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CONFLITTI 17 Novembre Nov 2015 1134 17 novembre 2015

Le fonti di guadagno dell'Isis

Finanziamenti privati. Commercio di petrolio. Estorsione e sequestri. Nelle casse dello Stato Islamico entrano 2 miliardi di dollari all'anno. Ecco come.

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Vladimir Putin l'ha detto chiaro e tondo: «I jihadisti dell'Isis sono finanziati da persone provenienti da 40 Paesi», ha dichiarato al summit di Antalya, «tra cui anche Stati membri del G20».
Mentre diceva queste parole qualcuno si sarà probabilmente sentito chiamato in causa.
Non è un segreto che da Paesi come Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait e Turchia siano partiti negli anni ingenti finanziamenti privati diretti allo Stato Islamico o ad altre milizie sunnite in guerra contro il dittatore siriano Bashar al Assad.
L'AUTOSTRADA TURCA. La Turchia, inoltre, è accusata da molti di avere permesso un afflusso di militanti all'interno della Siria attraverso i suoi confini, talmente porosi e incontrollati da essere definiti “autostrada del jihadismo”.
Non bisogna però confondere le donazioni di privati con un sostegno statale: i Paesi arabi temono l'Isis per la sua pretesa di diventare detentore della religione islamica.
L'ISIS SI AUTOFINANZIA. Col tempo, l'Isis è diventata un'entità in grado di finanziarsi quasi del tutto da sola, e il flusso di denaro proveniente dagli Stati finanziatori si è ridotto esclusivamente (anche se non è poco) a quello privato.
Tom Brooks Pollock sull'Independent ha fotografato i vari canali di guadagno dello Stato Islamico.

1. I guadagni totali: fino a 2 miliardi di dollari all'anno

Si calcola che tra commercio del petrolio, tassazione interna, proventi da sequestri e contrabbando di opere d'arte, l'Isis accumuli fino a 2 miliardi di dollari l'anno.

2. I finanziamenti privati: 40 milioni negli ultimi due anni

Le stime più recenti parlano di 40 milioni di dollari l'anno per gli ultimi due anni, provenienti in larga parte dai Paesi già citati.

3. Le tasse: un sistema estorsivo che colpisce le minoranze religiose

Non c'è una tassazione omogenea sul territorio.
Principalmente vengono prese di mira le minoranze religiose, costrette a pagare o ad andarsene.
Ma spesso le “tasse” non sono altro che vere e proprie estorsioni.

4. I sequestri: nel 2014 circa 20 milioni in riscatti

Secondo fonti del Tesoro Usa, lo Stato Islamico ha racimolato nel 2014 circa 20 milioni di dollari in riscatti.

5. La vendita del petrolio: tra i 40 e i 60 mila barili al giorno

Le cifre in questo caso sono discordanti, il Financial Times stima in 40 mila barili la produzione quotidiana di greggio, con un guadagno di circa 1,5 milioni di dollari al giorno. Secondo l'Independent che cita la società di analisi Ihs, la produzione arriverebbe a 60 mila barili.
Intermediari contrabbandano il petrolio in Turchia e Iran. Ma tra gli acquirenti ci sarebbe anche il regime siriano.

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