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MANIFESTO POLITICO 11 Novembre Nov 2015 1308 11 novembre 2015

Cup, i marxisti che vogliono l'indipendenza della Catalogna

Collettivazione della proprietà privata. Addio a Spagna, Ue e Nato. Unione dei popoli che parlano catalano. Cosa propone la sinistra radicale di Baños. Decisiva nei progetti di Mas con 10 seggi in parlamento.

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Antonio Baños Boncompany (leader del partito indipendentista catalano Cup).

Contro il sistema, la proprietà privata, il governo di Madrid.
Se nel parlamento catalano c'è una forza che ha diritto di definirsi 'antagonista', quella è la Cup, la Candidatura d'unitat popular.
Il partito della sinistra radicale che con i suoi 10 seggi nel governo della Catalogna (Generalitat) il 9 novembre ha fornito i numeri necessari ad avviare in Catalogna un processo di indipendenza che deve fare i conti col ricorso alla Consulta depositato l'11 novembre dal governo di Madrid.
INDIPENDENTISTA DAGLI ANNI 80. Formatasi come partito nel 1987, la Cup affonda le sue radici nei movimenti di estrema sinistra e ha i suoi antenati in alcune candidature critiche alle elezioni municipali del 1979, le prime dopo la caduta del franchismo.
Diventata indipendentista negli Anni 80, ha conosciuto una crisi a metà del decennio successivo, convergendo dentro la coalizione Iniciativa per Catalunya prima di tornare, più forte di prima, nel 2000.
NEL 2012 OTTENNE IL 3,48%. Dopo aver guadagnato punti e posizioni nei Comuni catalani, nel 2012 ha tentato il grande salto candidandosi alla Generalitat.
Forte anche dell'appoggio di membri in vista della società civile (tra cui il difensore ex Barcellona Oleguer e l'attore Sergi Lopez, celebre per aver recitato ne Il labirinto del fauno di Guillermo del Toro), la Cup riuscì a ottenere 126.219 preferenze, il 3,48% del totale, conquistando tre seggi.
ORA SONO IN MAGGIORANZA. Numeri quasi triplicati tre anni dopo, alle elezioni del 27 settembre 2015, con 336.375 voti e i 10 seggi che, uniti ai 62 di Junts pel sí del presidente uscente Artur Mas, compongono una maggioranza indipendentista decisamente trasversale e atipica.
UN LEADER SUI GENERIS. Il suo leader Antonio Baños Boncompany è un affascinante concentrato di contraddizioni.
Catalanista, ma discendente da una famiglia non catalana. Indipendentista, ma intellettuale amante della lingua castigliana. Compagno dai principi di ferro che non nasconde l'antenato fascista.
Su Twitter cinguetta parole taglienti e sintetiche, come quelle pubblicate per commentare il risultato delle elezioni di settembre: «Dedicato allo Stato spagnolo. Senza rancore, addio».

Non inganni, però, la scelta del catalano.
Baños - giornalista, scrittore, chitarrista e cantante del gruppo punk Los Carradine - è un leader autonomo, esterno alla Cup, impostosi attraverso le primarie e proveniente da un'associazione di indipendentisti che parlano castigliano.
Tifoso della nazionale di calcio della Spagna, ha ammesso di aver festeggiato la vittoria del Mondiale nel 2010.
UN NONNO FALANGISTA. La sua famiglia, originaria della regione di Murcia, si trasferì in Catalogna ai primi del '900, e Baños 'vanta' persino un nonno aderente alla Falange Española de las Jons, movimento politico di ispirazione fascista.
A Mas ha mandato un messaggio chiaro e conciso: insieme per l'indipendenza, divisi su tutto il resto.
«Nessuno è imprescindibile» e tutti sono «necessari».
Il leader di Junts pel sí non può sperare nei voti Cup per ottenere la fiducia necessaria a formare il governo.
MARX E ALLENDE I RIFERIMENTI. Vicina al mondo dei centri sociali occupati e al Movimento di difesa della terra, la Cup si ispira all'esperienza cilena di Salvador Allende, prendendo la «unità popolare» del suo nome in prestito dalla coalizione che appoggiò il governo del presidente cileno destituito dal golpe di Augusto Pinochet.
E al Sud America continua a guardare anche oggi, prendendo come modelli Venezuela e Cuba, opponendosi all'Unione europea e all'euro.
IN DIFESA DELLE CLASSI POPOLARI. Ecologista e di chiara vocazione marxista, la Cup combatte la cementificazione selvaggia e il nucleare, si propone di perseguire una maggiore giustizia sociale attraverso la parità di genere e la difesa dei diritti delle classi popolari.
Proponendo la collettivizzazione della proprietà privata, invoca la redistribuzione della ricchezza e la nazionalizzazione dei servizi pubblici e di tutte le banche che ricevano aiuti dallo Stato.
Tra i suoi obiettivi ci sono la lotta alla disoccupazione e alla precarietà, tra i mezzi per perseguirli un'economia pianificata.
L'UNIONE DI TUTTI I POPOLI CATALANI. Il tutto all'interno di uno Stato indipendente che stia fuori dall'euro, dall'Unione europea e dalla Nato.
E che non comprenda solo il territorio dell'attuale Generelitat de Catalunya.
La Cup si definisce «un'organizzazione politica assembleare di dimensione e ambito nazionale, che si estende in tutti i Paesi catalani e che, partendo dall'ambito municipale, lavora per dei Paesi catalani indipendenti».
Presente in Catalogna, Comunità valenciana e Isole Baleari, punta a unire in un'unica nazione questi territori e quelli della Frangia d'Aragona, della regione francese di Rossiglione, della città sarda di Alghero, perseguendo l'ideologia del pancatalanismo.
Attraverso il ricorso alla democrazia partecipativa e al referendum, alla disobbedienza civile e al boicottaggio, la Cup invoca il diritto all'autodeterminazione e all'indipendenza per tutti i popoli accomunati dalla lingua catalana, che deve diventare ufficiale sul territorio nazionale.
Anche se il leader è un estimatore del castigliano.

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