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AZIENDA 24 Novembre Nov 2015 0800 24 novembre 2015

Ferrovie dello Stato, i nodi dietro la privatizzazione

Delrio apre alla vendita del 40%. Ma i tempi stretti per il 2016, la sfida con Padoan e i vertici da rinnovare ostacolano un'operazione complessa. L'Ue è alla finestra.

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Delrio ha annunciato la cessione fino al 40% di Ferrovie dello Stato.

Cancellato negli uffici di Porta Pia ogni ricordo di Ettore Incalza - l'ex super dirigente arrestato nell'inchiesta sul presunto sistema corruttivo che ha coinvolto anche Maurizio Lupi -, Graziano Delrio ha segnato un'altra tacca nella guerra per portare nel perimetro renziano il mondo delle Ferrovie.
DUELLO MINISTERIALE. Ma stavolta, dopo aver affidato la struttura tecnica di missione del ministero dei Trasporti al docente universitario e vecchio assessore ai Trasporti della giunta Bassolino Ennio Cascetta, l'ex sindaco di Reggio Emilia ha imposto al collega Pier Carlo Padoan tempi e modi della privatizzazione di Fs.
Da mesi va avanti una guerra neanche tanto sottorranea (ma molto cruenta su Ferrovie) tra i due dicasteri.
E sono in pochi a credere che il conflitto sia da considerare chiuso dopo che il Consiglio dei ministri ha approvato, in via preliminare, il decreto per la valorizzazione del 40% del gruppo guidato da Michele Mario Elia.
Dove è previsto che la rete resti in mano pubblica.
IL TESORO VUOLE FAR CASSA. Cioè quello che non vuole Padoan, bisognoso di fare cassa con la privatizzazione dell'ex monopolista delle Ferrovie.
Delrio è convinto di chiudere il dossier nella seconda parte del 2016.
Ma in via XX settembre fanno notare che scommettere sui numeri potrebbe essere peregrino, perché l'operazione voluta dal governo è più complessa di quanto si possa immaginare.
C'è anche chi ipotizza l'ennesimo slittamento al 2017. E la cosa preoccupa non poco a Bruxelles.

L'Italia deve valorizzare il suo patrimonio per ridurre il debito

Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e il collega titolare del Tesoro Pier Carlo Padoan.

Per l'Unione europea il tema delle privatizzazioni per i Paesi non virtuosi è centrale: in quest'ottica l'Italia deve valorizzare il suo patrimonio per ridurre il debito pubblico che a ottobre 2015 era pari al 133% del Pil.
La commissione ha ribadito il concetto anche quando ha vidimato la manovra del governo, che riporta l'Italia a fare politiche di deficit.
FABBISOGNO 2015 OK. Per l'anno in corso non ci sono grandi problemi: l'Ipo di Poste, con i 3,7 miliardi raccolti, e il rimborso da parte di Mps dei Monti bond (1,2 miliardi di euro) sono sufficienti a soddisfare quasi tutto il fabbisogno previsto per il 2015 (lo 0,4% del Pil, pari a poco meno di 6,5 miliardi).
Si prospettano non poche nubi per il 2016, quando il Tesoro deve recuperare 7,5 miliardi di euro dal capitolo dismissioni.
Soprattutto se la privatizzazione di Fs facesse incassare meno del previsto o saltasse.
COSA FINIRÀ SUL MERCATO? Nel testo approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri si prevede che sul mercato non vada oltre il 40% del capitale, che la dismissione sarà effettuata in più fasi e che sarà aperta agli investitori istituzionali, ai piccoli risparmiatori e ai dipendenti.
Ma non chiarisce che cosa finirà sul mercato: il solo servizio ferroviario o anche la rete?
Alla domanda Delrio ha risposto soltanto che si dovranno aspettare «le prossime settimane».

Il mantenimento dell'aspetto «pubblico» può incidere sul prezzo

Un treno delle Ferrovie dello Stato.

A creare poi ancora più confusione anche la volontà del governo, sempre stando alle parole del ministro, di mantenere «l’infrastruttura ferroviaria pubblica», senza specificare poi se intende la rete storica o quella dedicata all'Alta velocità.
Per non parlare della necessità di «garantire gli obblighi di servizio pubblico e di pubblica utilità».
Tutte scelte che rischiano di incedere più del dovuto sul prezzo.
PADOAN NON FA SCONTI. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, da sempre scettico sul dossier, non può permettersi sconti.
Il Tesoro, che da quest'operazione deve recuperare almeno 4 miliardi, vuole portare in Borsa tutti gli asset sotto l'ombrello della holding Fs.
Compresa la rete di alta capacità. Ipotesi irrealizzabile per il suo collega Delrio, visto che l'Ue chiede all'Italia di facilitare l'accesso alla rete a tutti i competitor.
SPIN OFF COMPLESSO. Diversa la valutazione del Tesoro.
Uno spin off della rete stessa non sarebbe meno complesso, visto che costringerebbe il governo a 'risarcire' Ferrovie con almeno 10 miliardi.

Rischio di rendere non appetibile l'azienda

Pier Carlo Padoan e Matteo Renzi.

Sempre da via XX settembre fanno notare che, senza l'infrastruttura, Fs (anche mantendo quella macchina da soldi che è Trenitalia) vedrebbe crollare il suo valore sotto i 10 miliardi euro.
Col rischio di rendere non appetibile un'azienda che di suo ha un indebitamento complessivo, per quanto sostenibile, superiore a 11 milairdi di euro tra pagamenti ai fornitori, operazioni finanziarie e linee bancarie.
E che ancora oggi non ha sviluppato l'attività di cargo, deve lottare con gli enti locali che pagano sempre meno e in ritardo le convenzioni per i servizi locali e ha un solo asset veramente redditizio (i treni dell'alta velocità).
RENZI INTERESSATO. Anche Matteo Renzi è interessato al dossier Ferrovie.
Ma più che alla guerra tra Padoan e Delrio, guarda direttamente alla gestione dell'azienda.
Infatti starebbe studiando anche un cambio alla guida del Gruppo, dove l'amministratore delegato Michele Mario Elia sembra sempre meno saldo sulla sua poltrona.
Giovedì 26 novembre ci potrebbe essere il redde rationem al consiglio di amministrazione: in pole position il renziano Renato Mazzoncini, oggi ad di Busitalia (controllata di Fs per il trasporto su gomma) e quello di Trenitalia, Vincenzo Soprano.
SLITTA TUTTO AL 2017? Tutti submovimenti che potrebbero spostare al 2017 la privatizzazione, lasciando l'azionista (il Tesoro) ad accontentarsi del miliardo e mezzo che con fatica Elia sta provando a racimolare dalla vendita della rete elettrica a Terna (chiedeva 900 miloni, l'autorità per l'Energia ha abbassato il prezzo a 674 milioni) e rilanciando i bandi per Grandi stazioni.

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