Renzi Herat Afghanistan 151016224443
ALTRO FRONTE 11 Novembre Nov 2015 1050 11 novembre 2015

Afghanistan, l'Italia resta per arginare l'Isis

L'Italia resta in Afghanistan. Finora la guerra è costata alle nostre casse 5 mld. Ora l'emergenza è l'Isis. Usa in pressing sugli alleati. Con Mosca alla finestra.

  • ...

Il ragazzino se ne sta goffo e impacciato, con le gambe piegate in mezzo al cortile, cercando di seguire le istruzioni per impugnare al meglio il fucile.
Di lato una fila di suoi coetanei, maschi e femmine, attende il proprio turno per essere addestrato, per essere iniziato alle armi e diventare un miliziano del Califfato.
Un martire nel nome di Allah, un nuovo combattente dello 'Stato islamico d'Afghanistan'.
NUOVA OFFENSIVA DELL'ISIS. Le immagini filmate da Najibullah Quraishi e Jamie Doran per la tivù panaraba al Jazeera raccontano la nuova emergenza dal fronte di una guerra formalmente finita, ma che non sembra passare mai.
E che oggi costringe i militari italiani della missione 'Resolute support' a rimanere sul campo.
Per accompagnare le forze afgane a fronteggiare i nuovi attacchi dei talebani, ma soprattutto la nuova preoccupante infiltrazione dell'Isis.
PINOTTI: «LA MISSIONE PROSEGUE». Il 10 novembre il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha annunciato di fronte alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato: «La partecipazione italiana (…) continuerà e non si interromperà come inizialmente previsto».
Dei 40 Paesi coinvolti nella missione Nato in Afghanistan, l'Italia è il quarto a rivedere i propri piani, dopo gli Usa, la Gran Bretagna e la Germania.
Un impegno rinnovato di cui non si vede la fine. E che solleva dubbi in molte capitali dell'Alleanza atlantica come al Cremlino.

I più importanti contingenti Nato impegnati nella missione 'Resolute support' in Afghanistan.

Tutto il contingente sul campo nel 2016, non solo i 200 previsti finora

Son trascorsi 14 anni dall'inizio della guerra in Afghanistan, costata mille miliardi di euro in tutto, 5 miliardi alle sole casse pubbliche italiane, e considerata un fallimento a livello internazionale.
Alla fine del 2014 la missione di combattimento Isaf ha lasciato il posto alla 'Resolute support' con l'obiettivo di accompagnare la costruzione di un esercito locale e le forze occidentali si sono ridotte da circa 140 mila a poco più di 13mila. Eppure negli ultimi mesi il numero dei militari italiani di stanza a Herat è cresciuto. Erano 500 a giugno 2015, oggi sono circa 800.
GLI SPAGNOLI A CASA. Il nostro impegno, come ha ricordato il ministro Pinotti, è stato aumentato perché «abbiamo dovuto sostituire gli spagnoli» che a fine ottobre 2015 hanno completato il ritiro dopo 13 anni di impegno e 102 morti.
E ora come ha sottolineato il ministro c'è «un'esigenza nuova: sono segnalate infiltrazioni dell'Isis all'interno del territorio afghano, con tentativi di dialogo con al Qaeda ed una ripresa delle azioni insurrezionali in molti distretti».
NEL 2015 SPESI 126 MILIONI. La missione italiana, per cui a febbraio sono stati stanziati 126,4 milioni di euro, resta di addestramento e consulenza nell'organizzazione e nella logistica.
Il problema, ha proseguito la titolare della Difesa, «è che si sono registrate tante perdite tra le forze afgane, pari a 650 uomini al mese».
IL 90% DEI FONDI È OCCIDENTALE. L'obiettivo dell'Alleanza atlantica è mettere in piedi un esercito di almeno 350mila uomini. Per ora la meta è distante e il 90% della spesa militare è sostenuta dai Paesi occidentali.
L'Italia dunque resta per continuare ad assistere la costruzione della difesa locale, chiamata ad affrontare una doppia minaccia: i Talebani e l'Isis, in contatto ma anche in lotta tra loro.
E lascia sul campo nel 2016 tutto il contingente, invece che i 200 militari previsti finora.



I 40 contingenti Nato impegnati in Afghanistan divisi per nazione (dati giugno 2015).


GLI USA DI OBAMA IN PRESSING. Gli Stati Uniti di Obama hanno deciso di bloccare il ritiro da Kabul e sono andati in pressing sugli alleati Nato.
Per ora ufficialmente hanno risposto in tre: resteranno i britannici con i loro 450 militari, i tedeschi con 850 soldati e gli italiani.
A loro, secondo le indiscrezioni trapelate dalla Nato, dovrebbe unirsi anche la Turchia, che ha sul campo un contingente di 500 soldati, secondo gli ultimi dati di giugno.
A DICEMBRE IL VERTICE RISOLUTIVO. Dal quartier generale dell'Alleanza Atlantica di Bruxelles fanno sapere a Lettera43.it che le adesioni al prolungamento della missione saranno chiare solo alla riunione dei ministri fissata a inizio dicembre.
Con la speranza che qualcun altro si prenda la responsabilità di restare al fronte che nessuno vuole chiamare fronte. Una nazione in conflitto permanente dalla quale fuggono centinaia di migliaia di profughi diretti in Unione europea.
DIPLOMATICI DELLA NATO SCETTICI. Ma tra i diplomatici della Nato a Bruxelles il malcontento cresce.
«Le forze alleate», è la testimonianza raccolta dalla Reuters il 5 novembre, «non possono aiutare per sempre... E già ora li stiamo aiutando più di quanto vorremmo».
Nessuno crede che gli afgani, con il loro esercito corrotto, senza strutture e mezzi e incapace di controllare interamente il territorio, possano farcela da soli.
In pochi però sono convinti che, dopo 14 anni, il prolungamento della presenza occidentale possa cambiare davvero le condizioni sul campo.

L'Isis sogna il Califfato asiatico e Putin invia armi a Kabul

  • La strategia dell'Isis secondo l'Institute for the Study of war. @Ansa Centimetri

Le condizioni sul campo sono quelle descritte dal presidente russo Vladimir Putin nel vertice con i leader delle ex Repubbliche sovietiche a metà ottobre: «La situazione è vicina al punto critico. Diversi terroristi stanno guadagnando posizioni e non nascondono le loro aspirazioni a un'ulteriore espansione».
CALIFFATO IN SETTE PROVINCE. Dal 2014 grazie al reclutamento tra i talebani pakistani delusi, l'Isis si è infiltrato in Afghanistan, in particolare nella regione orientale di Nangarh.
E oggi, secondo al Jazeera, la sua presenza è confermata in almeno sette province.
Il suo progetto di espansione nello Stato simbolo del fallimento militare occidentale si sta scontrando con i talebani.
Gli orfani del Mullah Omar, divisi al loro interno tra la fazione legata alla vecchia leadership e la nuova che fa capo a Mullah Akhtar Mansoor, combattono per l'indipendenza della nazione nel nome del salafismo e della sharia, ma contemporaneamente trattano con il governo centrale e con gli americani.
I seguaci del Califfo hanno invece come obiettivo la restaurazione del Khorasan, antico dominio islamico che comprende parte dell'Iran, dell'Afghanistan, del Turkmenistan, del Tagikistan e dell'Uzbekistan dove il Movimento islamico locale fornisce appoggio ai combattenti afgani.
RELIGIONE CONTRO ARMI. Anche le prassi sul campo sono differenti.
I taliban educano i ragazzini afgani a imparare il Corano a memoria, hanno raccontato gli inviati di al Jazeera, i miliziani dell'Isis a prendere le armi.
L'8 novembre gli scontri tra le due fazioni sono deflagrati e nella provincia di Zabul i qaedisti hanno impiccato 15 miliziani neri.
La 'competizione' del terrore ma anche la possibilità di un asse tra le frange più estremiste dei Talebani e lo Stato islamico spiega il cambiamento dei piani americani. E anche le numerose ipotesi, circolate sulla stampa internazionale, di un possibile maggiore coinvolgimento della Russia, già impegnata a vendere armi e assistenza all'areonautica di Kabul.
PUTIN ATTREZZA LA BASE DI CONFINE. Il 10 novembre l'ambasciatore russo in Afghanistan ha confermato l'invio di una nuova fornitura di armamenti che potrebbe includere elicotteri, ricambi e munizioni.
Il Cremlino recentemente ha inviato nuovi equipaggiamenti anche alla più grande base militare russa fuori dai suoi confini, alla frontiera tra Afghanistan e Tagikistan. I timori crescono, a Washington come a Mosca.
A Kabul, dunque, si ripropone il dilemma di Damasco. Con l'Isis che guadagna posizione tra le incertezze della strategia occidentale e un altrettanto incerto protagonismo russo.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso