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ESTERI 8 Novembre Nov 2015 1500 08 novembre 2015

Maldive, l'anima oscura di un paradiso turistico

Democrazia sospesa. Pressioni. Censure. E minoranze religiose nel mirino. L'arcipelago è in pieno terremoto politico. E il turismo rischia di risentirne.

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L’altra faccia delle Maldive, paradiso perduto.
Il presidente Yameen Abdul Gayoom ha dichiarato lo stato di emergenza dopo che un deposito di armi ed esplosivi è stato scoperto dalla polizia.
Si preparava l’ennesimo attentato ai suoi danni? Questa la tesi governativa.
Molto diversa quella delle opposizione secondo cui Yameen continua a simulare la scoperta di complotti con l’unico scopo di togliere di mezzo possibili sfidanti alle elezioni del 2018.
LE ELEZIONI DI OTTO ANNI FA. In questo senso viene letto dagli oppositori del governo di Malè anche l’arresto del vice presidente Ahmed Adeeb, sospettato di avere avuto un ruolo nell’esplosione dello yacht presidenziale avvenuta il 28 settembre scorso.
L’attentato e anche lo stato di emergenza sono solamente gli ultimi atti di un processo iniziato esattamente otto anni fa, quando alle Maldive ci furono le prime elezioni con più partiti dopo 30 anni di dittatura sotto la presidenza di Maumoon Abdul Gayoom, fratellastro di Yameen.

Il presidente delle Maldive Yameen Abdul Gayoom.

1. Lo stato d'emergenza: possibili sospensione di leggi e violazione di diritti

Lo stato di emergenza dichiarato nei giorni scorsi dal presidente Yameen Abdul Gayoom ha limitato i diritti base dei cittadini per 30 giorni.
Nel dare quello che il sito Minivan News ha definito un annuncio «senza precedenti», il procuratore generale Mohamed Anil ha parlato di un provvedimento necessario per garantire la pubblica sicurezza.
ANNUNCIO A DUE GIORNI DA UN CORTEO DELL'OPPOSIZIONE. Il decreto esecutivo è stato emesso dopo la scoperta di depositi di armi ed esplosivi che, secondo le forze di sicurezza, dovevano essere usate in un complotto.
In base all'articolo 254 della costituzione delle Maldive, lo stato di emergenza «può comprendere la sospensione temporanea di leggi e la violazione di alcuni diritti e libertà fondamentali».
E l’annuncio è giunto, guarda caso, due giorni prima di una manifestazione di protesta già prevista e organizzata dal Partito Democratico delle Maldive (Mdp), principale forza di opposizione dell’arcipelago.
Tramite il segretario di Stato John Kerry, il 5 novembre, gli Usa hanno chiesto al governo di revocare il provvedimento.

2. Il presunto attentato: bloccate le manifestazioni pro-Adeeb

Lo stato di emergenza arriva anche a un mese dall’arresto del vice presidente Ahmed Adeeb, sospettato di avere avuto un ruolo nell’esplosione dello yacht presidenziale avvenuta il 28 settembre scorso e nel quale è rimasta ferita la First Lady Fathimath Ibrahim.
Il presidente è rimasto illeso.
Prima sono stati incriminati due militari ed esautorato il ministro della Difesa, poi ha iniziato a circolare sempre più insistentemente l’ipotesi secondo la quale nell’attentato era coinvolto Adeen, accusato di alto tradimento.
IL GOVERNO GETTA ACQUA SUL FUOCO. È stato arrestato all’aeroporto “Ibrahim Nasir”, era appena rientrato da un viaggio ufficiale in Cina. Frammentarie le notizie dalle quali si è appreso che i suoi sostenitori hanno cercato di manifestare pubblicamente, ma sono stati bloccati.
Sono state rinforzate le misure di sicurezza sui resort di lusso degli atolli, ma proprio per non rovinare la fama di paradiso dell’arcipelago si è cercato sempre di fare poca pubblicità dell’accaduto oltre i confini. A tranquillizzare il mondo intero ci ha pensato il ministro degli Esteri Dunya Maumoon, figlia del fratellastro del presidente: «Non vogliamo esagerare sull’evento. Le Maldive sono sicure». D’altro canto si tratta sempre del Paese dove il turismo rappresenta oltre un quarto del Pil.

3. Il primo presidente: anche l'Onu contro l'arresto

Per comprendere gli ultimi fatti, bisogna fare un passo indietro.
Il primo presidente eletto democraticamente dopo 30 anni è stato Mohamed Nasheed, arrestato dopo un processo lampo contro il quale si è pronunciato il Consiglio dei diritti umani dell’Onu.
È stato definito «l’eroe a impatto zero», perché voleva ridurre - se non abbattere del tutto - le emissioni di anidride carbonica.
IL GOLPE E LE DIMISSIONI. Diede vita al Partito Democratico delle Maldive e vinse le elezioni del 2008.
Lasciò l’incarico nel 2012 in seguito a un golpe. Annunciò le sue dimissioni dopo che le forze di polizia avevano preso possesso della televisione di Stato.
Poco dopo la rinuncia, il vice di Nasheed, Mohammed Waheed Hassan, giurò come presidente.

4. Il deficit democratico: pressioni, censure e cristiani nel mirino

Yameen fu eletto alle elezioni che seguirono il golpe. Ma cosa sta accadendo davvero alle Maldive?
Dal 2013 a oggi, sotto il governo del presidente Yameen, il Paese è stato attraversato da un lento processo nel corso dei quali i media sono stati sottoposti a pressioni e censure, mentre gli oppositori sono spesso finiti dietro le sbarre.
LA DENUNCIA DELLE ONG. Sotto scacco non solo le forze progressiste, ma anche le minoranze religiose, come quella cristiana.
A denunciarlo, in diverse occasioni, la ong “Aiuto alla Chiesa che soffre”.

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