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DIPLOMAZIA 9 Novembre Nov 2015 1700 09 novembre 2015

Israele-Usa: le ragioni di una alleanza necessaria

Bibi vola da Obama. Ultimo atto di un rapporto travagliato, eppure irrinunciabile. Dagli armamenti alla sinergia tra intelligence: l'asse s'incrina ma non si spezza.

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Barack Obama e Benjamin Netanyahu.

È, con ogni probabilità, l'ultimo incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e Barack Obama prima che il presidente americano lasci lo Studio ovale.
Il primo faccia a faccia, un colloquio diventato inevitabile, di rito eppure di molta e scottante sostanza, dopo il gelo dell'accordo sul nucleare iraniano e il vade retro della Casa Bianca quando “Bibi”, non invitato, piombò al Congresso di Washington per spingere la lobby repubblicana e anche buona parte dei democratici a fermare l'azione del presidente.
RAPPORTI AI MINIMI. Tra Netanyahu e Obama non è mai corso buon sangue, e neanche tra Netanyahu e Hillary Clinton, ai tempi della sua segreteria di Stato: bilaterali e anche telefonate sono sempre state contingentate.
Questione di carattere, prima di tutto: la candidata democratica alle Presidenziali del 2016 è sempre stata, e sarà, più dura di Obama verso l'Iran e i governi palestinesi, essendo tra l'altro il genero Marc Mezvinsky ebreo, ma non ha mai digerito la prepotenza di 'Bibi'.
IL PASSAGGIO DI TESTIMONE. L'incontro del 9 novembre con il leader del Likud rieletto quattro volte a timone di Israele segna una sorta di passaggio di testimone all'inquilina in pectore della Casa Bianca.
Obama incontra Netanyahu non come Obama ma come il presidente uscente degli Usa, una «discussione non facile» riportano i media, «che non aggiungerà nulla alla loro relazione inesistente».
Ma che, pragmaticamente, serve a puntellare il nuovo piano di aiuti militari a Israele, in scadenza nel 2017.

Israele chiede agli Usa 5 miliardi all'anno per la difesa

Hillary Clinton, ex segretario di Stato Usa.

Per la sua difesa Israele riceve 3 miliardi di dollari all’anno dagli Usa, in aggiunta ai finaziamenti del sistema missilistico Iron Dome che scherma Tel Aviv e Gerusalemme dai razzi di Gaza.
Considerato il deteriorarsi della sicurezza in Medio Oriente, Netanyahu vuole un aumento degli aiuti americani da 3 a 5,5 miliardi annui.
A questo, sostanzialmente, serve la sua visita alla Casa Bianca: un obolo che Obama è intenzionato a pagare, dovesse mai servire a mitigare l'oltranzismo di“Bibi”.
L'ALLEANZA DEVE RESTARE IN PIEDI. Ma in questo senso non nutre speranze, il memorandum sulla Difesa è comunque il massimo che gli Usa sono disposti a pagare per i «bisogni dello Stato amico d'Israele»: l'alleanza, per ragioni strategiche, resta un pilastro da mantenere in piedi.
Sul piatto ci sono almeno 50 caccia F35 che l’America venderà a Israele e probabilmente anche gli elicotteri da trasporto V-22 Osprey.
LA GUERRA CONTRO L'ISIS. L'intelligence israeliana - che sull'Isis collabora pragmaticamente con Mosca - è stata la prima a identificare il disastro dell'aereo russo in Sinai come un attentato e ha passato poi le informazioni alla Cia.
Su questo fronte potranno senza dubbio proseguire (e anche crescere) collaborazioni di Israele molto interessanti, oltre che con gli Usa, con fronti politici contrapposti a Netanyahu.

Con Obama nessuna intesa su Iran e Palestina

Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif e il segretario di Stao statunitense, John Kerry dopo l'accordo raggiunto a Ginevra sul nucleare.

Per tutto il resto, nessuna illusione.
Obama non crede alle timide aperture di Israele che, con la mediazione del segretario di Stato americano John Kerry, ha accettato di farsi sorvegliare dalla Giordania per stemperare le tensioni sulla Spianata delle Moschee e ha aperto a bloccare delle costruzioni nei Territori occupati.
Netanyahu sarebbe anche pronto a un accordo di sfruttamento milionario del giacimento di gas Leviathan con le multinazionali Usa, ma sulle politiche dei coloni a Gerusalemme Est e in Cisgiordania finora ha sempre bluffato.
LITE SULLE COLONIE. L'Unione europea lo ha richiamato più volte per l'espansione degli insediamenti, Obama si è infuriato per le violazioni sfrontate di “Bibi” di quella che è la base fisica dei negoziati degli Usa per i «due popoli nei due Stati» e non prevede progressi prima della sua scadenza di mandato.
Nel colloquio con il capo del «governo delle colonie», il presidente americano insisterà ancora sul congelamento delle costruzioni in Palestina e sulla soluzione dei «due Stati», e parlerà anche di Iran. Ma i negoziati sono arenati dall'Amministrazione Clinton e di certo Netanyahu non si farà convincere dalla Casa Bianca sulla bontà dell'intesa storica con Teheran.
Va in scena un dialogo tra sordi. Obama e “Bibi” non si capiscono, non si fidano l'uno dell'altro, hanno visioni strategiche contrapposte.
GLI ANNI DI GELO. Il presidente degli Usa passerà alla storia per aver migliorato la sanità e l'istruzione pubbliche Oltreoceano e abbattuto i muri con l'Iran e Cuba, non per aver risolto la questione israelo-palestinese.
Dalla visita, nel 2009, di Obama al Cairo - e non in Israele - è stato un crescendo di misunderstanding e frizioni con Netanyahu.
Dopo aver scaricato l'Olocausto sui palestinesi, “Bibi” è fresco della nomina di un suo portavoce che su Facebook dava a Obama dell'«antisemita»: i toni tra i due si preannunciano gelidi, ad abbassarli ci sarà il vice della Casa Bianca, Joe Biden.
Ma il leader della destra israeliana viene a seminare e guarda a un presidente “migliore”: un repubblicano sionista, mal che vada Hillary.

Twitter @BarbaraCiolli

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