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MAMBO 25 Novembre Nov 2015 0954 25 novembre 2015

Renzi in politica estera segua le orme di Craxi

Nel caos Turchia-Russia il premier tiri fuori gli attributi. E scelga di stare con Putin.

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La stretta di mano tra Vladimir Putin e Matteo Renzi a Expo Milano 2015(10 giugno 2015).

Renzi non si è mosso male dopo le tristi giornate di Parigi.
Mantengo i miei dubbi sulla capacità degli uomini di governo a ciò preposti di guidare la “sicurezza” del Paese, ma il premier ha fatto i passi giusti.
Uno, quello che conta di più, deve farlo nelle prossime ore.
L’abbattimento dell’aereo militare russo da parte dei turchi è un segnale di guerra di prima grandezza. Agli inizi o alla metà del secolo scorso i due Stati coinvolti si sarebbero scambiati gli ambasciatori con dichiarazioni di guerra.
L'ERRORE DI OBAMA, SCEGLIERE ERDOGAN. Putin e Erdogan non sono due leader limpidi. Il russo è probabilmente un autocrate. Il turco è, invece, un pericoloso doppiogiochista. Obama ha scelto – i presidente democratici solitamente sbagliano a fine mandato – di stare con i turchi per via della comune appartenenza alla Nato.
L’Italia dovrebbe fare e dire le stesse cose degli Usa. Invece no. Questa volta no. Questa volta serve il temperamento di Craxi a Sigonella e Renzi deve mettere sul piatto la ripulsa della irresponsabilità turca e, forse, chiamare il dubbio sulla possibilità che la Turchia possa diventare politicamente europea.
La scelta a favore di Mosca ha ottime ragioni economiche e strategiche anche perché impedirebbe a Putin di pensare di dover reagire da solo all’offesa di Erdogan. Fra le altre ragioni c’è anche quella che la Russia è la più coerente sul campo contro l’Isis. Soprattutto è un interlocutore mondiale che non può essere svillaneggiato dal doppiogiochista di Ankara.
Un premier italiano con gli attributi farebbe un discorso chiaro alla Turchia incentrato sulla necessità che dia prove vere di combattimento anti-Isis e che nessuna sua scelta provocatoriamente rivolta contro la SERVE UN PREMIER CON GLI ATTRIBUTI. Russia potrà mai trovare nella Nato il voto favorevole dell’Italia persino violando il trattato di comune solidarietà.
Se gli americani non sono convinti, pazienza. Forse se un alleato importante sa parlare con fermezza, da statista, il linguaggio della ragione e del realismo anche Obama può misurare parole e passi.
Renzi acquisterebbe così uno status di interlocutore internazionale di prima grandezza in grado di porre l'Italia come Paese “forte” della Nato e capace di dialogare con il gigante russo.
Se invece il nostro premier sceglie il balbettio, le dichiarazioni facili e anodine perché è troppo distratto dalle polemiche interne e di partito, allora il dubbio che la sicurezza italiana sia in fragili mani si estende da alcuni ministri e sottosegretari all’intero governo.

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