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POLITICA 23 Novembre Nov 2015 2030 23 novembre 2015

Partito democratico, Renzi: «Primarie nazionali il 20 marzo»

Renzi propone una data unica a livello nazionale: «Ne discutiamo a gennaio, ma proporrei di farle il 20 marzo». Scontro sulla norma anti-Bassolino.

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Il segretario del Partito democratico Matteo Renzi nel corso della direzione.

Una data unica per le primarie a livello nazionale, e piuttosto lontana nel tempo.
È questa la proposta che il segretario Matteo Renzi ha avanzato nel corso della direzione del Partito democratico: «Propongo di discutere fino al 10-15 gennaio di elezioni amministrative», ha detto Renzi, «ma proporrei il 20 marzo come data nazionale per fare le primarie».
Il caso Bassolino, intanto, divide i democratici.
Le polemiche si concentrano sulla possibile corsa dell’ex governatore campano a sindaco di Napoli. Bassolino ha annunciato su Facebook l'intenzione di candidarsi.
Un gesto politico che si scontra con l’idea della maggioranza del partito di vietare le primarie agli ex sindaci.
UNA REGOLA PER POCHI. Questa regola, fra l'altro, non sarebbe valida per i primi cittadini attualmente in carica. Dunque di fatto escluderebbe soltanto Ignazio Marino a Roma e Antonio Bassolino a Napoli, e non (per esempio) Piero Fassino a Torino.
La minoranza dem ha espresso tutta la sua contrarietà: «Sinceramente ho molte perplessità, i problemi politici si affrontano con la politica, non cambiando le regole», ha detto Roberto Speranza.
BASSOLINO CITA RENZI: «LE NORME NON SI CAMBIANO». E Bassolino ha citato le parole dello stesso Renzi, facendo riferimento a una sua dichiarazione che risale al mese di ottobre: «Se si volevano cambiare le regole bisognava farlo prima, non ora che il treno è già partito. Sono d'accordo con Renzi, le regole non si cambiano», ha detto l'ex governatore con una punta di ironia.
Non sorprende quindi che Renzi abbia proposto un rinvio de facto dell'intera questione.
Il segretario intende prendersi tutto il tempo necessario a sciogliere i nodi che agitano le diverse anime del partito.
La posta in gioco sono i nomi da mettere in campo per conquistare la guida delle grandi città destinate a rinnovare nel 2016 il consiglio comunale: Torino, Milano, Bologna, Roma e Napoli.
PISAPIA: «A MILANO PRIMARIE FISSATE IL 7 FEBBRAIO». Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha ribadito che le primarie nel capoluogo lombardo restano fissate al 7 febbraio. Una data decisa «con la coalizione», ha ricordato il sindaco, che si potrà cambiare solo se tutti saranno d'accordo.
Qualche dubbio emerge anche tra i renziani: se Renzi 'chiudesse' le primarie, è il loro ragionamento, tradirebbe se stesso.
La minoranza dem sospetta invece che dietro il rinvio ci sia qualcosa di più. Ad esempio, il tentativo di imporre scelte dall'alto per aprire un varco alle amministrative al cosiddetto Partito della nazione.

Lotta all'Isis, Renzi: «Non possiamo permetterci una Libia-bis»

La direzione del Pd ha affrontato, naturalmente, anche i temi più urgenti di politica estera, a partire dalla lotta contro lo Stato islamico.
Renzi ha annunciato il lancio di una proposta del governo in materia di sicurezza e identità culturale, mentre le posizioni dell'esecutivo e quelle dell'Eurogruppo restano distanti sullo scomputo delle spese di sicurezza dal patto di Stabilità. Per Renzi è «un'ovvietà», mentre Dijsselbloem frena, affermando che «non c'è urgenza».
GIOVEDÌ RENZI A PARIGI. Giovedì 26 novembre il premier sarà ricevuto a Parigi dal presidente Francois Hollande, poi si recherà alla Sorbona, dove studiava Valeria Solesin, seguendo così il binomio tra visita istituzionale e intervento accademico.
Il 25 e 26 novembre Firenze ospiterà invece la riunione del Gruppo Speciale sul Mediterraneo e il Medio Oriente dell'Assemblea parlamentare Nato, mentre il 10 e 12 dicembre l'iniziativa 'Rome Mediterranean Dialogue' dovrebbe vedere la compresenza di quasi tutti gli attori impegnati nella crisi mediorientale, inclusi i ministri degli Esteri di Usa e Russia, Kerry e Lavrov.
«L'ITALIA NON SI TIRA INDIETRO». Sul piano dei contenuti, rispetto ai giorni immediatamente successivi agli attacchi di Parigi, la linea non è cambiata. «L'Italia non è un Paese che si tira indietro, ma lo fa in uno scenario in cui non ci possiamo permettere una Libia bis perché le conseguenze che dovremmo pagare sono superiori a quelle che è lecito attendersi», ha spiegato Renzi in direzione.
Mentre il ministro degli Esteri Gentiloni ha sottolineato che «dobbiamo reagire combattendo il terrorismo», ma senza evocare la «guerra».
FONDI AGGIUNTIVI PER L'INTELLIGENCE. Secondo le ultime indiscrezioni il Pd sarebbe deciso a stanziare, attraverso un emendamento alla Camera sulla legge di Stabilità, risorse aggiuntive pari a 200-300 milioni di euro per rafforzare il comparto intelligence, puntando però l'attenzione anche sull'aspetto culturale, scolastico, accademico.

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