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SUMMIT 16 Novembre Nov 2015 2330 16 novembre 2015

G20, Erdogan: «Assad non si candida in Siria»

Il presidente turco dà l'annuncio. Putin: «Posizioni avvicinate». La priorità è la lotta all'Isis.

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Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia.

Il futuro della Siria è nebuloso, tra lotta all'Isis e una transizione sempre più difficile. Ma sembra ormai certo che, quale che sia il destino del Paese, al suo interno non sia prevista la presenza di Bashar al Assad. A dirlo, il 16 novembre, è stato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, al G20 di Antalya: «Assad non si ricandida alle prossime elezioni, lascerà entro sei mesi». Una frase la cui credibilità è fortificata dalle «posizioni avvicinate sulla Siria» a cui ha accennato Vladimir Putin dopo l'incontro riservato col capo di Stato turco.
Un accordo tra Usa e Russia, che sembrava lontanissimo fino a poco tempo fa, ora invece è possibile anche se Mosca, dopo il vertice tra Putin e Obama, ha ribadito come non si possa ancora parlare di svolta.
OBAMA: «NO A TRUPPE DI TERRA». A confermarlo, sono arrivate anche le dichiarazioni del presidente americano: in Siria «truppe di terra non ci saranno, sarebbe un errore», ha detto difendendo la propria strategia ma anche lanciando indirettamente un messaggio di rassicurazione a Mosca. Anche perché ora la priorità è combattere il nemico comune: «L'Isis è il volto del male. Dobbiamo distruggerlo», ha incalzato Obama.
Gli attacchi di Parigi hanno impresso un'accelerazione senza precedenti all'esigenza di trovare una soluzione alla crisi siriana e l'avvicinamento tra Mosca e Washington è tangibile anche dalle parole di François Hollande da Versailles: «Voglio incontrare Obama e Putin per unire le forze», ha detto appellandosi anche ai vincoli di solidarietà tra partner previsti dal Trattato Ue. Pronto a «triplicare» i raid.
RENZI NON VUOLE LA GUERRA. Una strada che non piace all'Italia di Matteo Renzi che, da sempre, punta alla soluzione politica. «Serve una strategia complessiva, serve la testa e non solo la reazione di pancia», ha ripetuto per due giorni nei corridoi dei resort di Antalya, portando ad esempio il 'disastro' creato in Libia.
L'Italia, sembra essere il ragionamento, non si tira indietro. C'è ed è presente in Afghanistan, in Libano, in Somalia ed è pronta a fare la sua parte con la comunità internazionale. Ma chiede un disegno complessivo, una strategia politica per l'intera crisi regionale, prima di valutare qualsiasi successivo passo. Come ha sempre sostenuto sul capitolo Libia.
E mentre il G20 metteva nero su bianco un documento storico per il format del vertice sul terrorismo impegnandosi a una stretta ai finanziamenti all'Isis, controlli alle frontiere, scambio di dati, lotta ai foreign fighter e più sicurezza globale per gli aerei, Putin ha lanciato la sua accusa. Il presidente russo si è presentato con dati e foto di camion del traffico illegale di petrolio in Iraq e ha affondato: «I jihadisti sono finanziati da persone fisiche provenienti da 40 Paesi, tra cui anche membri del G20». Forse non pensando - come letto dai più maliziosi - ai sauditi che di greggio certo non hanno bisogno.
RENZI: «PER COMBATTERE IL TERRORE CI VORRANNO ANNI». Per combattere il terrore «ci vorranno anni», ha sottolineato intanto Renzi che invita a non confondere «terroristi con i rifugiati» e ad affrontare la situazione nel suo complesso, dalle migrazioni al mediterraneo, dalla Siria alla Libia.
L'Italia che «ha combattuto mafia e terrorismo» è in grado di affrontare la sfida al terrore, ha rassicurato, siamo un Paese solido. Anche sul fronte dell'economia, tiene a ricordare. «Rispetto a un anno fa, dal G20 di Brisbane, abbiamo fatto passi avanti da non sottovalutare, come ci hanno riconosciuto i nostri partner», ha ricordato snocciolando le riforme e i segnali di ripresa.
Ed entro il prossimo Vertice in Cina nel 2016 c«ontiamo di dare il colpo di reni definitivo per far ripartire il paese». «Nella Ue c'è bisogno di crescita e investimenti e meno austerity», ha ribadito al termine di un vertice in cui l'economia (seppur offuscata dal terrorismo) è rimasta al centro dell'agenda. In sintonia ancora una volta con Obama: la «sintesi è contenuta nel suo appello a stressare i valori della crescita e degli investimenti, a mettere più ripresa», ha raccontato Renzi ai giornalisti rivendicando che «è quello che abbiamo fatto noi».
In un summit 'scioccato' dai fatti da Parigi, monopolizzato dall'emozione e con i riflettori puntati su Obama e Putin in chiave Siria, il resto dei lavori è rimasto più nell'ombra. Così come lo sono rimasti personaggi come Mario Draghi, Christine Lagarde ma anche la cancelliera Angela Merkel, da sempre protagonisti di questo format nato per gestire la crisi finanziaria. Un formato che questa volta invece è assomigliato di più ad una «war room».

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