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FACCIAMOCI SENTIRE 16 Novembre Nov 2015 1100 16 novembre 2015

Diciamocelo: dai francesi abbiamo solo da imparare

Reazioni politiche. Unità d'intenti. Laicità. Parigi sanguinante ha dato il meglio di sé.

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Marine Le Pen, leader del Front national.

In queste ore concitate che seguono i tragici fatti di Parigi è difficile pensare di scrivere qualcosa che non riguardi quanto avvenuto.
I media e i social network sono però inondati di saccenti commenti di pseudo strateghi indicanti soluzioni miracolose per annientare il terrorismo in 24 ore.
Peccato che molti di loro non sappiano cosa sia l’Isis, il Califfato, e non saprebbero indicare sul mappamondo dove si trovi la Siria o qualche regione limitrofa.
Per non togliere “il pane di bocca” a questi signori io vorrei invece parlare di Parigi.
Di questa splendida città ancora una volta bersaglio di attentati terroristici.
IL TOP DOVE VIVERE. Perché ancora Parigi?
Certo, molte altre città occidentali hanno subito attacchi terroristici, ma credo di non sbagliare se dico che negli altri posti non è avvenuto con la frequenza della “Ville Lumière”.
Lavorare per un Gruppo francese mi ha dato la possibilità di frequentare questa città con assiduità per almeno 30 anni e di viverci a tempo pieno circa quattro anni.
Personalmente la considero la migliore città al mondo per viverci.
E mi dispiace tremendamente che di tanto in tanto sia soggetta a situazioni così tragiche.
BOMBE DAGLI ANNI 80. Già negli Anni 80 Parigi fu vittima a più riprese ad attentati terroristici.
Ricordo l’attentato al treno Tolosa Parigi nel 1982, l’autobomba a rue Marbeuf sempre nel cuore della città, l’attacco al ristorante nel quartiere ebraico o l’attentato a uno dei simboli di Parigi ovvero i magazzini Printemps e Galeries La Fayette.
La bomba alla Galleria Claridge sugli Champs Elysées o ai grandi magazzini Fnac.
Questo drammatico elenco potrebbe continuare fino ai fatti più recenti di Charlie Hebdo o alle atrocità del 13 novembre 2015.
Va però dato atto a Parigi, ai parigini e ai francesi di non aver mai mollato di fronte al terrore.
Ma di aver sempre reagito in modo unitario di fronte a tali minacce senza aver mai pensato, per difendersi, di modificare i valori fondanti della loro Repubblica.
REGNO DELLA LACITÀ. Tra l’altro trovo del tutto paradossale che qualcuno usi aspetti religiosi per attaccare Parigi e la Francia.
Se c’è un Paese dove la laicità dello Stato è un valore assoluto che non può essere messo in discussione, né dalla destra né dalla sinistra, è appunto la Francia.
Posso raccontare un piccolo aneddoto personale sia per rendere meno tragico questo articolo sia per capire il significato di quanto sto dicendo.
Ero componente del comitato organizzatore per i festeggiamenti del centenario del Gruppo francese per il quale all’epoca lavoravo.
Ognuno doveva presentare una sua proposta.
Immaginando di fare una cosa “fichissima”, quando arrivò il mio turno io dissi che potevo organizzare una visita privata al Santo padre in Vaticano per tutti i membri del Comitato esecutivo del Gruppo.
«LIBERTÀ DA RISPETTARE». Qualche secondo di assoluto silenzio e qualche sguardo schifato mi fecero subito capire di averla fatta grossa.
Il Pdg (Président Directeur Général), ovvero il numero uno del Gruppo, disse solamente: «E perché dovremmo andare dal capo della chiesa cattolica e non anche da quella indù, ebraica, mussulmana? La Francia è laica e la religione di appartenenza è una scelta individuale che va rispettata». Giuro che mi fece sentire un verme.
Certo la situazione è molto più complessa.
Oltre gli aspetti religiosi, ai quali credo poco, ci sono quelli di politica estera, di geopolitica e anche economici.
In ogni caso in queste tragiche circostanze la Francia parla con una voce sola.
LEZIONE DA MARINE LE PEN. La stessa Marine le Pen ha annullato alcuni comizi del Front national che sicuramente avrebbero aumentato il suo già elevato consenso potendo sfruttare l’onda emotiva di quanto appena successo.
A cantare la Marsigliese all’uscita dello Stade de France dopo la partita Francia Germania c’era gente di ogni credo politico e anche religioso che sentendo però minacciato il proprio Paese rappresentava un ideale “unicum” contro il nemico comune.
In circostanze normali ci divertiamo a criticare i difetti dei cugini d’Oltralpe, ma da questo punto di vista dobbiamo ammettere che abbiamo solo da imparare.
NOI? I SOLITI CIARLATANI. Basta guardare le reazioni dei politici sulle tivù nazionali francesi rispetto ai nostri soliti quattro ciarlatani dei talk show nostrani per apprezzare le differenze.
Sono certo che i francesi reagiranno tutti insieme, militarmente, socialmente ed economicamente.
Condivideranno i rischi e i sacrifici che dovranno sopportare per uscire da questa situazione, ma lo faranno.
E lo faranno insieme. Parigi tornerà a essere la città delle luci che illuminano la Torre Eiffel, i monumenti, i ponti e i simboli della città.
E presto non ci saranno più candele e moccolotti a identificare i posti dove vittime innocenti hanno pagato con la vita il fanatismo di altri.
Anche negli Anni 80 sembrava che Parigi potesse soccombere, ma non è stato così.
I NOSTRI CUGINI COCCIUTI. E non sarà cosi neanche questa volta. I nostri cugini quando decidono di fare qualcosa la fanno, soprattutto se sono convinti di essere nel giusto, il che non vuol dire che tutto ciò che facciano sia condivisibile (ricordate i test nucleari a Mururoa nella Polinesia Francese o l’affondamento della “Raimbow Warrior” di Greenpeace?).
Nel momento in cui devono salvaguardare i superiori interessi della Francia politica, media e magistratura sono perfettamente allineati.
Non so cosa accadrà nei prossimi giorni, ma sono certo che avverrà con lo spirito di sempre. E Parigi tornerà a essere la splendida meta che tutti vorrebbero visitare.

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