Vittorio Bertola 151111134347
INTERVISTA 12 Novembre Nov 2015 1343 12 novembre 2015

M5s Torino, il grillino Bertola critico contro il Movimento

Troppe gerarchie intermedie. E regole non certe. Bertola sul M5s, la candidata sindaco Appendino e il suo passo indietro.

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Ha fatto un passo indietro, lasciando la politica attiva.
Perché nel Movimento 5 stelle torinese ormai era diventato un personaggio scomodo.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso di Vittorio Bertola, attivista della prima ora e tra i fondatori del movimento grillino in Piemonte, è stato il niet alla sua candidatura a vice sindaco di Torino a fianco di Chiara Appendino, frontwoman pentastellata contro Piero Fassino.
NESSUNA CONSULTAZIONE. Candidata, tra l'altro, in modo un po' anomalo: nessuna consultazione per lei, ma un'acclamazione ufficializzata a livello nazionale, come ha fatto notare Bertola, «da un articolo de Il Fatto Quotidiano del 28 ottobre 2015».
Eppure lui, capogruppo M5s in Comune con record di presenze in Sala Rossa, sulla carta doveva essere il prescelto.
Un po' come accaduto a Davide Bono in Regione.
SI DECIDE DOPO IL VOTO. E invece nulla. Vice sindaco e assessori saranno decisi dopo le elezioni, hanno chiarito Appendino e attivisti.
Come da regolamento, che in questo caso è stato fatto valere.
SOLO QUESTIONE DI APPEAL? Lui a quel punto ha scelto di non ricandidarsi, ma di continuare ad appoggiare la collega. Nonostante tutto.
«Chiara era l'unica candidata possibile, seria e sostenibile», spiega a Lettera43.it Bertola tentando di spegnere ogni focolaio di polemica, «è intelligente e moderata. Oltre ad avere un appeal mediatico indiscutibile...».

Vittorio Bertola e Chiara Appendino, esponenti del M5s piemontese.


DOMANDA. Ma...
RISPOSTA. Chiara si è sempre occupata di istruzione e cultura. Le altre tematiche le ho portate avanti io.
D. Era meglio un 'ticket' coi vostri due nomi?
R. Sì, così facendo la mia esperienza andrà persa. Tra l'altro mi ero proposto per la seconda posizione dietro Chiara anche per non buttare il 60% del lavoro svolto dal gruppo.
D. Appendino è cool, ma impreparata?
R. Non sto certo dicendo che è impreparata, anzi...molti me lo hanno messo in bocca, non è così.
D. Però è innegabile: le hanno tirato un colpo basso...
R. Diciamo che molti dei 100 attivisti presenti all'assemblea hanno criticato la mia posizione scaricandomi.
D. L'hanno accusata di poltronismo.
R. Molti nel movimento sono ossessionati dalla poltrona: tutto per loro è poltronismo. E ogni critica è presa come attacco personale. Ma ripeto: la mia scelta è stata dettata da una visione politica.
D. Cioè?
R. Appendino rappresenta da sempre le istanze più a sinistra del Movimento: dalla chiusura dei Cie alla gestione dell'immigrazione.
D. E lei?
R. Io resto fedele alle origini, a quell'essere «né di destra, né di sinistra». Ma Torino è storicamente una città rossa e molti degli attivisti della seconda ora sono delusi di quella parte politica.
D. Ora Stefano Fassina di Sinistra italiana non ha escluso l'appoggio a candidati M5s. Che ne pensa?
R. Ci corteggiano per garantirsi la possibilità di contare ancora qualcosa. Ma il M5s resta contrario alle alleanze, perderemmo una grossa fetta di elettori che provengono dal centrodestra per esempio o queli di lungo corso.
D. Nuovo o lungo corso, una cosa è certa: le 'primarie' che si sono svolte in altre città non hanno riscosso un grande successo...
R. La partecipazione non è stata alta, è vero. Ma almeno chi è andato a votare di persona è convinto. Fare tutto con un clic è più semplice...
D. I vincitori sono semi-sconosciuti: non è un rischio in città come Milano?
R. Credo che il Movimento debba darsi delle regole uniformi per tutte le città, almeno quelle sopra una certa dimensione. Così come accade per i parlamentari.
D. Lei nel messaggio in cui spiegava il suo passo indietro definisce il M5s un partito. Lapsus?
R. Non bisogna essere ipocriti sulle parole, non ho questo problema.
D. Quindi il M5s è un partito a tutti gli effetti...?
R. Ora è meno orizzontale e più strutturato. Si sono venuti a creare inevitabilmente dei livelli intermedi, una gerarchia informale di parlamentari dotati di buona visibilità che sono diventati punto di riferimento.
D. Grillo e Casaleggio non c'entrano nulla?
R. Nel mio caso non li ho nemmeno sentiti. E a dirla tutta ultimamente ho visto Beppe meno coinvolto, forse è stanco.
D. Il problema allora dov'é?
R. Credo che stia nell'ortodossia di certi eletti. E di certi attivisti.
D. Più grillini di Grillo?
R. Sono allergici al dissenso, non lasciano spazio al confronto e alla critica. Ogni obiezione diventa un attacco personale non si sa bene a chi.
D. Lei in questi anni è stato accusato di non essere in linea con i leader.
R. Io ho sempre detto quello che pensavo, anche allo stesso Grillo. Ma sempre in un'ottica costruttiva.
D. E adesso che gli direbbe?
R. Niente. Solo che mi piacerebbe ricordare i vecchi tempi, dal 2009 al 2012. Anni pieni di entusiasmo. Quando attraversavamo il Piemonte, piazza per piazza: è stato quello il periodo più bello della mia vita.

Twitter @franzic76

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