Controlli 151120190725
DECISIONE 20 Novembre Nov 2015 1853 20 novembre 2015

Schengen, controlli per tutti alle frontiere

L'Ue blinda i confini esterni. Stretta anche per i cittadini comunitari.

  • ...

Controlli al confine svedese.

La libertà di circolazione in Europa sarà limitata in nome della sicurezza.
È questo il senso della decisione del Consiglio Ue, che ha concordato la stretta sui controlli sistematici e coordinati alle frontiere esterne, anche per i cittadini comunitari.
Dopo gli attentati di Parigi, è stato deciso di presentare entro fine 2015 una revisione mirata del codice Schengen per rafforzare i controlli su tutti i viaggiatori ai confini esterni.
CONTROLLI OBBLIGATORI. I ministri dell'Interno e della Giustizia hanno chiesto alla Commissione di modificare l'articolo 7.2 del codice per rendere i controlli alle frontiere sistematici anche per i cittadini Ue, introducendo l'obbligatorietà al posto della possibilità già esistente ma non pienamente attuata dagli Stati.
I TERRORISTI ARRIVAVANO DAL BELGIO. L'accordo di Schengen, già finito nel mirino durante la crisi dei rifugiati, è tornato al centro delle critiche dopo che si è scoperto che alcuni dei terroristi di Parigi arrivavano dal Belgio e che Abdelhamid Abaaoud (la mente degli attentati) era probabilmente di ritorno dalla Siria dove aveva combattuto con l'Isis.
I miliziani del Califfato, nati in Europa e in possesso di un passaporto europeo, hanno potuto attraversare con facilità la frontiera esterna dello spazio Schengen. Così ora l'Ue ha deciso di «attuare immediatamente i necessari controlli sistematici e coordinati, anche sugli individui che beneficano della libera circolazione».
ADDIO LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE. Al giro di vite sui controlli si aggiunge la schedatura dal 2016 per i passeggeri dei voli anche intracomunitari.
Il rafforzamento della vigilanza ha l'obiettivo di aumentare la sicurezza dei cittadini, che però sono destinati a perdere un'importante libertà.
Da simbolo dell'Europa unita senza frontiere, Schengen è diventato oggi il capro espiatorio di tutti i mali del Vecchio continente.



PRIMO ACCORDO NEL 1985. Schengen è il nome di una cittadina lussemburghese sulle rive della Mosella, all'incrocio tra Francia, Germania e Benelux. Qui, nel 1985, venne firmato l'accordo omonimo da parte del primo nucleo di Paesi pionieri per l'abolizione dei controlli alla frontiera che rallentavano mobilità e commercio tra paesi confinanti e interdipendenti: Lussemburgo, Belgio, Olanda, Francia e l'allora Germania Ovest.

L'ITALIA FIRMÒ NEL 1990. L'accordo nacque come intergovernativo, fuori dal quadro Ue, in quanto nel 1985 non fu possibile trovare un consenso tra i 10 Stati membri dell'allora Comunità Europea. Nel 1990 firmò la Convezione di Schengen anche l'Italia, poi Spagna e Portogallo (1991), Grecia (1992), Austria (1995), Danimarca, Finlandia e Svezia (1996). I Paesi europei decisero allora di farlo rientrare nel quadro legale comunitario, integrandolo con il Trattato di Amsterdam (1997).

GRAN BRETAGNA E IRLANDA SONO FUORI. Lo spazio Schengen è composto da 26 Paesi europei, di cui 22 membri dell'Ue. Dei 28, ne fanno parte 22 a eccezione di Gran Bretagna e Irlanda (opt-out), Cipro (l'isola è divisa in due dall'invasione della Turchia), Croazia (neo entrata nell'Ue), Bulgaria e Romania (via libera della Commissione ma veto di Germania, Olanda e Finlandia). Vi rientrano poi Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera.

CONTROLLI ALLE FRONTIERE. Dal 1995 (per l'Italia dal 1997) sono stati aboliti i controlli sistematici alle frontiere interne dei Paesi aderenti (restano possibili controlli a campione) mentre sono obbligatori i controlli dei passaporti alle frontiere esterne. C'è poi il sistema d'informazione comune di scambio di informazioni (il Sis, potenziato nel 2013, ora Sis 2), in base a cui potrebbero essere ora controllati tutti i cittadini Ue.

MECCANISMI D'EMERGENZA. È possibile, in caso di emergenza o di situazioni eccezionali (manifestazioni, eventi) reintrodurre previa informazione a Bruxelles i controlli obbligatori alle frontiere interne per un massimo di 30 giorni sino a due mesi. Sulla base di una valutazione del rischio in base a criteri abbastanza ampi sono anche possibili controlli mirati per assicurare che non ci siano minacce per la sicurezza.

Correlati

Potresti esserti perso