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STRATEGIE 12 Novembre Nov 2015 1030 12 novembre 2015

Sala e lo strano silenzio di Pisapia su Milano

Ricandidarsi? Battezzare Sala? Promuovere le primarie Pd? Il sindaco non parla. Così la sinistra arancione resta dubbiosa. Renzi cerca un ticket che la convinca.

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Da sinistra Giuseppe Sala (di spalle), Giuliano Pisapia e Matteo Renzi.

Glielo scrivono i cittadini su Facebook: «Giuliano, ci chiarisci una volta per tutte la tua posizione su Sala sindaco di Milano?».
Glielo chiedono pure gli amici e i colleghi di Sinistra ecologia e libertà, movimento arancione, centri sociali, che lo portarono alla vittoria nel 2011: «Ci spieghi cosa vuoi fare?».
Non sono giornate semplici per il sindaco di Milano Giuliano Pisapia.
La discesa in campo dell’amministratore delegato di Expo 2015 Giuseppe Sala sta turbando i sonni del Partito democratico, romano e milanese.
E soprattutto quelli dell’ormai ex primo cittadino, strattonato a destra e sinistra in vista della tornata elettorale del 2016.
RICANDIDARSI, CHE SUGGESTIONE. C’è chi vuole che battezzi ufficialmente Sala, chi invece che si ricandidi spiazzando tutti e lanciando così il nuovo soggetto Sinistra italiana.
Oppure che resti garante delle primarie di coalizione che ancora non si sa se ci saranno o meno.
Del resto Pisapia negli ultimi tempi sta sempre di più nel suo ufficio.
Si tiene distante da ogni tipo di polemiche. Parla poco, se non durante incontri istituzionali.
UN POSTO PROMESSO A ROMA? Soprattutto non è chiaro se Renzi gli abbia concesso qualche posto “romano”, dal momento che negli scorsi mesi si era parlato dell’avvocato penalista come ministro di Grazia e Giustizia o per un posto alla Corte costituzionale, dove restano scoperte tre poltrone da più di un anno. Semplici veleni? Marco Dragone, il portavoce, ha dovuto smentire giovedì 12 novembre, sul Fatto Quotidiano, di accordi tra 'Renzi e Pisapia su Sala'.

Il tiramolla sulle primarie lo ha chiamato in causa

Giuliano Pisapia, sindaco di Milano.

D'altra parte, il suo addio anticipato per la sfida elettorale del 2016 doveva avere questo effetto: annullare su di lui le pressioni e gli strattonamenti dopo che già da diverso tempo aveva maturato insieme con la moglie Cinzia Sasso di cambiare lavoro.
Ma il gioco a incastri che si è venuto a creare - con Sala candidato dal premier Matteo Renzi da una parte e il popolo della primarie capitanato da Pierfrancesco Majorino dall’altra - lo hanno rimesso al centro della scena.
Perché passa da lui la candidatura di Sala.
GIOCHI CHIUSI IN APPARENZA. Era chiaro già alla fine dell’estate 2015, e alla fine di Expo si mormorava che i giochi fossero già chiusi sull’ex manager Pirelli.
Ma adesso che le carte sono finalmente sul tavolo all’ex deputato indipendente di Rifondazione comunista tocca giocare la sua mano.
La partita di poker però è diventata complessa.
L'INSIDIA DELLE URNE PD. Sala, infatti, sostengono tra le fila di Sel, teme la consultazione elettorale interna al Pd fissata per il 7 febbraio, perché ci potrebbero essere sorprese nelle urne, anche se le truppe “straniere” vicine a Roberto Formigoni e Maurizio Lupi avrebbero già assicurato che sono pronte a dare una mano.
Non solo. Majorino continua a resistere alle lusinghe.
E può contare su una base abbastanza forte in città, anche se i democratici con Sala candidato potrebbero comunque indirizzare il voto verso il manager. C’è poi grande fermento tra gli altri esponenti della giunta arancione.

In cerca di un ticket con Sala per convincere la sinistra arancione

Pierfrancesco Majorino.

Nelle ultime settimane sono circolati almeno tre tipi di ticket con Sala, nella speranza di poter convincere quella Milano arancione a seguire la corsa dell’ex city manager della giunta di centrodestra di Letizia Moratti.
In pratica l’offerta è di fare il vice del manager in giunta.
Si è partiti da Majorino, si è passati per Cristina Tajani di Sel ma vicina a Piero Bassetti, si vocifera persino di Carmela Rozza, assessore ai Lavori pubblici.
SI PARLA DI DE CESARIS. Nelle ultime ore è in voga pure il nome di Ada Lucia De Cesaris, ex assessore con un’ottima intesa con l’amministratore delegato di Expo 2015.
Proposte che però al momento non sortiscono effetti e che continuano a far slittare la candidatura di Beppe, come lo chiama Renzi.
IL DOPO EXPO DELLA DISCORDIA. L’unico che potrebbe sciogliere ogni dubbio è Pisapia.
Eppure il sindaco continua a tenersi in disparte.
Ma c’è chi sta iniziando a perdere la pazienza in città, anche perché c’è chi lo critica per aver lasciato solo al governatore lombardo Roberto Maroni l’onere e l’onore di controbattere a Renzi sulle promesse per l’area destinata dopo Expo.
La questione non è di poco conto, perché i miliardi promessi dal premier non hanno convinto del tutto la città.
Tanto che sul sito Arcipelago Milano, di Luca Beltrami Gadola, molto vicino alla sinistra milanese, c’è chi come Federico Pontoni ha ricordato che potrebbe essere contemplata pure 'l’Opzione zero', «perché alla fine potrebbe paradossalmente rivelarsi la miglior scelta da un punto di vista sociale».
Ma anche qui Pisapia ha preferito appoggiare la linea istituzionale del governo.

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