Matteo Renzi 151103124440
MAMBO 13 Novembre Nov 2015 1240 13 novembre 2015

Renzi, un cinghialino che nessuno vuole cacciare

Tutti lo criticano, nessuno vuole batterlo. Per paura di vincere. Studi il cinghialone Craxi.

  • ...

Matteo Renzi.

Il “cinghialone” da prendere, ferire e uccidere (purtroppo è accaduto tutto questo) era Bettino Craxi.
Adorato dai suoi, pochi e infedeli, odiato dal sistema politico, soprattutto da vecchi Dc e comunisti di ogni corrente, Bettino cercò di proporre riforme modernizzatrici, lo fece con spocchia e prepotenza, animò un uso disinvolto del pubblico denaro e delle dazioni private spesso per mantenere il suo partito e, altrettanto frequentemente, per aiutare movimenti di liberazione a lui cari, dall’America Latina al Medio Oriente fino al cuore dell’Europa oppressa dall’Urss.
Un uomo controverso, che fa scattare ancora l’odio di chi nella sinistra dell’epoca lo odiò e l’amore di chi lo seguì nel suo personale drammatico declino. Era lui il “cinghialone” per antonomasia, espressione che indicava non tanto la stazza fisica quanto il suo essere uomo forte, irruente, difficile da sconfiggere, ma comunque preda per eccellenza.
MATTEO AGISCE SPESSO SENZA RAZIONICIO. La politica italiana ha adesso un “cinghialino” ed è Matteo Renzi. Sta sui cabasisi, direbbe Camilleri, a tanti, forse proprio a tutti, ha una piccola corte di fedelissimi di cui non si conosce il valore, ama circondarsi di nemici e quando teme che scarseggino se li crea, è un “riformista” bulimico, nel senso che mette mano a tutto contemporaneamente spesso senza raziocinio e scienza. È comunque un cavallo di razza, e rappresenta una ventata di aria nella stantia politica italiana.
Il “cinghialino” ormai vive nei suoi territori circondato da cacciatori che sperano di sparagli alla testa (in senso politico). Lasciamo stare i nemici “professionali”, parlo dei grillini e dei neo-fascisti di Salvini. Questo è il primo cerchio.
Gli altri sono invece cacciatori amici che sperano di vederlo cadere, alcuni addirittura mettendo in conto che la sua caduta faccia vincere l’altra parte.
Perché pochi hanno notato questa stranezza della politica della Terza Repubblica. Tranne Renzi, non vuole vincere nessuno.
Non vuole vincere la neo-sinistra radical che preferisce prevalga Grillo o addirittura Salvini così da prendersi un periodo sabbatico in cui ricostruirsi. *
Ha paura di vincere Salvini che tuttora non sa se fare il premier o il sindaco di Milano.
Non vuole vincere Grillo che sta bene come sta, sapendo che una vittoria lo esporrebbe in poche settimane a una figura da cioccolataio.
Vanno, però, tutti addosso al “cinghialino” perché così dice l’istinto mentre la ragione li spingerebbe a lasciarlo pascolare indisturbato.
Tuttavia il “cinghialino” comincia a sentire l’assedio. Per un po’ si è divertito a prendere per i fondelli alleati, compagni di partito, presunti amici di merenda. Ora capisce che, per dirla con Vincenzo De Luca, «la papera non galleggia».
IL PREMIER DEVE CAMBIARE STRATEGIA COMUNICATIVA. Il "cinghialino" però se vuole salvarsi deve cambiare strategia. Passare da “molti nemici molto onore” alla strategia delle alleanze (venga da noi ex comunisti, abbiamo studiato con profitto all’università del Pci questa materia), deve dare cose alla gente che lavora per evitare che l’ideologia di sinistra lo condanni alla maledizione del “traditore” per eccellenza (per esempio intervenga sull’Irpef).
Deve cambiare strategia di comunicazione.
Prima andavano bene il sorriso fesso , la battura giovanile, l’irrisione costante, i giochi alla play con il piccolo Cernienko-Orfini.
Oggi serve altro. Deve appesantirsi nelle parole, nei concetti, nelle immagini.
Deve essere statista. Deve diventare “cinghialone”.
Tanto quegli altri non sanno sparare.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso