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SCIVOLONE 26 Novembre Nov 2015 2148 26 novembre 2015

Poletti: «La laurea a 28 anni non serve a un fico»

Il ministro provoca i giovani, come l'ex viceministro montiano Martone. «Meglio prendere 97 a 21 anni». Sui social si scatena la polemica.

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Il ministro del Lavoro e Politiche Sociali Giuliano Poletti.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, di fronte a una platea di studenti andati ad ascoltarlo alla convention d'apetura di Veronafiera, ha pensato bene di 'provocarli'.
Sulle orme non tanto di Elsa Fornero, che li aveva apostrofati con l'aggettivo inglese «choosy» (schizzinosi), quanto piuttosto su quelle del viceministro al Lavoro Michel Martone («Laurearsi dopo i 28 anni è da sfigati»), Poletti si è scagliato contro chi si laurea con «110 e lode a 28 anni».
Per il ministro, farlo «non serve a un fico». Anzi, «è meglio prendere 97 a 21 anni».
La risposta dei giovani, su Twitter e sugli altri social network, è arrivata rapida e piuttosto rabbiosa.
Per il ministro la laurea con lode presa a quasi trent'anni non serve a nulla? «Lui aveva risolto così il problema: non s'è laureato», hanno scritto gli utenti della Rete. Oppure: Poletti crede che studiare non serva? «Basta sentirlo parlare per capire». E ancora: «Ecco la summa del pensiero di #Renzi e #Poletti: l'elogio dell'ignoranza».

Quello che il ministro intendeva criticare è l'arrivo in ritardo dei ragazzi italiani sul mercato del lavoro: «Quasi tutti quelli che incontro mi dicono che si trovano a competere con ragazzi di altre nazioni che hanno sei anni meno di loro. Fare la gara con chi ha sei anni di tempo in più diventa durissimo».
Le università italiane consentono di dilatare i tempi di studio, mentre in altri Paesi chi non tiene il passo con gli esami è costretto a lasciare: «Se si gira in tondo per prendere mezzo voto in più», ha detto ancora il ministro, «si butta via del tempo che vale molto, molto di più di quel mezzo voto. Noi in Italia abbiamo in testa il voto, ma non serve a niente».

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