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POLITICA 18 Novembre Nov 2015 1320 18 novembre 2015

Ala, Verdini ora è la colonna portante del governo

Dalla Lombardia alla Campania: Denis tesse la sua tela. Per blindare l'esecutivo. Mentre si avvicina il rimpasto: per i suoi, posti da viceministro e sottosegretario.

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Matteo Renzi e, sullo sfondo, Denis Verdini.

Da più di un mese Denis Verdini, l'ex berlusconiano ora garante del governo di Matteo Renzi, si presenta tutte la mattine al Bar Ciampini di Roma, in San Lorenzo in Lucina.
Qui, sempre affiancato dal senatore e amico Antonio Angelucci, accoglie parlamentari di ogni tipo ed estrazione politica. Parla, offre caffè, ascolta richieste, smista idee e opinioni. Tiene il punto, insomma.
Il centro di comando del verdinismo, colonna portante dell'esecutivo, sta diventando sempre più autorevole nelle ultime settimane.
Gli attentati di Parigi hanno solo allentato una tensione che il governo continua a sentire per la sua tenuta, sia per la nascita della nuova Sinistra Italiana, sia per le tensioni che si avvertono in Campania sul caso Vincenzo De Luca, sia sulle prossime elezioni comunali di Milano.
I MODERATI IN CERCA DI CASA. C'è, infatti, un’anima moderata, una zona grigia di parlamentari che svaria da Forza Italia a Nuovo Centrodestra in costante fermento. Basti pensare all'ultima ispirazione di Gaetano Quagliariello che ha già annunciato di uscire da Ncd dopo la legge di Stabilità.
Non serve ricordare neppure le tensioni dentro Comunione e Liberazione, tra il senatore Roberto Formigoni e il deputato Maurizio Lupi, impegnati nella campagna elettorale per le Amministrative del 2016: da un lato lanciano rami d'ulivo verso l''amministratore delegato Giuseppe Sala, dall'altro stanno pensando a un candidato moderato da appoggiare nel caso in cui il Pd vada in frantumi.
Non solo. A questo si aggiunga che molti senatori di Ala, il gruppo verdiniano, sono campani. E qui al solito si mischiano richieste e controrichieste in vista della tenuta della regione come per le prossime elezioni comunali di Napoli.
UN INCASTRO DELICATO. È un incastro delicato, i renziani lo sanno, ma si fidano di Denis, capace ormai da tempo di tessere le trame per la fiducia a un esecutivo che conta di rimanere in sella almeno fino al 2017, se non al 2018.
Non è un caso che in ballo ci siano ancora posti prestigiosi da occupare nel governo e un rimpasto che si fa sempre più vicino.
Si parla di un posto da viceministro per i verdiniani di ferro, ma anche di incarichi da sottosegretario e di almeno quattro presidenze di commissione.
Verdini è molto attivo. E continua a tessere trame nelle zone dove conta di meno, in particolare nel Nord, in Lombardia, dove le prossime elezioni amministrative potrebbero essere una cartina di tornasole per Renzi.

L'obiettivo di Verdini: blindare la maggioranza

Silvio Berlusconi con Matteo Salvini.

S’è scritto, recentemente, anche di una possibile partecipazione diretta dell’uomo di Fivizzano, attraverso proprie liste, alla prossima tornata elettorale.
In questo momento, tuttavia, la creazione di un nuovo soggetto politico non rappresenta una priorità cui guardare con interesse. Blindare la maggioranza e garantire un futuro certo alla “legislatura costituente” resta l’unico obiettivo dell’ex braccio destro di Berlusconi. D’altra parte il percorso di Verdini disegna una sua coerenza strategica.
Il patto del Nazareno va considerato come la genesi di un nuovo rapporto, tra Pd e Forza Italia, inquadrato nell’ottica di favorire sia le riforme sia il dialogo tra avversari.
Una novità assoluta nei vent’anni di berlusconismo, fatta eccezione la stagione del “patto della crostata”, un esperimento fallito quando ormai la bicamerale sembrava cosa certa.
DENIS VIGILA SU TUTTO. L’elezione di Sergio Mattarella come presidente della Repubblica, ai danni di Giuliano Amato, ha modificato le carte in tavola.
Il progetto del Nazareno si è sgonfiato come un soufflé troppo velocemente estratto dal forno.
Tuttavia, “mister collegio”, non s’è perso d’animo.
Troppo pragmatico per non avere la consapevolezza di considerare il presidente del Consiglio la stella polare per sé e per i suoi giannizzeri.
Un solco con il passato tracciato grazie al sostegno di senatori e deputati cui è invisa, se non proprio indigesta, la deriva nero-verde degli (ex) amici azzurri.
MA NEI COMUNI VINCONO I 5 STELLE. Renzi è, al momento, l’unico capace di garantire una prospettiva politica a molti peones del parlamento.
Intanto, procede la pianificazione del Partito della Nazione. Non senza qualche intoppo. Per esempio a Sedriano, piccolo comune lombardo sciolto per infiltrazioni della 'ndrangheta, che ha visto la vittoria di Angelo Cipriani, primo sindaco del Movimento 5 Stelle in Lombardia. Grandi partiti ed ex grandi dovranno guardarsi da questo terzo incomodo.
Il Pd a trazione renziana ha motivi di preoccupazione attenuati, solo in parte, da un centrodestra in crisi di identità. Come ha spiegato, senza fraintendimenti, il senatore di Forza italia Paolo Romani attaccando Matteo Salvini, il leader della Lega Nord che in questi giorni è tornato d'amore e d'accordo con Berlusconi.
Peccato che proprio l'ex Cavaliere a Porta a Porta abbia detto: «Matteo Renzi porterà la grinta nel centrodestra». Un semplice errore?

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