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CRISI 24 Novembre Nov 2015 1733 24 novembre 2015

Jet abbattuto, Luciolli: «Russia-Turchia, non ci sarà escalation militare»

Il presidente dell'Atlantic treaty association: «Incidente conseguenza grave del mancato coordinamento in Siria». Ma Ankara deve affrontare la questione curda. Altrimenti mette in difficoltà la stessa Nato.

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«Non era mai accaduto, dagli Anni 50 in poi, che un aereo russo venisse colpito da un velivolo di un Paese della Nato».
Fabrizio Luciolli, presidente dell'Atlantic treaty association, l'organizzazione che riunisce i Comitati atlantici nazionali di tutti i Paesi della Nato, sottolinea subito la gravità dello scenario che si è aperto con l'abbattimento del jet russo in volo al confine tra Turchia e Siria, bersagliato da un F16 di Ankara.
«GRAVE MANCANZA DI COORDINAMENTO». Un incidente purtroppo annunciato, che per Luciolli è «conseguenza di una grave mancanza di coordinamento».
Nel teatro di guerra siriano si fanno sentire gli effetti della mancata cooperazione tra Nato e Federazione russa: «La crisi in Ucraina e l'annessione illegale della Crimea hanno ridotto la collaborazione al livello minimo».
«SUBITO RIPRESA DEL DIALOGO». Gli incontri in programma del presidente Hollande con Obama e Putin, al centro dell'agenda diplomatica internazionale dopo gli attentati di Parigi, facevano sperare che la direzione imboccata fosse quella giusta: «Una maggiore cooperazione nella conduzione delle operazioni militari in Siria». Purtroppo, però, «l'abbattimento del jet russo è arrivato prima. Il Consiglio atlantico è stato convocato, vedremo quale sarà l'esito della riunione dei 28 ambasciatori». Per Luciolli, in ogni caso, è essenziale «una ripresa del dialogo» con Mosca.
NATO: «IL JET RUSSO HA SCONFINATO». E al termine del Consiglio atlantico straordinario il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha detto che tra Ankara e Mosca ci sono stati «contatti diretti». L'Alleanza atlantica ha lanciato un appello alla «calma e alla de-escalation», sottolineando la necessità di «rafforzare il meccanismo per evitare questi incidenti nel futuro». La versione dello sconfinamento del jet russo, fornita dalla Turchia, è stata comunque «confermata dagli accertamenti di diversi alleati», ha puntualizzato Stoltenberg.

Fabrizio Luciolli, presidente dell'Atlantic treaty association

DOMANDA. Quali conseguenze avrà l'abbattimento del jet russo nelle relazioni tra la Nato e Mosca?
RISPOSTA. Fatti come questo sono la conseguenza di una grave mancanza di coordinamento, in presenza di strategie militari differenti sul terreno. L'abbattimento del jet fa seguito a un altro incidente avvenuto nella stessa zona soltanto pochi giorni prima, ai danni di alcuni giornalisti di Russia Today.
D. Ci sono dei precedenti nella storia della Guerra fredda?
R. Non era mai accaduto, dagli Anni 50 in poi, che un aereo russo venisse colpito da un velivolo di un Paese della Nato. È un segnale di come occorra riprendere al più presto una cooperazione maggiore con la Russia, perlomeno in alcuni settori importanti come il coordinamento dello spazio aereo.
D. L'incidente potrebbe spingere a una maggiore cooperazione?
R. Quando sono in corso operazioni militari sono necessarie unità d'intenti e una chiara catena di comando e controllo. Dopo gli attacchi di Parigi si stava faticosamente cercando di dare vita a un maggior coordinamento, con le visite del presidente Hollande a Barack Obama e Vladimir Putin. Purtoppo l'incidente è arrivato prima e indubbiamente non favorisce questo processo.
D. Tant'è che il presidente Putin ha accusato apertamente la Turchia di essere complice dei terroristi...
R.
Ripeto: la direzione era quella giusta, un maggior coordinamento delle operazioni militari in Siria. Questo episodio sicuramente non aiuta. Il problema è la diversità di strategie. I russi hanno determinate priorità, che non sembrano andare nella direzione del contrasto al Daesh, quanto piuttosto in quella del rafforzamento del regime di Assad. I turchi hanno le loro priorità, che vanno in un'altra direzione, e sembrano colpire di più le aree controllate dai curdi. Proprio per questo è necessaria unità di visione e strategia.
D. È immaginabile una proposta di coordinamento delle operazioni che parta dalla Nato e apra alla Russia?
R.
Spetta ai 28 ambasciatori del Consiglio atlantico capire quali misure adottare per evitare che episodi di questo genere accadano di nuovo.
D. Non crede che andrebbero messe in discussione le strategie di Ankara in Siria, che non sembrano essere coerenti con quelle degli altri Paesi della Nato, soprattutto per quanto riguarda la questione curda?
R.
Il ruolo della Turchia è un tema cruciale. Ne ho scritto di recente su Analisi Difesa. Ankara ha un nuovo governo, con una forte maggioranza. E ci sono delle risposte che l'esecutivo turco deve dare, in primis sulla questione curda. Ankara però è un alleato importante della Nato, la sua fedeltà all'Alleanza atlantica non è mai stata messa in discussione.
D. L'abbattimento del jet russo è un incidente annunciato?
R.
Uno sconfinamento di pochi chilometri, con jet che volano a velocità supersonica, è facile che avvenga. Purtroppo l'incidente si è verificato prima che si rafforzassero il coordinamento e l'unità d'intenti sul terreno.
D. Putin ha parlato di «conseguenze tragiche nei rapporti con la Turchia». Cosa dobbiamo aspettarci?
R.
Non mi aspetto conseguenze di tipo militare. La Turchia deve affrontare la questione curda, che si riflette indubbiamente sulle operazioni in Siria e quindi sull'efficacia dell'intervento dei Paesi Nato nella regione. Sono tutti fattori molto delicati, che s'intrecciano in una partita in cui gli attori in campo hanno obiettivi diversi. Per evitare ulteriori incidenti è essenziale riprendere il dialogo con la Russia e puntare al coordinamento delle azioni militari.

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