Servizi Segreti Iran 151105184708
CONFLITTO 9 Novembre Nov 2015 0800 09 novembre 2015

Isis, la guerra dei servizi segreti mediorientali

Dietro la Primavera araba gli 007 di Iran, Turchia e Israele. Le tre intelligence muovono i fili della Mezzaluna fertile. I jihadisti del Califfato con chi stanno?

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Dietro i jihadisti del Califfato c'è la regia dei vecchi capi d’intelligence del regime di Saddam Hussein.
Uno di loro, Abu Muslim al Turkmani, è stato ucciso da un drone Usa.
Gli altri compaiono nella top list dei super ricercati.
Terrorismo e intelligence sono da sempre intrecciati, come dimostra anche la storia italiana, e l’Iraq delle civiltà mesopotamiche fu anche la culla delle spie: pare siano infatti stati i sumeri gli antesignani degli informatori dei re.
GUERRA D'INTELLIGENCE. Ma i servizi iracheni non erano i più forti del Medio Oriente e quel che resta di loro si scontra oggi con apparati ben più grandi e capillari: possibile che facciano tutto da soli o rispondono ad altri e più potenti disegni?
Per i complottisti che vedevano «lobby massonico-sionista» dietro Osama bin Laden e la caduta delle Torri Gemelle, il piano è della Cia manovrata dai costruttori di armi americani e dai repubblicani di McCain, e dietro loro ci sono gli israeliani del Mossad e dello Shin Bet.
IL DOPO SYKES-PICOT. Ma la visione, parziale e occidente-centrica, dimentica gli iraniani e i turchi: le due grandi intelligence mediorientali che - assieme agli israeliani - dalla notte dei tempi muovono i fili della Mezzaluna fertile.
Pasdaran e Mit (l'intelligence turca) sono i discendenti degli apparati di sicurezza di due antichi imperi egemonici.
Saltati i confini della spartizione coloniale di Sykes-Picot (1917) si sono rituffati nel risiko mediorientale e molta voce hanno avuto, e avranno, negli sviluppi della cosiddetta Primavera araba.
Averne considerato il ruolo, anche prima del 2011, avrebbe evitato agli occidentali molti dei loro guai da protervi colonizzatori.

Iran, la culla dei servizi segreti

Mohammad Ali Jafari, capo della Guardia della Rivoluzione iraniana.

La prima forma strutturata di intelligence statale, attraverso un impero fiorito lungo la via della Seta da Susa a Smirne fino alla Tracia, oltre il Bosforo, si deve alle dinastie persiane.
Da Ciro il Grande e Dario impararono, non senza reticenze, greci e romani: i latini e gli ellenici delle agorà erano per cultura diffidenti verso sistemi centralizzati e assolutistici e l'urbe vi ricorse solo con l'estendersi dei territori e dei popoli dominati.
Ma già allora le popolazioni semitiche conoscevano bene «gli occhi e le orecchie del Re».
L'ORIGINE DEGLI 007. Lo storico israeliano Ehud Ben Zvi ricorda in Perspectives on Hebrew Scriptures II come i «servizi segreti persiani» fossero «uno degli strumenti con cui regolare questo primo impero globale».
Dietro all'intelligence, che per gli Usa è solo un lascito dell'ultimo scià piazzato lì per i loro interessi, c'è infatti la fitta rete di messaggi, carovanieri e spie imbastita nell'antichità lungo le vie di collegamento tra Oriente e Occidente.
«Un sistema creato dai persiani», racconta anche Erodoto, e la cui tradizione ha fatto sì che, rovesciata la monarchia, nel 1979 la teocrazia della Repubblica islamica concepisse e articolasse il potente corpo d'élite dei Guardiani della rivoluzione (Pasdaran).
I PASDARAN ALL'ESTERO. Con le unità ramificate anche all'estero (Quds) che avrebbero addestrato e armato le milizie sciite libanesi di Hezbollah, l'esercito siriano di Assad e migliaia di brigate sciite irachene.
Finanziato gruppi armati palestinesi. Infine, durante la Primavera araba, sostenuto gli houthi sciiti in Yemen, nel cortile di casa dei nemici sauditi.
Dell'impenetrabile intelligence iraniana il governo ha fatto di recente sapere che è suddivisa in 16 diverse agenzie, eredi, dopo la Rivoluzione islamica, del Savak dello scià Mohammad Reza Pahlavi.

Il Mit turco ora controllato da Erdogan

Hakan Fidan.

I turchi, che per l'impero ottomano hanno attinto alla rete persiana euroasiatica differenziandola e ampliandola con il loro background mongolico, hanno invece un sito cliccatissimo per il loro Mit.
Protagonista, oltre che di una fortunata serie tivù che spopola per il James Bond turco, dei colpi di Stato del '900 e, recentemente, anche delle discusse manovre ai confini con il sedicente Stato islamico e della ricomparsa strategia della tensione.
LONGA MANUS TURCA. Fedelissimo del presidente Recep Tayyip Erdogan è infatti l'attuale capo dei servizi segreti Hakan Fidan, candidato per gli islamisti alle Legislative del 2015.
Con Fidan, il Mit dello «Stato profondo» per decenni controllato dai nazionalisti e dall'establishment kemalista vassallo della Nato ha sostanzialmente cambiato pelle, diventando uno strumento delle proxy war neo-ottomane in Medio Oriente.
Attraverso gli 007 di Fidan, ex militare e secondo uomo più potente dopo Erdogan, Ankara ha riaperto i negoziati con i separatisti curdi del Pkk di Öcalan.
CON E CONTRO I CURDI. Ma ha poi potuto cambiare, per convenienza, strategia ostacolando la resistenza curda contro l'Isis e per costituire regioni autonome, fino a dichiarare guerra al Pkk nel Kurdistan turco.
Fu il famigerato Mit d'altronde a catturare Öcalan nel 1999, a Nairobi, e sempre il Mit è oggi sospettato dagli inquirenti francesi «dell'istigazione e della preparazione» dell'omicidio politico a Parigi di tre militanti curde, nel 2013.
Ed accusato di pesanti collusioni con i gruppi jihadisti (dall'Isis ad al Nusra ad altre fazioni) in Siria, in Iraq.
Responsabili anche di attentati terroristici in Turchia, che al solito hanno molte ombre.

Gli onnipresenti servizi israeliani

Meir Dagan, direttore di Mossad.

Nelle guerre per procura della Primavera araba - dove l'Isis ormai fa comodo a molti - la Turchia egemonica sunnita è opposta all'Iran sciita e alleata invece con gli Stati conservatori del Golfo, primo tra tutti l'ambizioso Qatar.
Ma per capire quanto siano intricati i doppi e tripli gioci tra le potenze arabe e mediorientali, prima della Primavera araba il Mit era ritenuto anche infiltrato dai servizi segreti siriani: pilotati dagli iraniani ma, ai tempi di Saddam Hussein, vicini anche al regime “nemico” di Baghdad.
LE ORECCHIE DI ISRAELE. Sopra tutto, per mezzi militari e conoscenze scientifiche, l'intelligence israeliana: silenziosa sull'Isis ma, come sempre, onnipresente.
I ramificati dipartimenti antiterrorismo (alcuni segreti) del Mossad, l'agenzia di sicurezza interna Shin Bet, le spie dell'intelligence militare dell'Aman: migliaia di occhi e orecchie, milioni tra agenti e loro collaboratori, vigilano ogni giorno, in tutto il mondo, sugli interessi, anche economici, dello Stato che il mondo musulmano non riconosce.
LA CENTRALE D'ASCOLTO. In migliaia sono all'ascolto nel fortino super protetto dell'unità 2.800 nel deserto del Negev, la più grande base di spionaggio israeliana che si conosca.
Da lì esperti nucleari e ora anche cyber-warrior raggiungono tutto il globo per rubare informazioni e diffondere, spesso per primi, notizie su attentati e gruppi terroristici.
Alcune sono vere, altri sono depistaggi.

Twitter @BarbaraCiolli

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