Portogallo 151111173641
INTERVISTA 11 Novembre Nov 2015 1628 11 novembre 2015

Tiago Carvalho: «Vi spiego la sinistra portoghese»

È anti-austerity, ma pragmatica. E mette insieme socialisti, comunisti e radicali. La sinistra portoghese punta al governo. Carvalho a L43: «Costa? Non è Tsipras».

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Ha il record poco lusinghiero di essere il governo più effimero nella storia del Portogallo. E, dopo la sfiducia del 10 novembre, si appresta a cedere il passo a una 'strana alleanza', tutta di sinistra.
L'esecutivo liberal-conservatore di Pedro Passos Coelho, due settimane appena di vita, è stato messo alle corde da una coalizione inedita guidata da Antonio Costa, neosegretario del Partito Socialista, che comprende, novità assoluta, il Partito Comunista (unito ai Verdi) e il gruppo radicale Bloco de Esquerda di Catarina Martins, versione lusitana di Syriza.
Si è anche aggiunto all’ultimo momento il piccolo e ambientalista Pan (Popolo Animali Natura). Tutti uniti per la prima volta nella storia del Paese.
LA RESISTENZA DI SILVA. Che questa alleanza fosse una realtà operativa si sapeva già il giorno dopo le recenti elezioni, ma il presidente della Repubblica Silva aveva deciso di confermare il mandato a Coelho, il cui passato governo è stato descritto da certi come «alunno modello» nello svolgere i “compiti” dell’austerity imposti dalla Troika.
E il presidente aveva giustificato la sua scelta affermando che l’alternativa di sinistra avrebbe messo il Paese nei guai con l’Europa, riuscendo a scioccare pure l’arcigno e notoriamente conservatore Daily Telegraph,
«COSTA NON È TSIPRAS». «Finora i mercati hanno reagito abbastanza bene alla caduta di Coelho, mentre l’Europa sta a guardare: il Portogallo dopo tutto non è messo male come la Grecia», commenta con Lettera43.it Tiago Carvalho, ricercatore portoghese presso l’Università di Cambridge e studioso delle politiche di austerity nella penisola iberica. «E Costa non è Tsipras, la parola d'ordine oggi è pragmatismo».

Pedro Passos Coelho (sinistra) con Antonio Costa. Nel riquadro, Tiago Carvalho. © Getty

DOMANDA. Cosa pensa di questo voto di sfiducia?
RISPOSTA. È il risultato di circostanze molto particolari. Nel dibattito si è assistito a una grande polarizzazione. Sebbene i socialisti da soli non siano riusciti ad assicurarsi una maggioranza parlamentare, hanno deciso d’imbarcarsi in questa alleanza. E questo ridefinisce l’intero gioco politico.
D. Sembra peculiare che i comunisti portoghesi abbiano accettato quest’alleanza.
R.
Infatti il loro è un partito tendenzialmente rigido, lontano dalla tradizione eurocomunista, fieramente anti-Nato e anti-euro. Hanno però capito che qualora continuasse la gestione ultra neoliberale di Coelho sarebbe peggio per il Paese. La loro è stata una scelta pragmatica, ferme restando le differenze coi socialisti decisamente più moderati. Rimane in comune una visione di come lo Stato debba funzionare.
D. Quale sarà il prossimo passo?
R.
Il presidente chiamerà per le consultazioni tutti i partiti. Potrebbe far intervenire un Consiglio di Stato, in pratica un governo tecnico, ma vista la situazione è assai probabile che dia il mandato al Ps, insistendo sulla stabilità politica e sul rispetto degli attuali trattati internazionali.
D. Quindi il Partito Socialista sarà costretto a offrire delle garanzie?
R.
Sì, ma questo non dovrebbe essere un problema. Costa, dopotutto, non vuole attuare una politica radicale.
D. Quale sarà quindi la sua strategia anti-austerity?
R.
Sarà una politica soft, nel senso che pretenderà delle condizioni più facili e graduali per la restituzione del prestito concesso dall’Europa e dal Fmi. E ciò gli permetterà di introdurre una politica interna più favorevole alle classi disagiate, a cominciare dall’aumento del reddito sociale minimo.
D. Quindi la lezione della Grecia costretta a piegarsi al ricatto della Troika è servita a qualcosa?
R.
Sì, certo. E d’altra parte il Portogallo non è ridotto allo stremo come la Grecia.
D. Nè Costa è un pasionario à la Tsipras, o almeno lo Tsipras dei primi tempi...
R.
Assolutamente no, è un politico pragmatico con un background intellettuale borghese (entrambi i genitori sono noti scrittori, ndr). D’altra parte si è distinto, come sindaco di Lisbona, per le sue politiche progressiste, più vicine alla tradizione del Partito Socialista nato con la Rivoluzione dei Garofani del 1974 che spazzò via la lunghissima dittatura e pose fine al colonialismo in Africa. Con questo ritorno, seppur moderato, alle origini “rivoluzionarie” anche se non marxiste, Costa è stato eletto segretario del partito l’anno scorso.
D. Cosa pensa invece di Mario Centeno, il probabile ministro delle Finanze del suo governo in cantiere?
R.
Non è certo un Varoufakis, pur avendo un forte background accademico. È tra l’altro un Harvard man. Non è un radicale e, tra le altre cose, ha proposto una detassazione favorevole alle imprese.
D. Quanto è solida in realtà questa nuova coalizione di sinistra?
R.
La coalizione avrà probabilmente questa forma: il Ps sarà l’unico partito al governo, con il supporto in parlamento degli altri partiti di sinistra, anche se si è parlato della possibilità di affidare certi dicasteri ai partiti minori. Ci sarà un processo di continua negoziazione sulle misure specifiche. La solidità si baserà molto sui risultati delle politiche anti-austerity e non potrà essere del tutto autonoma dalle reazioni degli attori internazionali. Potrebbe mostrare più resilienza di quanto molti pensano.
D. E la destra ormai all’opposizione?
R.
Ironicamente è stata più “movimentista” della sinistra negli ultimi giorni, con tutta una serie di dimostrazioni e quindi sta già lanciando una campagna che metterà a dura prova la neonata coalizione. Ne vedremo delle belle.
D. Gli ultimi sondaggi cosa dicono?
R.
Sembrano confermare un supporto maggioritario alla politica anti-austerity della coalizione a guida socialista. Quattro anni di sacrifici sembrano aver influenzato l’elettorato in questa direzione.
D. Esiste la possibilità di un replay di quel che avvenuto in Grecia dopo l’avvento di Syriza?
R.
Non al 100%. Come dicevo le due situazioni sono diverse e si potrebbe arrivare a ciò solo in caso di una totale instabilità politica. Ma se il nuovo governo riuscirà in qualche modo a seguire le regole della Ue si potrà evitare un “intervento” esterno.
D. La creazione di un governo di sinistra in Portogallo potrà influenzare le elezioni di dicembre in Spagna?
R.
Sì, ma fino a un certo punto. In Spagna è scomparso il bipolarismo grazie alla nascita di Podemos da un lato e del suo antidoto, il partito anti-casta, ma fondamentalmente conservatore, Ciudadanos. Forse la sinistra spagnola potrebbe trarre ispirazione dalla capacità di compromesso, e quindi di fare alleanze, che quella portoghese sta mostrando nei fatti.
D. Qualche ispirazione per la sinistra europea in generale?
R.
A questo punto Syriza si sentirà meno sola nella sua lotta, fermo restando che la parola d’ordine oggi è non solo rigida fermezza contro l’Europa dell’austerity, ma anche un pragmatico realismo.

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