Croazia Elezioni 151106160125
ELEZIONI 8 Novembre Nov 2015 0900 08 novembre 2015

Croazia, i fantasmi del passato sulle elezioni Legislative

La sinistra è incalzata dai conservatori. Che cavalcano l'emergenza migratoria. Si teme l'alleanza con gli anti-euro neonazi. E si riaffacciano le frizioni etniche.

  • ...

La Croazia è attraversata da colonne di migranti.
Gli sbarchi non si arrestano in Grecia, migliaia di persone risalgono ogni giorno i Balcani, dalla Macedonia verso Nord, e nell'ultimo Stato entrato nell'Unione europea si vota domenica 8 novembre.
ESITO INCERTO. Gli umori sono alterni, l'esito incerto: l'ondata di profughi non ha fatto bene al governo uscente socialdemocratico, ma la destra che attrae con le sue promesse di cambiamento non sfonda, i sondaggi danno un testa a testa.
Le Legislative si risolveranno con uno scarto di pochi punti, come nel gennaio scorso, quando la poltrona di capo di Stato è andata, con poco più del 50%, alla prima presidente donna Kolinda Grabar-Kitarovic, esponente dei conservatori dell'Hdz.
L'INGRESSO NELL'UE. Da una parte l'attuale presidente del Consiglio e segretario dell'Sdp Zoran Milanović, dall'altra il leader della Coalizione patriottica e dell'Hdz Tomislav Karamarko, entrambi alle prese con il puzzle delle alleanze.
Sulle aspettative dei quasi 4 milioni e mezzo di croati pesa il progresso, incompiuto ma più vicino con l'entrata nell'Ue del 2013, della quale Milanović è stato il traghettatore.
La sua coalizione di sinistra recita «La Croazia cresce, non si torna al vecchio». Ma il passato è un'ombra che si allunga sempre sulla Croazia nei momenti d'indecisione.

Per i sondaggi è testa a testa tra destra e sinistra

Dalle rilevazioni pre-voto l'Sdp non replicherà il successo del 2011.
Un sondaggio commissionato nel mese di ottobre dalla tivù croata Rtl, su un campione di 10 mila elettori, ha assegnato un leggero vantaggio ai conservatori di Coalizione patriottica: 63 seggi contri i 60 di Croazia cresce.
Gli altri 17 scranni dei 140 del parlamento andrebbero suddivisi tra le formazioni minori, tra le quali spiccano gli indipendenti di Most: i grillini croati emersi nell'ultimo anno che rifiutano qualsiasi etichetta e che sono stimati ottenere fino a 5 seggi.
L'SDP HA PERSO PEZZI. La loro lista rifiuta qualsiasi coalizione, ma l'Hdz è convinto di potersi alleare con loro più dell'Sdp e in tal caso Karamarko scavalcherebbe senza sforzi i socialdemocratici.
Milanović, in flessione, spera invece nell'unione con gli istriani dell'Ids e con il Partito del lavoro e della solidarietà del sindaco di Zagabria Milan Bandić, entrambi attorno ai 3 seggi.
Ma tutto è da vedere, perché sia l'Ids (parte dell'attuale governo ma in corsa da soli), sia gli ex Sdp di Bandić, come pure i Verdi dell ’ex ministro dell’Ambiente e furiuscita dall'Sdp, Mirela Holy, non sono entusiasi di Milanović.
LE POSSIBILI ALLEANZE. La sinistra può comunque contare sul seggio dei Popolari-riformisti e sull'Alleanza progressista. Mentre l'Hdz fa la corte agli attivisti di Ivan Sinčić, che alle Presidenziali del 2014 portò a casa un sorprendente 16.43%.
Il quadro è molto composito per un piccolo Stato come la Croazia, che, come gli altri Paesi dell'ex Jugoslavia, si trascina dietro un conflitto etnico e politico da elaborare, in parte irrisolto.
Sul piatto delle Legislative del 2015 ci sono, per esempio, anche i tre seggi dell’Unione democratica croata di Slavonia e Baranja (Hdssb) di Branimir Glavaš, ex generale condannato per crimini di guerra contro i civili serbi e negli Anni 90 tra i fondatori dell'Hdz.

La destra di Glavaš spaventa

Emergenza migranti in Croazia.

Quest'anno il leader della destra populista ed euroscettica è stato scarcerato dalla prigione di Mostar per una sentenza della Corte costituzionale che - per vizi di forma - ha annullato il verdetto di primo grado.
Sia Karamarko sia Milanović hanno dichiarato impresentabile Glavaš, che ha rispolverato vessilli nazisti quali la pellicola autoreferenziale La mia battaglia e fondato anche una milizia.
Ma l'Hdssb trova consenso tra i croati spaventati dal transito dei migranti, si aprono centri di accoglienza alle frontiere.
Il governo di sinistra è contrario ai muri ma ammette di non essere preparato a grandi numeri che invece potrebbero arrivare se i Paesi confinanti e anche l'Austria - come sta accadendo - chiudono le frontiere.
TENSIONI MAI SOPITE. Si sono verificati scontri al confine con la Serbia, Glavaš intercetta il malcontento e quei voti fanno gola soprattutto ai conservatori, tant'è che i socialdemocratici puntano il dito contro «le camicie nere dell'Hdz».
In Croazia è poi prassi che gli otto seggi delle minoranze vadano alla coalizione vincente, ma una virata a destra in salsa ungherese farebbe nascere frizioni con i rappresentanti dei serbi, alimentando le divisioni mai sopite con i bosniaci, che tradizionalmente votano Hdz.
Si riaffacciano i fantasmi del passato, in un Paese in timida ripresa da sei anni di recessione e ancora povero.
Come alternativa alla «nuova Grecia», la Coalizione patriottica promette un risanamento merkeliano a base di riforme e tagli alla spesa pubblica, a esclusione del bonus maternità.
LA TIMIDA RISALITA. All'austerity, Croazia cresce risponde promettendo gli investimenti keynesiani nel sociale e per lo sviluppo economico che l'Ue.
Il debito pubblico è rialzo all'87% del Pil e il deficit statale (al 5%), tenuto a bada, sfora ancora i parametri Ue.
Ma prima dell'ingresso nell'Ue la disoccupazione (al 17,5%) era al 20%.
Il Prodotto interno lordo è in leggera risalita come la produzione industriale (+1,6%), trainata dagli investimenti esteri e dal buon export al 12%, soprattutto con Germania e Italia.
Non tornate indietro, dice Milanović ai croati. Ma le sue alleanze sono deboli.

Twitter @BarbaraCiolli

Articoli Correlati

Potresti esserti perso