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L'ULTIMO MARXIANO 24 Novembre Nov 2015 0800 24 novembre 2015

E con la scusa del terrorismo ci levano le libertà

Limitazioni della privacy, leggi speciali, censura. Così cominciano le dittature.

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François Hollande, presidente francese, in parlamento.

Siamo in guerra.
Le bombe francesi hanno cominciato a scendere dal cielo.
Per sconfiggere il terrorismo che ha prodotto la strage di innocenti a Parigi si è scelto di produrre a suon di bombe una strage terroristica di innocenti in Siria.
TERRORISTI PURE NOI. I criminali che hanno compiuto la strage degli innocenti di Parigi e i criminali che stanno facendo la strage degli innocenti in Siria hanno molti più elementi che li accomunano di quanti non ne abbiano che li distinguono.
Se vogliamo usare questa categoria, sono entrambi terroristi.
A meno che non si voglia impiegare questa categoria solo a corrente alternata, secondo le convenienze e gli opportunismi del caso. Essere rivoluzionari, diceva qualcuno, significa anzitutto avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome.
Sangue chiama sangue: questa macabra sentenza, tratta dalla tragedia greca, diventa vera oggi più che mai.
SERIE DI MISURE INACCETTABILI. Quel che è certo è che con la strage di Parigi si crea uno 'stato di eccezione': e in nome dello stato d'eccezione si possono agevolmente far passare misure che in condizioni normali mai sarebbero accettate.
Per esempio, restrizioni delle libertà in nome della sicurezza, controlli capillari e intrusioni nelle vite private, ma poi anche inasprimenti nella censura e nella limitazione del libero pensiero.
L'ha annunciato apertamente il presidente francese François Hollande, senza troppi giri di parole: «Legge speciale per prorogare lo stato di emergenza; chiusura frontiere; aumento degli effettivi nelle dogane e tra le forze dell’ordine; restrizioni pesanti alle libertà personali; divieti circolazione mezzi e persone; riscrittura Costituzione».
Non vi è da preoccuparsi, è la situazione emergenziale e temporanea a richiederlo.
LIMITAZIONE DOPO LIMITAZIONE... E intanto il parlamento riscrive in fretta e furia una legge per consentire allo stato di emergenza di essere prorogato.
È così - lo sappiamo - che sono iniziate non poche dittature: restrizioni temporanee che poi diventano permanenti.
Sospensioni di libertà che mai verranno ripristinate.
Chissà dove andremo a finire, di limitazione in limitazione, in un tempo che già di suo si caratterizza per una rifeudalizzazione dei rapporti sociali.
DIFFICILE DISSENTIRE DAL POTERE. Quel che è certo è che dopo una strage come quella di Parigi è difficile dissentire rispetto al potere, se esso decide di bombardare: chi, come il sottoscritto (e spero di non essere il solo), ritiene che questo bombardamento sia un infame gesto imperialistico presentato come «necessario» e come «punitivo», come «difensivo» e «antiterroristico», sarà puntualmente demonizzato, silenziato, ridicolizzato, insultato.
È un prezzo che si può tranquillamente pagare, in fondo, per dire le cose come stanno.
Come sapeva Gramsci: la storia insegna, ma non ha scolari. Al bombardamento, ora salutato da tutti come necessario, seguirà, presto o tardi, una sobria comprensione della sua inutilità e della sua vera natura terroristica.
Ma, come sempre, sarà troppo tardi.

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