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FACCIAMOCI SENTIRE 9 Novembre Nov 2015 1135 09 novembre 2015

E così mamma politica partorì un altro partitino

Nasce Sinistra italiana. A che serve questa frammentazione? Impariamo da Usa e Uk.

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Stefano Fassina e Alfredo D'Attorre, membri di Sinistra italiana.

È notizia recente che alcuni fuoriusciti dal Partito democratico e i membri di Sinistra ecologia e libertà abbiano dato vita a un nuovo soggetto politico denominato “Sinistra italiana”.
In alcune precedenti circostanze, utilizzando una espressione a me cara, ho scritto che in Italia nascono più partiti che bambini.
Era naturalmente una provocazione, ma forse mai provocazione fu più vicina alla realtà come in questo caso.
È un problema trasversale che riguarda sia la destra sia la sinistra.
La destra a già dato: basti pensare a Denis Verdini (Ala, Alleanza liberalpopolare per le autonomie), Raffaele Fitto (Conservatori e riformisti), Corrado Passera (Italia unica), Diego della Valle (Noi italiani), Flavio Tosi (Fare) e forse ne ho dimenticato qualcuno.
Adesso i 25 deputati di Sel più 6 ex dem ci provano con Sinistra italiana.
ERA PROPRIO NECESSARIO? Tutto rispettabile, ci mancherebbe altro, ma se ne sentiva proprio l’esigenza?
Guardando le dichiarazioni di alcuni leader del costituendo partito tipo Stefano Fassina, si legge: «Siamo alternativi al liberismo da Happy Days di Renzi».
Prima di tutto non capisco cosa c’entri il liberismo con Happy Days qualora si voglia fare un discorso serio.
Fassino con questi riferimenti può contestare alcuni atteggiamenti del segretario del partito nel quale ha militato finora (anche se, personalmente, lo trovo banale e fuori luogo), ma credo che in nessun manuale di politica esista la definizione «Liberismo da Happy Days».
ALTERNATIVA KEYNESIANA. Se quindi contesta il liberismo contesta una teoria economica, filosofica e politica che prevede la libera iniziativa e il libero mercato e che prevede l’intervento dello Stato nell’economia limitato alla costruzione di infrastrutture (strade, ferrovie, ponti, autostrade) che possano comunque favorire il mercato.
L’alternativa nella testa dei nuovi rappresentanti di Sinistra italiana potrebbe essere una economia pianificata (social/comunista) o comunque una economia a forte accento keynesiano.
Una progettualità simile è altrettanto rispettabile come la creazione del partito stesso.
Però in politica, almeno nei Paesi democratici, occorrono i numeri per poter realizzare il proprio progetto.
ALLEARSI, MA CON CHI? Ho difficoltà a immaginare che il nuovo partito di sinistra possa prendere la maggioranza dei voti, per cui sarà obbligato ad allearsi con altri.
Poiché ho una ulteriore difficoltà a immaginare che un partito, che già nel nome rivendica una scelta di campo precisa, possa allearsi con alcuni partiti del centrodestra per quanto moderati essi possano essere, dovrà cercare un accordo con il partito che stanno criticando e dal quale (almeno per i dissidenti del Pd) sono appena usciti.
Come pensano di avere la forza per ridiscutere il Jobs act, la riforma della scuola, l’Italicum, la riforma del Senato e della Rai e via discorrendo?
Pensano di ritornare ai vecchi tempi quando se per fare una giunta comunale mancava un eletto, costui aderiva alla maggioranza solo se gli veniva promessa la carica di sindaco?
GUARDIAMO GLI ANGLOSASSONI. Cari menestrelli del terzo millennio (di destra e di sinistra) gli italiani non sono così ingenui da accettare che solo uno sterminato numero di partiti garantisca la democrazia.
I politici che la pensano così inizino a viaggiare (possibilmente a spese proprie) e a studiare come i Paesi anglosassoni riescano a garantire democrazie compiute e stabilità pur non avendo tutti questi partiti in parlamento.
In quelle parti del mondo dove ci sono più partiti con adeguati sistemi di sbarramento, o con il secondo turno come in Francia, alla fine raggiungono lo stesso risultato.
Al mio paese si dice «a chiacchiere siamo tutti bravi».
CHIACCHIERE E ANTI-POLITICA. Ma gli elettori delle chiacchiere di alcuni intellettuali della politica (nel senso di quelli che fanno politica solo per la propria soddisfazione intellettuale) ne hanno le tasche piene.
Le loro “chiacchiere” stanno infatti alimentando l’anti-politica convincendo gli elettori che ci sarebbe bisogno di una deriva autoritaria o a forme di populismo che dovrebbero essere prese in più seria considerazione per il rischio che potrebbero rappresentare.
Se si votasse domani, a Roma - dove in quanto elezioni amministrative sarebbe difficile parlare di “liberismo alla Happy Days” - i grillini prenderebbero almeno il 75% dei voti.
Il disastro ambientale dell'Ilva a Taranto è anche quello responsabilità del liberismo alla Happy Days o chi doveva vigilare non lo ha fatto?
Dove erano qtutti questi signori quando succedevano questi fatti?
ATTENTI AL PERICOLO XENOFOBO. Io non credo che i laburisti o i conservatori inglesi non dibattano e anche animatamente al loro interno, ma a nessuno viene in mente di fondare un nuovo partito quando una minoranza non si trova d’accordo con la leadership del partito.
E credo sia la stessa cosa negli Usa con democratici e repubblicani.
Possibile che l’avanzata della destra xenofoba non abbia insegnato nulla ai partiti moderati (a destra o a sinistra)?
Risolvere il disagio sociale di alcune fasce della popolazione non può essere solo un esercizio intellettuale a livello individuale, ma significa dare risposte concrete ai problemi che li riguardano che in questo momento sono sintetizzabili prioritariamente a lavoro e sicurezza.
Nessuno di questi problemi si risolverà con la proliferazione di partiti o partitini.
Chi lo pensa o è ingenuo (cosa grave in politica) o è in malafede (cosa ancora più grave). Ma sono purtroppo certo che, a destra o a sinistra, presto assisteremo a un nuovo parto.

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