Contro 'bufale' messaggio Whatsapp Renzi
PSICOSI 20 Novembre Nov 2015 1701 20 novembre 2015

Renzi, messaggio anti-panico su WhatsApp

Un allarme attentati circola sull'app. Ma è una bufala. Il premier risponde con un suo audio. E madre e figlia si presentano dalla polizia postale per chiarire l'equivoco.

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Madre e figlia si sono presentate spontaneamente negli uffici della polizia postale di viale Trastevere, a Roma, per chiarire tutto.
Una telefonata registrata annunciava attentati imminenti dell'Isis nel centro della Capitale, citando inesistenti fonti interne al Viminale. Le condivisioni immediate del file audio hanno diffuso il panico, prima su Whatsapp e poi in Rete. Ma era tutto finto, un equivoco, la telefonata stessa diffusa a loro insaputa, hanno detto le due donne.
«NON VOLEVO CHE USCISSE DI CASA». La madre, protagonista allarmata della telefonata, di fronte agli uomini della polizia postale ha spiegato che si trattava soltanto di un mezzo per convincere la figlia e una sua amica a non uscire di casa. Ha inventato la storia dell'attentato imminente, millantando un contatto con un dipendente del ministero dell'Interno. Quella conversazione, all'insaputa della donna, sarebbe stata però registrata e poi inoltrata, probabilmente dalla figlia stessa o dall'amica di quest'ultima, agli amici su Whatsapp, fino a diventare virale sui social network.
LA SCOPERTA DELLA BUFALA. Sarebbe stata poi la figlia, a scuola, durante il corso «Vita da social» promosso dalla polizia, a visitare la pagina Facebook in cui la registrazione con la voce di sua madre veniva definita una bufala. In quel momento si sarebbe resa conto delle dimensioni che la faccenda aveva assunto e si sarebbe spaventata. Ne avrebbe quindi parlato con la madre, che era all'oscuro di tutto. La donna, saputo a sua volta che la polizia postale era al lavoro per identificare i protagonisti della telefonata, avrebbe così deciso di presentarsi spontaneamente. Le deposizioni delle due sono state raccolte in verbali che saranno trasmessi all'autorità giudiziaria. La procura aveva già fatto sapere di star valutando l'ipotesi di un'indagine per procurato allarme.
L'INTERVENTO DEL PREMIER RENZI. Il premier Matteo Renzi era addirittura intervenuto di persona, per riportare la calma.
Aveva registrato un messaggio audio su Whatsapp per replicare a quello falso: «Qualcuno pensa di essere simpatico», ha detto Renzi nella registrazione, «ma non si rende conto che suscita un clima di paura e anche di panico. Vorrei invitare tutti a non cascarci. Il terrorismo è una minaccia molto seria, ma l'isteria non domini nostre vite». In precedenza, il premier aveva commentato così la notizia dell'audio bufala: «In queste ore gira un messaggio vocale su WhatsApp di una madre allarmata che parla alla figlia e le dice di stare attenta perché la situazione è peggiore di quella che le istituzioni fanno conoscere. Ho chiesto agli inquirenti di capire chi e come ha diffuso questo messaggio. Per me è procurato allarme».


GLI ALTRI ALLARMI INFONDATI. Oltre alle bufala via Whatsapp, nella giornata di venerdì 20 novembre non sono mancati gli allarmi più tradizionali. La metro di Roma ha catalizzato di nuovo l'attenzione con una nuova serie di chiusure e interventi delle forze dell'ordine. Gli allarmi si sono rivelati tutti falsi. In un caso, a far scattare la paura è stata una scatola vuota lasciata incustodita nel ripostiglio di un'area a disposizione degli addetti alle pulizie; nell'altro un presunto 'zaino sospetto' che era in realtà un sacchetto della spazzatura.
PANICO AL SAN GIOVANNI. Il panico si è diffuso anche all'ospedale San Giovanni di Roma, quando un medico ha detto di aver visto entrare dall'ingresso principale un uomo armato con un fucile che poi è scappato. L'edificio è stato blindato, sono intervenute le squadre antiterrorismo, ma non si è trovata alcuna traccia dell'uomo col fucile. Sempre a Roma disagi alla circolazione per un trolley, rivelatosi innocuo, nel quartiere Ostiense. A causa di una presunta valigia sospetta è stata invece transennata Piazza Duomo a Milano. Sempre nel capoluogo lombardo falsi allarmi si sono registrati al consolato americano, per una busta della spesa che conteneva però solo scatole di tonno e piselli, e a seguito della segnalazione di un presunto sospetto «imbottito di esplosivo».

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