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MAMBO 26 Novembre Nov 2015 1054 26 novembre 2015

Lode a Ezio Mauro, vero capo della sinistra

Lascia la Repubblica un grande attore politico. Ora con Mario Calabresi moriremo renziani?

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Ezio Mauro.

Dopo tanti falsi annunci, alla fine, d’improvviso, con stile e sobrietà, Ezio Mauro ha comunicato l'addio alla direzione de la Repubblica.
Ha ancora poco più di un mese di lavoro in trincea, poi nel 2016 farà altro di bello e di utile.
Ezio Mauro appartiene alla grande famiglia dei grandi giornalisti.
Non siamo amici né nemici, ha fatto un giornale che non leggevo fra i primi al mattino, ma è stato un direttore di grande scuola.
NON FACILE DOPO SCALFARI. Non era facile, è persino banale sottolinearlo, succedere a Eugenio Scalfari, uno di quegli ego-mostri che hanno affollato la scena pubblica italiana e sono ancora qui a riempire i vuoti o a svuotare i pieni.
Mauro c’è riuscito e c’è riuscito mantenendo un profilo basso a mano a mano che diventava alta la sua capacità di influire sulla scena politica.
È stato il King Maker per eccellenza, appena un po’ più indietro rispetto a Paolo Mieli.
A differenza di quest’ultimo non ha mai giocato in solitario o con un gruppo di amici, ma alla testa di un compatto esercito.
FOSSE STATO PURE SIMPATICO... In verità si può anche dire che Ezio Mauro sia stato il vero capo della sinistra.
Se fosse stato anche personalmente simpatico - forse lo è, ma non appare così - avrebbe goduto di un carisma che lo avrebbe proiettato nelle alte sfere della politica.
Non ha voluto, forse non avrebbe neppure potuto, tuttavia il capo della sinistra è stato lui.
Nelle sue stanze si sono fatte e disfatte alleanze, si sono cementate e rotte amicizie politiche, sono nate candidature per il Quirinale, si è cercato di spezzare le gambe a qualche leader (Massimo D’Alema sa qualcosa) e si sono allevati veri mostri come il populismo e il giustizialismo di sinistra.
NON È CERTO UN UOMO TIVÙ. La sinistra è stata mandata al governo e scacciata da lì anche grazie alla quotidiana cura di Ezio Mauro che ha blandito e bombardato, elevato e gettato nella polvere.
Mauro non è mai stato un uomo di tivù: raramente lo abbiamo visto nei dibattiti catodici ammannirci i suoi pensieri sulla politica, sul mondo, sul calcio.
Recentemente si è inventato queste giornate culturali in cui primeggiava e dialogava con filosofi, firmando anche libri di successo con alcuni di loro.
Ha allevato una cerchia di aristocratici custodi della Costituzione, di arcigni tutori della legalità e del buoncostume, ha sognato una sinistra severa come Berlinguer, buonista come Veltroni, giustiziera come un qualsiasi pm in auge in questi anni.
TRAVAGLIO, FIGLIO NATO MALE. Suo figlio, uscito male, è quel Marco Travaglio che si reclama discendente di Indro Montanelli, ma esce dai lombi culturali del direttore de la Repubblica e di Giancarlo Caselli, e il giornale fiancheggiatore dei grillini - Il Fatto Quotidiano - è stato l’unico a insidiare per poco tempo il dominio assoluto del quotidiano edito da Carlo De Benedetti.
Non è un caso che Mauro lasci quando più forte si fa l’impressione che la sinistra sia finita.
Non so se con Mario Calabresi il giornale fondato da Scalfari diventerà renziano.
Non lo auguro né ai colleghi di largo Fochetti né al Paese.
So che Ezio Mauro viene a far parte di quel vasto mondo di apolidi della sinistra che si portano appresso la loro patria, ciascuna distinta da quella degli altri, perché a dominare ormai sono nuovi personaggi.
Sembrano mostri. O forse siamo noi che con l’età ci vediamo poco e male.

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