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L'ULTIMO MARXIANO 10 Novembre Nov 2015 1718 10 novembre 2015

Larve, vermi e Ogm: così l'Ue impone il piatto unico

Ci fanno credere che mangiare insetti sia giusto. Distruggendo le identità alimentari.

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Degustazione autorizzata di insetti commestibili allo spazio Coop di Expo 2015.

Forse non tutti sanno che alghe, nano-materiali, scorpioni e nuovi coloranti potranno finire sulle tavole dei cittadini europei, se vi sarà il via libera dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare.
La plenaria del parlamento europeo ha approvato in prima lettura a Strasburgo, con 359 voti a favore, 202 contrari e 127 astenuti, una proposta di regolamento dell’Unione europea che semplificherà le attuali procedure di autorizzazione alla commercializzazione di quelli che, con grammatiche orwelliane, sono chiamati i «nuovi alimenti» (“novel food”).
CIBI MAI GIUNTI DA NOI. Ma cosa sono questi nuovi alimenti?
Si tratta di cibi e ingredienti, compresi i coloranti, innovativi o prodotti con nuovi metodi, nuove tecnologie (per esempio le nanotecnologie) e processi di produzione.
Ma sono anche alimenti tradizionalmente consumati al di fuori dell'Europa come insetti, funghi e alghe; cibi che da noi mai erano ancora giunti.
Sempre da Strasburgo è arrivata una clamorosa bocciatura alla Commissione europea sulla proposta di direttiva che mirava a concedere agli Stati membri il diritto di vietare, a livello nazionale, l’uso di alimenti e mangimi geneticamente modificati (Ogm) già approvati a livello comunitario.
E SE LA PRENDONO CON LA CARNE... E intanto - paradosso dei paradossi - a sentire il clero giornalistico e il circo mediatico sembra che il solo problema sia quella carne rossa che - diciamolo apertamente - è parte integrante della nostra identità culturale, dal Piemonte alla Toscana, dall’Umbria alla Sardegna.
Sì, avete capito bene. I criminali non sono quelli che modificano geneticamente gli alimenti e i mangimi, o quelli che introducono vermi e larve come cibo: sono, invece, quanti ancora cedono - è il caso di dirlo - ai piaceri della carne, alla tentazione della bistecca o della grigliata, della fiorentina o del bollito.
Insomma, ci vogliono fare credere che mangiare larve, scorpioni e organismi geneticamente modificati sia giusto e buono.
E che invece continuare, come sempre abbiamo fatto, a nutrirci di carne sia il peggior male, la colpa più grave.
ORA C'È IL GASTRONOMICAMENTE CORRETTO. Diciamolo apertamente: Orwell era un dilettante rispetto alle politiche dell’Ue; politiche che sono riuscite a far passare come plausibile l’inimmaginabile.
Non meravigliamocene.
Dopo il politicamente corretto, sta ora imponendosi il “gastronomicamente corretto”.
Dopo il pensiero unico, il piatto unico.
Dopo la sacra limitazione di ciò che si può dire e anche pensare, ecco la nuova regolamentazione di ciò che si potrà mangiare e bere.
Di qui le nuove mode vegetariane e vegane, che sarebbero poi ancora il meno: accanto a esse, la follia degli insetti e degli Ogm.
VOGLIONO CREARE UN MODELLO UNICO. L’obiettivo, nemmeno troppo velato, è disarticolare le culture locali e le identità culturali, sostituendole con un modello unico - anche alimentare - che riduca il gesto del mangiare alla dimensione meramente materiale e desimbolizzata.
Ma poi anche distruggere le produzioni locali dei piccoli coltivatori e allevatori, di modo che si instauri l’oligopolio delle multinazionali e tutti si diventi infine dipendenti da loro, anche sul piano della mera sussistenza materiale (ciò che a oggi, almeno nelle campagne, ancora non avviene).
Al mercato unico globalizzato si accompagna il menù unico mondializzato.
NUOVO MENÙ MONDIALIZZATO? Forse in un futuro nemmeno troppo remoto la carne e le specialità locali e strapaesane saranno abolite e sostituite con il nuovo menù mondializzato di cibi gastronomicamente corretti, uguale da Roma a Tokyo, da Parigi a New York: larve e vermi per tutti, il piatto è servito! Buon appetito.
E chi osa dissentire, magari rivendicando il suo diritto a gustarsi una bella fiorentina o una battuta al coltello piemontese, sarà sicuramente diffamato come «veganofobo» o come «insettofobo».

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