong dovranno, secondo la Commissione, svolgere il loro ruolo di watchdog per vedere se le disposizioni sono rispettate. Ma prima di allora sul Ttip non sembra che la loro opinione conti più di tanto.
2 MLN DI FIRME CONTRO I NEGOZIATI. E a dimostrarlo è il fatto che proprio la Commissione europea ha respinto la domanda di registrazione dell'Iniziativa dei cittadini europei (Ice) 'Stop Ttip'. Un'alleanza di circa 240 organizzazioni di tutta Europa che ha raccolto oltre 2 milioni di firme per chiedere il blocco dei negoziati.
E che ha deciso di portare la Commissione in tribunale per aver respinto la loro iniziativa. «Gli accordi commerciali internazionali non dovrebbero essere negoziati a porte chiuse», ha detto Michael Efler, membro del comitato per l’Ice. Perché, per quanto Malmström continui a sostenere che «disposizioni più ambiziose su questi temi non sono mai state proposte a nessun partner commerciale», è quello che alla fine si riuscirà ad ottenere davvero che conta, non le buone intenzioni.

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