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ESTERI 11 Novembre Nov 2015 1911 11 novembre 2015

Israele, Netanyahu fa saltare tutti i ponti diplomatici

Lite con l'Ue. Gelo nei confronti di Obama. Frasi choc sull'Olocausto. Il premier d'Israele brucia tutte le occasioni di dialogo. E provoca l'isolamento del suo Paese.

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Benjamin Netanyahu, premier israeliano.

L'Unione europea «si deve vergognare».
Il suo comportamento è «ipocrita».
E le relazioni con Israele possono solo peggiorare.
Così il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha commentato la decisione dell'Ue di introdurre l'etichettatura delle merci provenienti dai Territori palestinesi occupati dal 1967.
Da ora in avanti i cittadini europei dovranno essere informati se ciò che stanno comprando sia stato prodotto nelle colonie israeliane in Cisgiordania e sulle alture del Golan.
IRA DI ISRAELE CONTRO L'UE. Una decisione politica (l'impatto economico è minimo per Israele) che ha fatto scattare l'ira di Tel Aviv.
Il governo di Benjamin Netanyahu ha annunciato la sospensione di alcuni dialoghi diplomatici con l'Unione europea su temi politici e diritti umani.
SOSPENSIONE DEI COLLOQUI. «Agli europei preme molto essere coinvolti nel conflitto israelo-palestinese e tenere con noi un dialogo in merito», ha detto il viceministro degli Esteri Tzipi Hotovely.
«Ma alla luce del loro comportamento abbiamo deciso di sospendere i colloqui con loro su questi temi».
MOSSA POLITICA, NON ECONOMICA. Il fatturato degli scambi tra l'Ue e le colonie nel 2014 è stato di appena 154 milioni di euro, meno dello 0,5% in un volume d'affari complessivo di circa 30 miliardi di euro tra Israele ed Europa.
Nessuna minaccia per l'economia dello Stato ebraico, dunque, ma politicamente è un tema esplosivo, interpretato come mezzo di pressione europea contro le politiche aggressive del governo israeliano.
Il risultato è stata la chiusura del dialogo da parte di Tel Aviv: «Nessuna etichettatura farà avanzare il processo di pace, al contrario potrebbe rafforzare il rifiuto dei palestinesi a tenere negoziati diretti con Israele».

Gelo nei rapporti con Obama: dal nucleare iraniano alla questione palestinese

Barack Obama e Benjamin Netanyahu.

Quello europeo non è l'unico fronte gelido nella diplomazia di Israele.
Nel loro incontro del 9 novembre alla Casa Bianca, Netanyahu e il presidente americano Barack Obama hanno parlato degli aiuti militari e dell'impegno comune per la sicurezza.
Ma non sono un mistero i dissapori personali tra i due leader.
QUANDO BIBI TUONÒ AL CONGRESSO. La 'pietra dello scandalo' è stato l'accordo sul nucleare iraniano.
A marzo del 2015 Netanyahu tuonò al Congresso di Washington contro l'azione di Obama e quell'episodio segnò il culmine della distanza tra i due.
VISIONI STRATEGICHE DIVERSE. Inoltre Bibi e Barack hanno visioni strategiche diverse, dal conflitto siriano alla questione delle colonie.
Basti pensare che mentre i due si incontravano alla Casa Bianca, Israele dava l'approvazione preliminare per piani di sviluppo che potrebbero portare alla costruzione da qui al 2030 di circa 2.200 abitazioni in insediamenti ebraici già esistenti a Est di Ramallah in Cisgiordania.
Punto su cui gli Usa hanno espresso a più riprese la loro contrarietà, oltre a spingere per la soluzione dei due Stati.
L'atteggiamento del premier israeliano lascia così al successore di Obama il difficile compito di risollevare i rapporti tra i due alleati, oggi molto lontani.
PROVOCAZIONI SU OLOCAUSTO E INTIFADA. Hanno poi suscitato indignazione nel mondo le parole sull'Olocausto di Netanyahu, secondo cui «Hitler non voleva sterminare gli ebrei, ma espellerli» e fu convinto alla soluzione finale dal Muftì di Gerusalemme.
Frasi pronunciate durante l’escalation di sangue tra ebrei e palestinesi, che non aiutano le già scarse possibilità di dialogo per fermare quella che diversi analisti chiamano la Terza intifada.
Dall'Europa agli Stati Uniti e la Palestina, Netanyahu ha usato i più svariati argomenti per sbattere tutte le porte.
Ma così ha bruciato ogni chance diplomatica, provocando l'ulteriore isolamento di Israele sulla scena internazionale.

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