Sala 151109142058
AMMINISTRATIVE 9 Novembre Nov 2015 1230 09 novembre 2015

Milano, la scelta di Sala fa discutere: Renzi in affanno

L'ad di Expo disponibile. Ma Majorino e Fiano non mollano. E Sel pensa a Civati. Mentre Berlusconi resta all'angolo. La corsa a Milano 2016 è un rebus per Renzi. 

  • ...

Giuseppe Sala.

Matteo Renzi ha qualche problema a Milano in vista delle elezioni comunali del 2016.
Nell’entourage del presidente del Consiglio definiscono come «balle» le tensioni tra il Partito democratico romano e quello milanese, ma la realtà sotto la Madonnina appare ben diversa.
Basta mettere in fila i fatti degli ultimi giorni per capire che l’ex Rottamatore fiorentino - in arrivo nel capoluogo lombardo per parlare del dopo Expo 2015 martedì 10 novembre - non avrà vita facile per far digerire la candidatura di Giuseppe Sala al centrosinistra milanese.
PRIMARIE SÌ OPPURE NO? Scelta che doveva essere fatta, nei sogni dei renziani di ferro, «senza le primarie», come annunciò il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi a Porta a Porta.
Perché di questo si parla in città dopo l’annuncio dell’amministratore delegato di Expo (dato in diretta su RaiTre da Fabio Fazio a Che tempo che fa) di essere disponibile a candidarsi.
Non è un caso che l’ex city manager della giunta di centrodestra di Letizia Moratti abbia chiesto «ancora qualche settimana di lavoro» per sciogliere definitivamente la riserva.
Serve tempo per trovare la quadra, che appare ancora lontana.
TICKET SALA-MAJORINO. O meglio, una soluzione ci sarebbe.
È quella di un ''ticket'' Sala-Majorino, che assicurerebbe al secondo, l'assessore milanese ai Servizi sociali sostenuto da una parte di Sel e dai fedelissimi dell’ex sindaco Giuliano Pisapia, di fare il vic esindaco a Palazzo Marino nel 2016.
L’offerta è sul tavolo da mesi, ma al momento Majorino non vuole sentirci.
Anzi, non smette di insistere sulle primarie che devono avere come data il 7 febbraio.
E oltre a definire Sala «un uomo della Moratti», Majorino ha chiesto un dibattito pubblico con l’ex manager Telecom.
FIANO NON DEMORDE. A problemi si aggiungono altri problemi.
Anche Emanuele Fiano - deputato del Pd pure lui in corsa per le primarie, ma vicino all’ala renziana - sembra aver cambiato idea nelle ultime settimane.
Se pochi giorni fa si dava un suo ritiro ormai scontato - già si vociferava di un posto da sottosegretario all’Interno -, ora però l’ex componente del Copasir sembra essere tornato a insistere: intende partecipare.
Non solo. Oltre ai due c’è sempre Roberto Caputo, candidato di estrazione socialista, che ha ricevuto l’appoggio di una parte della vecchia Milano riformista che può contare su un buon pacchetto di voti.

La sinistra «arancione» non si fida della storia politica di Sala

Sciogliere la matassa primarie per Renzi non sarà semplice.
Il nodo da sbrigliare gira intorno alla sinistra legata all’amministrazione Pisapia che continua a resistere, perché non vuole buttare via gli anni di «buon governo arancione» e perché non si fida del manager di Expo, grande amico di Bruno Ermolli di Promos, uno dei consiglieri più fidati di Silvio Berlusconi.
SEL CON LE 'MANI LIBERE'. Sel ha accettato di partecipare alle primarie e ha firmato una clausola di lealtà, per evitare un risultato simile a quello della Liguria, dove ha vinto l'uomo di Forza Italia Giovanni Toti.
Ma si è tenuta le mani libere nel caso in cui il candidato non sia “gradito”.
Paradossalmente l'unico aiuto in questo momento a Renzi sta arrivando dal vecchio fronte un tempo vicino all'ex segretario Pierluigi Bersani, con Maurizio Martina, ministro per l'Agricoltura, e Matteo Mauri, tesoriere del Pd alla Camera, d'accordo sulla candidatura del manager.
LA TENTAZIONE CIVATI. In pratica, Sala potrebbe scendere in campo, competere alle primarie, ma quel che resta del partito di Nichi Vendola si spaccherebbe, togliendo voti soprattutto a Majorino.
Èun incastro pericoloso che potrebbe innescare poi un appoggio a una candidatura esterna, di sinistra.
Non a caso si continua a fare il nome di Pippo Civati, il leader di Possibile, un candidato che potrebbe dare molto fastidio al Partito democratico a Milano, perché pescherebbe proprio in quell’area, tra Sel, fedeli di Pisapia e persino Rifondazione comunista.
IL M5S SCEGLIE BEDORI. Nel frattempo il Movimento 5 stelle ha trovato il suo candidato. È Patrizia Bedori, scelta con le prime consultazioni non online.
E proprio il 9 novembre Stefano Fassina, fuoriuscito dal Pd e membro della neonata 'Sinistra italiana', ha aperto ai grillini (che però hanno subito rifiutato «ammucchiate») nella partita romana per il post-Ignazio Marino: «Non precludo la possibilità di sostenere un candidato dei cinque stelle». Un modello replicabile anche nella realtà milanese?
BERLUSCONI ALLA FINESTRA. Intanto il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi resta alla finestra.
Dopo la manifestazione di Bologna con Matteo Salvini, un patto del Nazareno bis sembra essere più lontano.
Ma Sala resta un uomo di una sua vecchia amministrazione di centrodestra.
Come farà il Cavaliere a fare campagna elettorale contro il manager di Expo 2015?
E come ci riuscirà lo stesso Matteo Salvini che negli ultimi giorni dell'esposizione universale andò a farsi un bagno di folla?

Articoli Correlati

Potresti esserti perso