Vincenzo Luca 151111194408
PERSONAGGIO 11 Novembre Nov 2015 1930 11 novembre 2015

De Luca, ecco perché la giustizia non lo scalfisce

Monarca cocciuto. Filosofo e bullo. Ma accettato dalla maggioranza dei campani. De Luca attacca tutti i Poteri, magistrati compresi. E così resta a galla nel caos.

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Vincenzo De Luca indagato per corruzione.

Di lui Vladimir Luxuria ha detto: «È un uomo che mi fa paura. Quello è sceriffo nell’anima. E spara».
Antonello Caporale, giornalista e scrittore, ha aggiunto: «Gli italiani si accorgeranno presto quanto padano e leghista sia questo signore meridionale».
Insomma: esagerazioni a parte, Enzo De Luca è uno che spacca sul serio.
«COCCIUTO E CAPACE». Già, perché a fronte dei suoi detrattori, che a volte lo trattano come se fosse un mezzo matto che esterna senza ritegno (per esempio: «I rom? Li prendo a calci nei denti») e altre alla stregua di un potenziale eversore, ci sono alcuni - specie a Salerno, dove è stato a lungo sindaco e “padre-padrone” - che lo vedono come una sorta di demiurgo «cocciuto, capace e onesto».
Forse l’unico in grado, proprio grazie al brutto carattere che non fa sconti, «di affrontare con efficacia i drammatici problemi di cui soffre la Campania».
FINITO ANCORA NEI GUAI. Nato a Ruvo del Monte, 66 anni, governatore dal giugno 2015, ’o sceriffo (come lo chiamano per il piglio decisionista) sta vivendo l’ennesima vicenda giudiziaria da cui si autoproclama non solo estraneo, ma parte lesa.
Dice la verità? Mente? La procura di Roma, che sta lavorando all’inchiesta sulle intercettazioni relative al presunto scambio di favori che avrebbe coinvolto un magistrato di Napoli e suo marito, deve stabilire che cosa sia accaduto.
COSÌ AMATO E ODIATO. Ma - al di là degli esiti giudiziari - sulla scena resta il personaggio Enzo De Luca, amato e odiato con un’intensità che pochi politici sono in grado di suscitare.
Un fatto è certo: De Luca è alla presidenza della Regione Campania grazie a una regolare elezione che lo ha visto prevalere sugli altri candidati sebbene sul suo nome pendesse la spada di Damocle della cosiddetta legge Severino e il rischio di una sospensione.
Allora, c’è da chiedersi: perché De Luca è stato scelto?
E che cosa vuol dire che in Campania sia lui il governatore?

Nonostante tutto, secondo i campani è il candidato migliore

Vincenzo De Luca e Maria Elena Boschi.

Primo dato: gli elettori campani, pur conoscendo la condizione giuridica in cui il candidato De Luca si trovava, hanno voluto affidargli l’incarico di governatore.
Vuol dire, a rigor di logica, che per gli elettori campani era comunque lui, De Luca, il candidato più credibile.
Secondo dato: Enzo De Luca non ha mai camuffato il personalissimo (e discutibile) modo di intendere il mandato politico conferito dagli elettori.
DECISO MONOCRATE. Né ha mai bluffato sulla connotazione palesemente individualistica e monocratica con cui ha sempre inteso e intende espletare il ruolo di amministratore pubblico.
Tanto è vero che ha agito da solo e circondato dai cortigiani ubbidienti da sindaco a Salerno e tutti sapevano che si sarebbe comportato allo stesso modo anche a Napoli, una volta insediatosi da governatore a Palazzo Santa Lucia.
CONTRO TUTTI I 'POTERI'. Terzo dato: da candidato, De Luca non ha mai fatto mistero di quanto fastidio provi nei confronti degli altri Poteri, magistratura compresa, che pretendano di interessarsi in nome del proprio ruolo alle faccende di cui lui per dovere d’ufficio si occupa.
«Un amministratore che non ha ricevuto neanche un avviso di garanzia», ha detto più volte, «è una vera chiavica».
E ancora: «Vorrei che la magistratura non mi rompesse le scatole ogni volta che penso a una variante urbanistica».
Chiaro, no? Anzi, chiarissimo.
ALLA MAGGIORANZA VA BENE. Qual è dunque la lezione da trarre? Per molti, è semplice: se Enzo De Luca è stato eletto nel giugno 2015 governatore della Campania vuol dire che la maggioranza dei cittadini campani liberamente ambisce a un governo che ne rispecchi la personalità individualista e monocratica, che si auto-proclami non paritario rispetto agli altri Poteri, ma in qualche modo superiore o almeno nel pieno diritto di poter agire indisturbato rispetto a qualsiasi provvedimento ritenga necessario assumere.

‘O sceriffo somiglia più a un filosofo che a un patetico bullo

Vincenzo De Luca e Matteo Renzi.

Guai a chi si permette - pur avendone i titoli - di pretendere spiegazioni dal “monarca” sul rispetto o meno delle regole vigenti.
Se i cittadini campani hanno scelto De Luca come governatore vuol dire anche che nell’immaginario collettivo ‘o sceriffo (o Pol Pot, o anche Vicienzo ‘a funtana, come lo chiamano per la sua smania di abbellire le piazze) somiglia tutto sommato più a «un filosofo della scuola di Francoforte» (come è stato scritto) che «a un patetico bullo di quartiere» (come in molti lo vedono).
CONTRO SAVIANO E BINDI. E vuol dire davvero che, come ha detto De Luca, per la maggioranza dei campani «lo scrittore Roberto Saviano è uno che si inventa la camorra, Michele Santoro è un cialtrone, Peter Gomez è un consumatore abusivo di ossigeno, a Rosy Bindi va contestato il fatto stesso di esistere, Genny ‘a carogna andrebbe arrestato solo guardandolo in faccia».
E che «è meglio comprare zeppole che i giornali quotidiani», perché nelle redazioni si annida «un’enorme quantità di imbecilli».
VIETATO FARE DOMANDE. A proposito, tra gli episodi incresciosi (ma più che prevedibili, per chi conosce il De Luca-pensiero) avvenuti tra ‘o sceriffo e i giornalisti sono da annoverare le conferenze stampa in cui è vietato fare domande e i calci sferrati a due cronisti troppo insistenti dal vice segretario regionale Pd e suo (ex) braccio destro Nello Mastursi (sì, proprio lo stesso che si ritrova sotto inchiesta in questi giorni).
UOMO SOLO AL COMANDO. Ma, più di tutto, c’è da chiedersi: perché in Campania la maggioranza dei cittadini ha preferito affidarsi a Enzo De Luca, cioè a uno che fa l’uomo solo al comando e punta a commissariare tutto in nome della sua idea di efficientismo?

Nel caos del Sud la democrazia non basta più?

Palazzo Santa Lucia, sede della Regione Campania.

Per molti, se si guarda con occhio laico alla drammatica realtà territoriale, la spiegazione è semplice: «L’occupazione è alla canna del gas, la criminalità si è insediata da padrona in molte aree e comanda armata in un clima da stato di assedio, la Sanità è allo sfascio, si sa di imbrogli a raffica, il sistema di valori è totalmente saltato insieme con gli ultimi residui di coesione sociale, il governo nazionale sembra aver dimenticato completamente il Sud. In un tale caos istituzionale, le regole della democrazia non bastano più».
PERENNE EMERGENZA. In pratica, Campania vuol dire Emergenza.
E in emergenza - per chi ha votato ‘o sceriffo De Luca e non ha memoria dei fallimentari commissariamenti post terremoto degli Anni 80 e 90 - «serve molto di più un leader che azzera d’imperio la Camera di commercio e il carrozzone mangiasoldi delle società partecipate (da 43 a 6), riduce a suon di (metaforici) schiaffoni i consigli di amministrazione, chiude a chiave l’Arsan (la potente Agenzia sanitaria guidata dal supermanager Angelo Montemarano), commissaria le Asl, promette di bruciare le eco-balle in pochi mesi, manda a quel paese chiunque protesti o rubi tempo con domande inutili».
DISPERAZIONE DI MASSA. I prossimi mesi - se Enzo De Luca dovesse restare in sella - devono chiarire se la scelta dei cittadini campani di affidarsi al demiurgo De Luca sia stata assennata o se invece costituisca il frutto congestionato (e perdente) di una disperazione di massa cui nessun altro ha saputo offrire credibili sbocchi istituzionali.
Sussurra un osservatore: «In un caso o nell’altro, è troppo comodo gridare ai presunti pericoli per la democrazia. Provate voi a scegliere con serenità nell’urna mentre vi ritrovate con l’acqua alla gola, senza un soldo in tasca e circondati da criminali e imbroglioni di ogni risma».

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