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QUI VIALE DELL'ASTRONOMIA 19 Novembre Nov 2015 0900 19 novembre 2015

Confindustria, il giochino delle alleanze non basta

Per essere eletti dopo Squinzi serve aderenza all'economia del Paese reale. Ecco i requisiti.

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Il premier Matteo Renzi e il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi.

Nel 2011 di questi tempi la corsa alla presidenza di Confindustria si era già caratterizzata con quello che poi sarebbe diventato il duello all'ultimo voto tra Giorgio Squinzi e Alberto Bombassei.
Nel 2007 Emma Marcegaglia non ebbe grandi competitor, così come Luca di Montezemolo nel 2004.
Nel 2000 la sorpresa arrivò alla fine, quando Antonio D'Amato prevalse su Carlo Callieri dato per vincente fino a qualche minuto prima dello spoglio.
In ossequio alla solida tradizione che vedeva i candidati scelti e/o appoggiati dalla Fiat sicuri di non incontrare ostacolo alcuno.
NESSUNO VUOLE BRUCIARSI. Questa volta lo schieramento effettivo di partenza tarda a delinearsi.
Non soltanto perché nessuno dei candidati di cui abbiamo parlato sinora (non ci sono vere new entry) vuole bruciarsi, a partire da Gianfelice Rocca, ma anche perché stavolta siamo tutti consapevoli che non si possono usare i soliti schemi.
Di fronte a una ripartenza difficile dell'economia europea e italiana e al protagonismo del premier Matteo Renzi anche nei confronti delle imprese, non basta solo il gioco delle alleanze, delle simpatie e delle antipatie o delle gelosie di cui noi confindustriali siamo maestri: ci vuole di più.
SERVE ADERENZA AL PAESE. Ci vuole, pensano molti di noi che nella corsa non sono personalmente coinvolti, l'aderenza del nuovo progetto Confindustria a quanto sta effettivamente succedendo nell'economia reale del nostro Paese, allo spirito delle nuove imprese e al loro ruolo nel ritorno alla crescita e all'occupazione.
Che significa? Ho messo insieme i discorsi tra colleghi, un po' di storia confindustriale degli ultimi decenni e, senza scomodare premi Nobel, le nostre valutazioni su come far ripartire un'economia che sinora in Italia ha solo smesso di affondare o poco più.
E vi sottopongo le seguenti conclusioni.

1. Il nuovo n.1 deve avere interessi sul mercato domestico

Tantissimi imprenditori vogliono alla guida di Confindustria un imprenditore che abbia gli interessi della sua azienda sul mercato domestico (ovviamente, Germania ed Europa comprese), poiché chi è presente dappertutto nel mondo non ha più l'allenamento ai pregi e difetti interni.
BISOGNA CAPIRE LA REALTÀ INTERNA. Di solito perde in Italia e guadagna fuori, seguendo le traiettorie della ripresa nel mondo.
Quindi, il nostro Paese per lui non è importante, lo mantiene con i profitti esterni e non lo chiude, ma lo capisce poco e può essere di scarso aiuto alle piccole e medie imprese impegnate ogni giorno nella lotta alla sopravvivenza o nella lotta per crescere.
E Confindustria per oltre il 95% dei suoi associati è fatta di piccole e medie imprese.

2. Le Pmi non hanno la mentalità per i tempi duri di oggi

Anche le piccole e medie imprese nate e cresciute negli ultimi due decenni del secolo scorso e oggi spesso impegnate nel cambio generazionale, non hanno il know how, la duttilità e la mentalità per rappresentare i tempi duri di oggi.
Bisognerebbe essere cresciuti a ridosso e all'interno della Grande crisi per avere il software interno e la corazza esterna.
LA CINA HA CAMBIATO LE REGOLE. O almeno dopo il 2000 quando l'ingresso della Cina nel World Trade Organization (Wto) ha cambiato le regole del commercio mondiale e ha generato la globalizzazione come l'abbiamo conosciuta negli ultimi 15 anni.

3. Un'impresa deve trascinare la nuova occupazione italiana

Una media impresa innovativa nata nel nuovo secolo è anche una discriminante fondamentale nel rapporto con un governo che si gioca tutto sulla ripartenza dell'occupazione.
Altrimenti rischia di vedersi crollare anche il castelletto delle riforme istituzionali (comunque le si giudichi in riferimento al grado di democrazia che esse consentiranno).
FATTURATI DA TRIPLICARE. E a poter fare da detonatore per la nuova occupazione italiana sono soltanto le imprese che si muovono sul mercato interno e che hanno tutte le premesse, in base ai loro prodotti, alla loro tecnologia, alla loro cultura, al radicamento sul territorio e all'adattamento all'imprevedibilità e perciò anch'esse imprevedibili, per poter raddoppiare o triplicare il fatturato nei prossimi anni sul mercato italiano ed europeo.
E che, quindi, possono dare lavoro.
Le imprese che seguono i cicli economici nei diversi Paesi del mondo, pur crescendo con essi, non sono focalizzate sull'Italia e non possono dar lavoro in Italia.
Non a caso, lo staff economico di Palazzo Chigi ha seguito con grande interesse il Pmi day tenutosi a Bari a novembre.

Anche ai tempi dell'egemonia Fiat una piattaforma restrostante c'era

Cosa significa tutto questo sugli attuali candidati più o meno dichiarati alla successione di Giorgio Squinzi?
Ciascuno può trarre delle conclusioni, ma è d'obbligo far notare come anche ai tempi dell'egemonia Fiat su Confindustria una piattaforma retrostante c'era, eccome.
Francesco Merloni a cavallo degli Anni 80 venne scelto perché rappresentava uno schema innovativo, la media impresa del 'modello marchigiano'.
E anche la rottura dell'egemonia nel 2000 personificata da D'Amato avvenne su di un modello di impresa molto chiaro, fondato sull'internazionalizzazione.
UNA CASELLA GIÀ ASSEGNATA. Penultima avvertenza ai concorrenti: sfogliando la riforma, che pochi di noi avevano letto bene quando è stata approvata, scopriamo che una casella di vice presidente nella nuova squadra è già assegnata.
Ed è quella che viene designata dalle Confindustrie regionali in base a un criterio di rotazione di macro Regioni.
Nel 2016 deve espressa dalle associazioni regionali del Sud e sarà una corsa nella corsa di cui i candidati a viale dell'Astronomia dovranno tener conto nel gioco delle alleanze.
E MONTEZEMOLO E DELLA VALLE... Ultima avvertenza ai concorrenti: della successione si interessano anche Luca di Montezemolo e Diego della Valle.
In una recente riunione avrebbero parlato di (e con) un candidato proveniente dalla Confindustria emiliano-romagnola.

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