GERMANIA 10 Novembre Nov 2015 1915 10 novembre 2015

Helmut Schmidt, le polemiche sul suo passato militare

È morto a 96 anni l'ex cancelliere tedesco. Padre e icona della Bundesrepublik. Ma accusato in un libro di essere stato vicino ai nazisti. Come Grass e Ratzinger.

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È stato - e probabilmente rimarrà - il cancelliere più amato di Germania, il padre della Bundesrepublik.
Helmut Schmidt, scomparso il 10 novembre a 96 anni, è considerato in patria il primo grande riformatore della sinistra tedesca.
Nonostante le ombre, nonostante quel libro che nel dicembre del 2014 fece tanto rumore senza tuttavia infangarne il mito.
Un titolo eloquente - Helmut Schmidt e la guerra di merda - e l'accusa di essere stato «temporaneamente contaminato dall’ideologia nazista».
LA DIFESA DI DER SPIEGEL. La notizia, piovuta sui tedeschi come una tegola, venne sparata online dal settimanale der Spiegel di Amburgo. Che pure spezzò più di una lancia in favore di Schmidt, spiegando che le argomentazioni sostenute dall'autrice Sabine Pamperrien partivano da descrizioni comuni nei registri della Wehrmacht dell’epoca. Come quella che, nel discusso volume, incrimina Schmidt del suo «atteggiamento nazionalsocialista irreprensibile».
Frasi di routine - tre valutazioni sul personale della Luftwaffe, tra il 1942 e il 1944 -, scritte dai soldati di turno, che spesso non fanno testo, nel ricostruire il vissuto durante il Nazismo. Ma tant’è.
Freelance e collaboratrice delle maggiori testate tedesche, Pamperrien non ci è andata per il sottile. E Schmidt, negli ultimi anni della sua vita, da colonna della socialdemocrazia tedesca si è ritrovata piantata addosso anche l’etichetta di collaborazionista di Adolf Hitler.

Da Grass a Ratzinger: le altre personalità «infangate»

In Germania non c’è peggiore infamia, per un personaggio pubblico e anche per molti comuni cittadini, che vedersi tacciati come ex membri delle Ss, amici o complici del Terzo reich, persecutori tedeschi degli ebrei.
Eppure il cancelliere Schmidt è in buona compagna. L’accostamento alla macchia del Terzo Reich ha fatto ancora più male dello scandalo esploso, nel 2006, qualche anno dopo l’assegnazione del Nobel alla Letteratura a Günter Grass, per la confessione dell’intellettuale - icona della sinistra e fustigatore dei costumi - di aver militato come volontario nella Wehrmacht (non costretto ad arruolarsi, come si sapeva fino a quel momento), passando, poco dopo, alla decima divisione delle terribili Ss.
LE AMMISSIONI DEL NOBEL. Nel 1941, 15enne, Grass andò a bussare alle porte dell'esercito tedesco, passando poi, due anni dopo, nei battaglioni d'attacco delle croci uncinate, perché, ammise lo scrittore candidamente in un’intervista alla Frankfurter allgemeine zeitung dall’eco planetaria, «come quelli della mia generazione, volevo girare l’angolo e voltare le spalle ai miei genitori».
Fu uno choc per i tedeschi e una delusione per tutto il mondo. Grass era poco più di un bambino, si disse e si scrisse. Ma perché quella fascinazione per la guerra e per le Ss che altri adolescenti non avevano? E perché, soprattutto, dalla caduta del regime in poi, l’intellettuale che aveva fatto carriera sotto l’ala della socialdemocrazia, fino al Nobel, non ne aveva mai fatto parola?
LE ILLAZIONI SU BENEDETTO XVI. Secondo alcune ricostruzioni, il caso volle che, dopo il ferimento e la cattura, nel 1946, Grass finisse addirittura prigioniero in un campo americano insieme con un timido soldato 19enne della Wehrmacht, il futuro papa Benedetto XVI.
Come Schmidt e Grass, pure Joseph Ratzinger, dopo l’elezione al soglio di Pietro, fu risucchiato nel tritacarne mediatico dei «tedeschi nazisti». C'era la 'prova': una foto in bianco e nero lo riprendeva, 16enne, con la divisa paramilitare della Hitler-Jugend.
Il papa tedesco, poi, era nato a Marktl, una ventina di chilometri dal confine austriaco con Braunau am Inn, il paese natale del Führer. Se non altro le famiglie, si disse e si scrisse, si saranno conosciute. Qualche amico sarà stato in comune.

Tenente e ufficiale decorato della Wehrmacht

Grass doveva restituire il Nobel, Ratzinger il pontificato. A scanso di equivoci, nel tormentone lo storico del Nazismo Joachim Fest - storico, giornalista, massimo biografo di Hitler e figlio di antinazisti epurati dal regime - chiosò, su Repubblica, che c’era una «bella differenza» tra «il giovane Ratzinger, arruolato a forza dai nazisti, e solo come ausiliario nella contraerea», e il «giovane Grass, che invece si presentò volontario».
La «bella differenza», davanti alla «Coscienza del mondo», era poi anche «tra la contraerea e le Ss»: una «cosa era aiutare obbligati i cannonieri antiaerei contro i bombardieri alleati, altro vestire volontari l'uniforme di chi massacrava partigiani sovietici, ebrei polacchi o donne e bambini francesi a Oradour-sur-Glane », specificò Fest.
ARRUOLATO PER LEGGE. Refrattario a ginnastiche e caserme, Ratzinger fu arruolato per legge, dopo i 14 anni, nella Hiltler-Jugend, come tutti i suoi coetanei del tempo.
A 16 anni entrò nella leva obbligatoria, passando dalla contraerea alle intercettazioni radiofoniche. Fino a finire, un anno dopo, a costruire difese anticarro sulla trincea ungherese e nella fanteria della Wehrmacht: mai sul fronte, ma disertore, come tanti altri tedeschi nel 1945. E infine prigioniero, per alcune settimane, nel campo americano di Ulm.
Il curriculum di guerra di Schmidt - a quanto si sa - ha esperienze più corpose: tenente della Wehrmacht, nel 1941, tra le reserve della Luftwaffe di Brema; poi 24 enne ufficiale nella Panzerdivision sul fronte orientale, partecipe anche del famigerato assedio di Leningrado. Un servizio che gli avrebbe fruttato una medaglia militare al valore.
LA CARRIERA DI SCHMIDT. Da soldato semplice come nella politica, Schmidt aveva fatto carriera militare, mai nascosta negli anni a venire: è possibile che in servizio fosse stato così diligente e sveglio da ricevere le lodi dei superiori.
Ammesso o sospettato, vero, presunto o anche falso, i trascorsi nelle forze dei nazisti sono un velo che se, sollevato, turba i tedeschi.
Che dopo Grass e Ratzinger, avranno pensato: «Tutti, ma non Schmidt».

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