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RETROSCENA 24 Novembre Nov 2015 1355 24 novembre 2015

M5s, Di Maio e la grana dei sindaci

Grillo: «Prenderemo Roma». Ma gli enti locali preoccupano il M5s. Come dimostra il caso Pizzarotti, Livorno e Comacchio.

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Siamo pronti a governare il Paese, scandiscono convinti i grillini.
La prima scadenza elettorale però è quella delle Amministrative, e se si vanno a vedere i casi in cui il M5s è riuscito a prendere il potere - 11 Comuni -, il bilancio non è esattamente esaltante.
Su tutti Livorno, con il M5s che ha bocciato il bilancio del suo sindaco Filippo Nogarin.
E Comacchio (provincia di Ferrara) con l'espulsione dal Movimento del primo cittadino Marco Fabbri.
Senza contare le baruffe che si sono già scatenate per le candidature a Milano (dove, a 20 giorni dalle consultazioni, si è saputo che Patrizia Bedori ha vinto le primarie con 74 voti) e Torino.
GRILLO: «PRENDIAMOCI ROMA». Intanto Beppe Grillo sul blog, lanciando la ricerca dei candidati per Roma, ha annunciato ottimista: «Possiamo riprenderci Roma in modo pulito, onesto, trasparente, riconsegnandola a chi la vive ogni giorno».
Perché «Mafia Capitale ha mostrato il vero volto dei partiti, legati a clan criminali, finanziati dal malaffare che hanno speculato su una delle città più belle del mondo. Ora tocca a tutti quei cittadini che negli ultimi 20 anni sono stati ostaggio degli interessi di politici corrotti».
Ma un conto sono gli annunci, un altro gestire sul campo il governo di una città. E Parma lo dimostra.
LA GRANA PIZZAROTTI. Già, perché la spina nel fianco che brucia di più ai pentastellati ortodossi resta il sindaco Federico Pizzarotti.
Critico nei confronti del M5s - il 7 dicembre del 2014 organizzò in casa l'Open day M5s in cui usò parole pesanti contro Grillo: «Beppe», disse, «è ormai un megafono di Casaleggio» -, anche in occasione della kermesse imolese preferì il prato al palco: «Per stare tra la gente».
Che i rapporti siano gelidi è noto. L'ultimo schiaffo è arrivato in occasione della sua discesa a Roma per la presentazione di un emendamento alla legge di Stabilità sui fondi per il festival dedicato a Giuseppe Verdi insieme con la ex 5 stelle Maria Mussini.
TWEET AL VELENO. I senatori M5s hanno disertato l'appuntamento e non si sono espressi.
A twittare è stata invece una deputata M5s, Mirella Liuzzi: «Un sindaco eletto con il #M5s in conferenza stampa con il Misto per una marchetta localistica. È normale?».

Come era della Camera dei deputati il responsabile comunicazione M5s che ha fatto capolino in incognito all'appuntamento. E come, tra parentesi, sono deputati tutti i cinque membri del direttorio.
Mentre i senatori sono rimasti in silenzio.
«Come se», ipotizza Maria Mussini, «i senatori grillini fossero di fatto commissariati. Si staranno portando avanti coi lavori dopo la riforma Boschi...».

Uno schiaffo a Pizzarotti?

Federico Pizzarotti.

Ammesso e non concesso che il festival verdiano sia una «marchetta localistica», resta poi da capire quando lo sia diventata e a favore di chi sarebbe.
Visto che l'emendamento per inserire il finanziamento all'interno della Stabilità è stato votato in passato anche da esponenti M5s come Michela Montevecchi, e per di più quando Mussini era già una ex del Movimento.
Si è trattato dunque di uno schiaffo alla 'testa calda' di Parma?
Il M5S SMENTISCE. Montevecchi a Lettera43.it smentisce tutto. «Nessuna antipatia nei confronti di Pizzarotti né contrarietà al festival verdiano. Ci mancherebbe, sono emiliana anche io».
E perché in passato lo ha votato? «Per sfinimento, su insistenza di Mussini», ammette.
E aggiunge: «È un tema locale e non deve essere trattato come emendamento alla Stabilità. E poi c'è un ddl ormai arrivato in Senato per risolvere la situazione in modo strutturale».
L'emendamento, però, è sempre stato dichiarato ammissibile, anche da parte del governo, risponde Mussini.
Nessuno ha mai messo in discussione la valenza nazionale del festival.
E c'è di più: «La legge che regola i finanziamenti ai festival c'è già, non serve un nuovo impianto normativo (quello verdiano era rimasto fuori per una serie di cavilli e ritardi, ndr)».

Di Maio e il nodo dei sindaci

Luigi Di Maio, deputato del M5s.

Il dubbio quindi resta.
A Palazzo c'è chi si è dato una spiegazione: l'attenzione del M5s «non era tanto focalizzata sul festival verdiano, ma su Parma e sul suo sindaco». In questo senso sì, era una questione locale.
Chi conosce Pizzarotti accusa poi il M5s di «ignorare scientemente e programmaticamente ogni suo sforzo».
Il che equivale a «negargli ogni copertura politica. Il risultato è che il sindaco è depotenziato anche quando porta a casa un successo».
Che il sindaco grillino, vista l'aria che tira, voglia ricandidarsi nel 2017 con una lista civica alternativa, invece, non è confermato.
Indiscrezioni che, assieme alla partecipazione come relatore a una lezione della scuola di politica Pd il 28 novembre, hanno ulteriormente raffreddato i rapporti tra Pizzarotti e Luigi Di Maio, responsabile Enti locali del direttorio.
E IL SUMMIT DEI PRIMI CITTADINI? La questione potrebbe essere affrontata (o deflagrare) in occasione dell'incontro dei sindaci M5s che dovrebbe tenersi nei primi giorni di dicembre.
Condizionale d'obbligo, perché da Roma non è ancora stata ufficializzata alcuna data né è stato confermato l'appuntamento.
Alcuni ben informati hanno poi raccontato che Di Maio, scelto per questo ruolo proprio per le sue qualità di mediatore, si sarebbe addirittura cancellato dalla chat WhatsApp dei partecipanti.
Inutile chiedere ai Comuni di Bagheria, Livorno e Gela: le segreterie hanno risposto che il «sindaco era impegnato in una riunione o fuori sede».
Si tratta di indizi, vero. Ma seguendo la lezione di Agatha Christie, se due sono una coincidenza, tra fanno una prova.
Al momento solo una cosa è certa: la politica estera non è l'unico terreno scivoloso per i grillini e per Di Maio.

Twitter @franzic76

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