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INDAGINE 20 Novembre Nov 2015 1148 20 novembre 2015

Alfano, le accuse di Cosa nostra contro il ministro

I boss: «Eletto coi nostri voti». Poi inasprì il 41-bis. Ecco perché volevano ucciderlo.

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Il ministro dell'Interno Angelino Alfano.

La mafia voleva uccidere Angelino Alfano.
L'inasprimento del 41-bis ha portato il nome nel ministro dell'Interno nella lista degli obiettivi di Cosa nostra, che pensava a un attentato contro di lui e aspettava solo che si trovasse «l'accordo» per fargli fare «la fine di Kennedy».
Ma le intercettazioni in mano agli investigatori che il 20 novembre hanno azzerato i vertici del mandamento di Corleone indicano che c'è anche qualcosa di personale nel rancore che la mafia prova nei confronti del leader del Nuovo centrodestra. Non è solo una questione di affari.
«È LÌ GRAZIE A NOI». I boss si sentono traditi da Alfano.
Lo spiegano le parole scambiate tra i mafiosi Masaracchia e Pillitteri: «Sono saliti grazie a noi. Angelino Alfano è un porco. Chi l'ha portato qua con i voti degli amici? È andato a finire là con Berlusconi e ora si sono dimenticati tutti».
Sono parole pesanti, che certamente non bastano per poter accusare Alfano di aver usufruito dei voti di Cosa nostra per fare carriera.
Il capo del Viminale non è mai stato indagato, ma Masaracchia e Pillitteri non sono i primi a esprimersi in tal senso.
D'AMICO: «COSA NOSTRA VOTÒ PER LUI». Nell'aprile del 2015, Carmelo D'Amico, ex killer di Barcellona Pozzo di Gotto diventato collaboratore di giustizia a seguito della scomunica ai mafiosi di papa Francesco, raccontò ai magistrati che «Angelino Alfano è stato portato da Cosa nostra che lo ha prima votato ad Agrigento, ma anche dopo. Poi Alfano ha voltato le spalle ai boss facendo leggi come il 41 bis e sulla confisca dei beni».
«TUTTI I BOSS CON FORZA ITALIA». D'Amico, che è ritenuto attendibile dai pm, sostiene di esser venuto a conoscenza dei fatti citati durante i due anni di convivenza in carcere con Nino Rotolo, boss di Pagliarelli fedele a Provenzano.
«I boss votavano tutti Forza Italia, perché Berlusconi era una pedina di Dell’Utri, Riina, Provenzano e dei Servizi. Forza Italia è nata perché l’hanno voluta loro», aggiunse D'Amico in quell'occasione.
GAGLIARDO: «FU IL PADRE A CHIEDERE I VOTI». Nel 2009 fu un altro pentito, Ignazio Gagliardo, a riferire le parole del boss Giovanni Alongi ai giudici palermitani che indagavano sull'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro: «Il padre di Alfano mi ha chiesto voti per il figlio».
Secondo il racconto di Gagliardo, Alongi ne avrebbe parlato in cella, mentre la tivù mostrava un discorso dell'allora ministro della Giustizia contro lo «schifo» di Cosa nostra, provocando l'ira dei mafiosi detenuti.
AL MATRIMONIO DELLA FIGLIA DEL BOSS. C'è poi un episodio del passato che ha creato qualche imbarazzo ad Alfano: un bacio e una stretta di mano a Croce Napoli, accusato di essere il boss di Palma di Montechiaro.
Era il 1996, Alfano fu invitato al matrimonio della figlia di Napoli, e finì dentro un filmino che lo ritrae mentre si fa largo tra la folla per porgere i suoi omaggi al padre della sposa.
LA SUA DIFESA: «ERO INVITATO DALLO SPOSO». Il quotidiano la Repubblica diffuse quelle immagini nel 2002, e Alfano si difese dapprima negando tutto, poi ritrattando: «Adesso ricordo di esserci stato, ma su invito dello sposo e non della sposa», che, a sentir lui, non conosceva, così come non conosceva il padre di lei.
Alfano ha sempre raccontato di aver avuto valori anti-mafiosi fin dal liceo.
Ma Cosa nostra sembra non pensarla così. E lo ritiene un traditore.

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