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POLITICA 24 Novembre Nov 2015 1252 24 novembre 2015

Primarie Milano, Renzi attende il capo della procura

Milano: Renzi vuole conoscere il successore di Bruti. Per avere garanzie su Sala. Il cui cerchio magico è già stato oggetto di indagini. Per questo studia il rinvio.

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Matteo Renzi con Giuseppe Sala.

Il Pd si spacca tra Roma e Milano sull'ipotesi di spostare le primarie il 20 marzo.
Nel capoluogo lombardo, dal sindaco Giuliano Pisapia fino al giornalista Gad Lerner, si resiste di fronte agli ordini in arrivo dalla Capitale dopo la direzione dei democratici, in particolare sull'ipotesi avanzata dal segretario Matteo Renzi che sta portando avanti la candidatura di Giuseppe Sala per le amministrative del 2016.
Pierfrancesco Majorino, candidato alla consultazione interna prevista al momento per il 7 febbraio, spiega che sarebbe un'epocale «cazzata» spostarle.
Non solo. È proprio Lerner sul suo blog, in un post dal titolo «Quando è troppo...», a scrivere che posticipare le primarie di un mese rappresenta un tentativo maldestro «di agevolare la candidatura alle primarie di Beppe Sala».
L'INCOGNITA DEL NUOVO CAPO DELLA PROCURA DI MILANO. Ma in che modo l'amministratore delegato di Expo 2015 sarebbe avvantaggiato da questo spostamento?
Sotto la Madonnina, nei salotti della buona borghesia milanese, si suggerisce che in questo modo l'ex city manager della giunta di Letizia Moratti avrebbe più tempo per organizzarsi dal punto di vista elettorale, anche perché i sondaggi interni al Pd lo danno ancora a livelli molto bassi.
Ma c'è chi ha un'altra lettura, forse un po' più maligna: spostare le primarie significa aspettare la nomina del nuovo capo della procura di Milano e ricevere garanzie in ambito giudiziario proprio sulla candidatura di Sala. Sì, il punto è sempre quello: “Beppe” uscirà indenne dalle inchieste sull'eposizione universale che continuano a montare nel Palazzaccio?
ONDATA DI ARRESTI NEL CERCHIO MAGICO DI SALA. I segnali delle ultime settimane non sono dei migliori. Pochi giorni fa è stato condannato a quattro mesi Christian Malangone, direttore generale di Expo e braccio destro del commissario, nell'inchiesta a carico, tra gli altri, di Roberto Maroni per presunte pressioni esercitate dal governatore lombardo in cambio di un lavoro e un viaggio a Tokyo a sue ex collaboratrici: il presidente sarà giudicato il 4 dicembre.
Ma in passato altri uomini vicini a Sala sono capitolati sotto i colpi della procura di Milano. Da Antonio Acerbo, ex subcommissario uscito con un patteggiamento a tre anni e mezzo per un'inchiesta sulla costruzione delle Vie D'Acqua, fino ad Angelo Paris, ex responsabile acquisti Expo in arresto nel 2014 e poi coinvolto in diverse altre indagini sull'evento che ha chiuso i battenti lo scorso 31 ottobre.
Renzi ha in queste settimane avuto un atteggiamento di lusinghe nei confronti della procura, ringraziando i magistrati per il lavoro fatto durante i mesi di Expo. Il Giornale, quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, possibile candidato per il centrodestra a Milano, ha letto le parole del premier come un ringraziamento che ha svelato la trattativa tra “magistrati e Pd” che c'è stata in questi mesi.
LA MORATORIA SMENTITA SULLE INDAGINI EXPO. È l'ormai nota storia della “moratoria” sulle indagini che Edmondo Bruti Liberati, ormai ex capo della procura, avrebbe avviato dopo la prima ondata di arresti nel 2014, quella dove ricomparvero i nomi della prima tangentopoli da Primo Greganti e Stefano Frigerio, con l'obiettivo di tutelare un evento che, secondo gli organizzatori, ha rilanciato Milano e l'Italia nel mondo.
L'ipotesi è che fosse stato l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in persona a chiederlo a Bruti Liberati, un amico di lunga data. L'ex procuratore capo ha sempre smentito ogni ipotesi di moratoria, ma in questi mesi ha sorpreso la politica, meneghina e non, il fatto che Sala non sia mai stato toccato di striscio da alcuna indagine, nonostante audit interni a regione Lombardia e relazioni non troppo rassicuranti della Guardia di Finanza.
A questo si aggiunga che diversi quotidiani, in particolare Dagospia, abbiano scritto, senza essere mai smentiti, che Sala avrebbe chiesto rassicurazioni “giudiziarie” in tal senso proprio da Renzi.
TRA MELILLO E GRECO L'IPOTESI OUTSIDER. Il problema, quindi, potrebbe essere proprio il nuovo numero uno della procura di Milano.
Le domande sono già state avanzate. Molti giornali continuano a ribadire che il premier vorrebbe un uomo a lui vicino su quella poltrona.
Gianni Melillo, attuale capo di Gabinetto del ministro di Grazia e Giustizia, avrebbe l'identikit perfetto. Ma c'è chi spiega, tra i togati, che l'ex Dda abbia fatto domanda solo per mostrare di essere ancora nel giro dei magistrati, non solo un tecnico del ministero.
Sempre alte poi sono le quotazioni di Francesco Greco, interno e di esperienza. E se a sfangarla fosse uno sconosciuto? Bisognerà aspettare prima le valuzioni delle varie commissioni giudiziarie su tutti i profili. Solo a febbraio la quinta commissione del Csm potrà votare il sostituto di Bruti Liberati.
Sala farà in tempo? «Non ho fretta» ha detto negli ultimi giorni. Ma intanto il Pd milanese freme e darà battaglia per mantenere le primarie il 7 febbraio.

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