Alfano, guerra a trafficanti di uomini
INDAGINI 20 Novembre Nov 2015 0820 20 novembre 2015

Mafia, a Corleone si progettava un attentato contro Alfano

«Deve fare la fine di Kennedy». Il ministro nel mirino dei corleonesi per via del 41-bis. «È lì grazie a noi».

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Un uomo della Direzione investigativa antimafia.

Vent'anni dopo la stagione delle stragi, lo Stato ritorna nel mirino della mafia. E a Corleone si progettava un attentato contro il ministro dell'Interno Angelino Alfano. «Dovrebbe fare la fine di Kennedy», era il pensiero di alcuni dei mafiosi arrestati dai carabinieri la mattina del 20 novembre che volevano far pagare al capo del Viminale l'inasprimento del 41bis, «se c'è l'accordo gli cafuddiamo (diamo, ndr) una botta in testa». La circostanza emerge da un'intercettazione effettuata nell'inchiesta dell'Arma sul mandamento mafioso di Corleone.
«CHI L'HA PORTATO QUA?». Nella conversazione intercettata, si fa riferimento anche a un presunto contributo di Cosa nostra nell'ascesa politica di Alfano: «Sono saliti grazie a noi. Angelino Alfano è un porco. Chi l'ha portato qua con i voti degli amici? È andato a finire là con Berlusconi e ora si sono dimenticati tutti».
Le parole dei mafiosi Masaracchia e Pillitteri evidenziano come il ministro dell'Interno sia poco gradito ai detenuti in regime di 41-bis: «Dalle galere dicono cose tinte (brutte, ndr) su di lui. È un cane per tutti i carcerati Angelino Alfano». Poi il riferimento al presidente Usa ucciso nel 1963, accusato anche lui di aver usufruito dei voti della malavita salvo poi volterla le spalle: «Perché a Kennedy chi se l'è masticato (chi l'ha ucciso, ndr)? Noi altri in America. E ha fatto le stesse cose: che prima è salito e poi se li è scordati».
I carabinieri del gruppo di Monreale, con l'aiuto di unità cinofile per la ricerca di armi e di un elicottero, hanno eseguito un'operazione tra i comuni di Corleone, Chiusa Sclafani e Contessa Entellina, nel palermitano. L'inchiesta, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha svelato i nuovi assetti di Cosa nostra nel mandamento dei boss Riina e Provenzano.
IN CARCERE IL BOSS DEI CORLEONESI. Il blitz ha portato all'azzeramento dei vertici del mandamento di Corleone, c'è anche Rosario Lo Bue, capomafia già finito in carcere nel 2008, ma poi assolto e liberato, fratello di uno dei fiancheggiatori dell'ultima fase della latitanza del boss Bernardo Provenzano. La Cassazione dichiarò nullo il decreto che aveva autorizzato le intercettazioni a suo carico. L'indagine ha svelato anche il progetto di un omicidio imminente: alcune persone si sarebbero rivolte a Cosa nostra per risolvere problemi legati alla riscossione di una grossa eredità.
L'inchiesta, che è una prosecuzione di due blitz dell'Arma sulle famiglie di Corleone e Palazzo Adriano, è stata coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dall'aggiunto Leonardo Agueci. A carico dei sei fermati le accuse sono di danneggiamento, illecita detenzione di armi e associazione mafiosa.
IL CLAN DIVISO TRA DUE ANIME. Lo Bue, capo carismatico e autorevole, porta avanti una linea d'azione prudente, sulla strada indicata dal boss Bernardo Provenzano. Proprio questo suo modo di condurre le attività del mandamento avrebbe creato non poche fibrillazioni all'interno della famiglia mafiosa di Corleone. Dall'indagine è emerso come un altro esponente mafioso, Antonino Di Marco, arrestato nel 2014, da sempre ritenuto vicino alle posizioni dall'altro storico boss corleonese Salvatore Riina, si sia più volte lamentato del modo di gestire gli affari di Lo Bue.
Le attività hanno dunque ribadito che ancora oggi sussistono in Cosa nostra due anime: una moderata che fa riferimento e l'altra più oltranzista fedele a Riina. Dall'indagine è emerso che la mafia disponeva di un piccolo arsenale di armi nascoste.
Un altro blitz è stato compiuto dalla Guardia di finanza di Catania, con misure cautelari nei confronti di otto presunti appartenenti al cosiddetto 'gruppo della stazione', sodalizio storico del clan Santapaola Ercolano, per i reati di associazione mafiosa, rapina aggravata, sequestro di persona ed estorsione.

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