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CONFLITTO 24 Novembre Nov 2015 1424 24 novembre 2015

Russia e Turchia, le tensioni in 6 punti

Il jet di Mosca abbattuto da Ankara acuisce lo scontro. Assad, i gasdotti, l'Iran, l'Isis, il nucleare e lo spazio aereo siriano: tutto ciò che divide Erdogan e Putin.

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L'abbattimento del jet russo da parte della Turchia sul confine siriano allontana ancora di un passo la già distante soluzione per il conflitto mediorientale che ha causato più di 250 mila morti dal 2011.
Russia e Turchia sono due degli Stati più coinvolti nella guerra civile siriana, e un peggioramento delle loro relazioni non fa che complicare il processo politico in atto nella regione.
INCONTRO SALTATO. Dopo che Vladimir Putin ha dichiarato che l'abbattimento del jet «avrà conseguenze tragiche», il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov ha annullato la visita prevista per il 25 novembre ad Ankara.
I rapporti tra la Turchia del sultano Recep Tayyip Erdogan e la Russia dello zar Putin sono altalenanti dall'inizio della rivolta contro Assad, che ha accentuato le divisioni tra le due nazioni.
E si sono ulteriormente incrinati dopo il massiccio intervento russo.
Ecco i principali elementi di frizione tra i due Paesi.

1. Il ruolo di Assad: nemico di Erdogan, alleato di Putin

La divergenza principale tra Putin e Erdogan, e causa di tutti gli altri problemi, riguarda il futuro del presidente Bashar Assad.
Il dittatore siriano è uno storico nemico di Ankara, che mal sopporta un vicino così strettamente legato all'Iran sciita.
MOSCA MANDA I CARRI. Con l'intervento di Mosca nella regione in favore di Damasco a fianco dell'Iran, le relazioni tra il sultano e lo zar sono andate rapidamente peggiorando.
L'ambasciatore russo ad Ankara era stato convocato venerdì 20 per dare spiegazioni dei bombardamenti di Mosca sui villaggi turcomanni, una minoranza siriana appoggiata dalla Turchia.
Il 23 novembre è arrivata la notizia dell'invio di carri armati russi a supporto dell'esercito regolare di Assad, indicazione del fatto che il supporto del Cremlino non è destinato a diminuire.

2. Il rapporto con l'Iran: armi e prestiti russi

Vladimir Putin ha concluso in trionfo la sua visita a Teheran, con la stipula di accordi riguardanti una fornitura di armi, l'acquisto dell'uranio di cui l'Iran deve disfarsi dopo l'accordo sul nucleare e un prestito di 5 miliardi di dollari per favorire l'export.
LE RELAZIONI MIGLIORANO. Più i rapporti tra il Cremlino e il regime degli Ayatollah migliorano, più Ankara vede Mosca come un nemico.
Putin punta anche a un incremento nel commercio di gas verso l'Asia centrale, riducendo così ulteriormente la necessità di vendere alla Turchia.

3. Il gasdotto Turkish Stream: un affare interrotto

La capacità del gasdotto Turkish Stream, annunciato nel dicembre 2014, è stata dimezzata dopo l'avvio dei bombardamenti dell'aviazione russa.
La nuova via per il gas di Mosca doveva sostituire il fallito progetto di South Stream, ma l'acuirsi delle differenze sulla Siria ha dato una brusca frenata a quello che sembrava essere il coronamento dei rapporti turco-russi.
BRACCIO DI FERRO SUL GAS. La Russia, in compenso, ha annunciato il raddoppio di North Stream, la linea che passando dal Mar Baltico arriva direttamente in Germania, in un braccio di ferro teso a dimostrare l'autonomia di Mosca nei confronti dei soldi di Ankara.

4. Nucleare, gas, commercio: una lunga lista di sgambetti reciproci

La Turchia ha risposto al dimezzamento del gasdotto con spavalderia, annunciando che può tranquillamente rinunciare al gas russo (che soddisfa il 55% del fabbisogno del Paese).
Erdogan ha inoltre minacciato l'affidamento dei lavori per la costruzione della centrale nucleare di Akkuyu (un appalto da 20 miliardi di dollari), inizialmente assegnato a una società russa, a un altro partner.
PUTIN 'CHIUDE' L'ASIA CENTRALE. Putin non si è fatto intimidire, e ha reagito con il divieto di transito per le merci turche dirette in Kyrgyzstan, Kazakhstan, Tajikistan e Mongolia.
Le esportazioni di Ankara verso il Medio Oriente erano già andate a picco con la chiusura della rotta siriana, e ora i 2 miliardi di dollari annuali di export diretti in Asia Centrale sono stati messi a rischio dalle misure del Cremlino.

5. Putin al G20: le accuse alla Turchia sui finanziamenti pro Isis

Al G20 di Antalya, in casa di Erdogan, Putin ha dichiarato che «i jihadisti dell'Isis sono finanziati da persone provenienti da 40 Paesi, tra cui anche membri del G20».
Tra gli Stati da cui i finanziamenti provengono c'è anche la Turchia.
FARI SULL'AMBIGUITÀ SUNNITA. La dichiarazione di Putin ha riacceso i fari dei media e della politica internazionale sui rapporti ambigui di alcuni Stati sunniti (o di privati all'interno di essi) con il terrorismo internazionale.
Inutile a dirsi, a Erdogan non ha fatto piacere sentirsi accusare di aver contribuito all'ascesa del Califfato, soprattutto al vertice organizzato nella sua nazione.

6. Il conflitto in Siria: le violazioni dello spazio aereo

Il 3 ottobre 2015 la Difesa turca ha annunciato una violazione del suo spazio aereo da parte di un caccia russo, quando l'aereo sarebbe entrato per otto chilometri in territorio turco vicino al confine con la Siria.
Da allora Ankara ha chiesto a Mosca di evitare altri incidenti in futuro, ma i radar turchi hanno continuato a registrare la presenza di jet lungo il confine.
INFINITE SCHERMAGLIE. Secondo il vice ministro degli Esteri turco Ali Kemal Aydin, per ben 13 volte, dal 3 al 10 ottobre, è stata sfiorata una collisione tra aerei russi e turchi vicino al confine tra la Siria e la Turchia.
Il 16 ottobre l'Associated Press ha reso noto l'abbattimento di un drone russo da parte dell'aviazione turca.
Le tensioni sul confine siriano sono continuate fino al 24 novembre, quando a essere colpito è stato un aereo con due uomini a bordo, e non un robot.

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