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POLITICA 8 Novembre Nov 2015 1811 08 novembre 2015

Lega a Bologna, insulti al Cav. E Fi si spacca

I Giovani Padani insultano Silvio sotto il palco di piazza Maggiore. I dirigenti azzurri litigano tra loro. Così il centrodestra si trova unito solo dagli insetti.

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da Bologna

Silvio Berlusconi.

«Paraculo, vai fuori dai coglioni». Domenica, 8 novembre: Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, ha incominciato da pochi minuti a parlare in piazza Maggiore a Bologna, durante la manifestazione “Liberiamoci” organizzata dalla Lega Nord di Matteo Salvini e da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.
I Giovani padani, sotto al palco, lo insultano. Senza tregua. È l’una e mezza di pomeriggio.
Mentre sul ponte di via Stalingrado la polizia blocca i manifestanti del Laboratorio Crash che vogliono arrivare in centro per contestare le camicie «verdi-brune», il vecchio Cavaliere, dopo tre anni di assenza dai comizi, inizia il suo discorso ringraziando i compagni di vent’anni di politica, da Umberto Bossi a Roberto Calderoli fino a Roberto Maroni. Sembra quasi un congedo.
Poi l’ex premier attacca Renzi («Ha perso 10 punti nei sondaggi da gennaio»), mettendo di fatto il patto del Nazareno nel congelatore. Quindi se la prende con Equitalia, che «bisogna abolire» e alla fine si mette a parlare di riforme costituzionali, contestandole. Annuncia che il centrodestra «unito arriverà al 40%». Ma è lento e la piazza, gremita da migliaia di persone, non apprezza, qualcuno fischia. In pochi applaudono.
C'è chi, tra gli stessi dirigenti leghisti, alla fine dirà: «Berlusconi è bollito».
LITE FURENTE TRA DIRIGENTI AZZURRI. Ma se sul palco si consuma uno spettacolo così avvilente, è dietro le quinte, dove l’orecchio del pubblico non può arrivare, che va in scena la vera tragedia di Forza Italia in questa assolata domenica di novembre.
Paolo Romani, Renato Brunetta, Mariastella Gelmini, infatti, sentendo gli insulti e i fischi, iniziano a prendere a male parole Licia Ronzulli, Giovanni Toti e Gregorio Fontana. Sono le due fazioni che in questi giorni si sono divise se portare o meno Berlusconi a Bologna. I primi per il no, i secondi per il sì.
C’è un battibecco violento. Le accuse sono chiare: «Avete visto? Bravi, l’avete portato per farlo fischiare». C’è chi urla, sale la tensione. Poi si stempera. Del resto, sono stati soprattutto i militanti leghisti a non apprezzare la presenza del Cav in una manifestazione dove il 97% dei partecipanti era 'padana', con qualche sparuta bandiera azzurra a far da contraltare.
GIOVANI PADANI ALL'ATTACO DI SILVIO. I più arrabbiati sono stati i Giovani Padani, ai piedi del palco. La corrente dei salviniani di ferro, che Calderoli avrebbe chiesto di sciogliere nelle scorse settimane, ha deciso di ricoprire Berlusconi di insulti, dall’inizio alla fine del discorso: «Paraculo, merda, ci hai rotto i coglioni».
Basta questa fotografia per raccontare una delle giornate più brutte per il berlusconismo.
Il leader di Forza Italia forse se lo aspettava. O forse no. Sta di fatto che l'aver battezzato «Giorgia» e «Matteo», a cui ha fornito un programma «per vincere contro Renzi», gli è costata una scarica di fischi e insulti come non gli era mai accaduto.
O meglio, di contestazioni Berlusconi ne ha ricevute nella sua carriera politica, ma solo dagli avversari, di certo non dai suoi alleati di partito.
Ma i fischi per il vecchio padre del centrodestra italiano non sono che una delle tante contraddizioni di una manifestazione che non passerà di certo alla storia della politica italiana.
MATTEO APRE A GRILLO, SILVIO NO. In piazza si è visto tutto e il contrario di tutto. Salvini porta a casa un buon risultato, perché riempie una città storicamente rossa. Ma le divisioni nelle varie fazioni sono diverse e si vedevano a occhio nudo. C’era chi cantava l’Inno di Mameli e veniva silenziato a pochi metri dal grido di «secessione, secessione».
C’erano le bandiere “Prima il Nord” e quelle di “Noi con Salvini”, il partito del Sud fedele al segretario.
C’è stato Berlusconi che ha definito «Grillo come Adolf Hitler» e Salvini che invece ha detto che con «Grillo farebbe le riforme». Lo stesso leader della Lega Nord ha detto di voler parlare a tutta Italia, ma nel suo discorso ha citato il federalismo del professore antifascista e storico Gaetano Salvemini, arrivando persino a ricordare Gianfranco Miglio, ideologo della Lega degli esordi, poi ripudiato da Umberto Bossi.
Nella Lega ne sono sicuri, le citazioni dei due teorici del federalismo sono un segnale: «Matteo ha capito che in piazza c’era soprattutto la gente del Nord, i vecchi leghisti che hanno riempito la manifestazione con le bandiere del Sole delle Alpi e del Veneto. Quelli di 'Noi con Salvini' erano in quattro gatti». Considerazione vera, perché la Lega ha occupato la piazza e non l’ha mollata. È stato evitato il peggio con i centri sociali, che sono rimasti lontani durante tutto il comizio, scontrandosi con la polizia sul ponte di Stalingrado, mentre nel centro storico bolognese si sono segnalati solo un paio di tafferugli, sedati sempre dalle forze dell'ordine.
LA LOTTA COMUNE SOLO CONTRO GLI INSETTI. Alla fine della giornata Salvini, Meloni e Berlusconi sembrano avere solo un punto in comune nel programma: i comunisti e gli insetti.
Sui primi in piazza è tornato a riecheggiare il vecchio slogan «Chi non salta comunista è», tra i golpe del socialismo con la magistratura e qualche cenno alle zecche rosse.
Sugli insettti invece c’è stata proprio una dichiarazione comune tra la leader di Fratelli D’Italia e l’ex Pierino Padano, con attacchi contro Giorgio Napolitano, Laura Boldrini e il fronte europeista che «vuole che in Italia si mangino gli insetti».
«Se non vi va bene pane e salame andate a casa», ha minacciato Salvini dal palco prendendosela con gli immigrati.
Ad ascoltare il consiglio del «pane e salame» sono stati soprattutto i litigiosi dirigenti di Forza Italia, che in seguito sono andati con Berlusconi a mangiare in una trattoria bolognese.
Per fare pace. E trarre le conclusioni di una giornata nella quale il centrodestra ha annunciato di essere tornato unito, ma non si capisce ancora da cosa.

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