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STRATEGIE 26 Novembre Nov 2015 1610 26 novembre 2015

Tornado tedeschi contro l'Isis, Tricarico: «Un errore»

Berlino annuncia l'invio di aerei e navi da guerra in Siria. Il generale a L43: «Non saranno risolutivi». Mentre su Hollande dice: «Sta sbagliando strategia».

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Angela Merkel.

Con l'annunciato invio di caccia Tornado e una nave da guerra nel teatro siriano, preceduto dalla decisione di schierare 650 soldati tedeschi in Mali al fianco delle truppe francesi, la cancelliera Angela Merkel ha certificato l'abbandono di quella che per anni gli esperti di relazioni internazionali hanno chiamato «Dottrina Merkel».
Vale a dire, l'abbandono di una politica di sicurezza basata sull'esportazione di armi e su missioni di addestramento militare, il cui obiettivo era consentire ai Paesi strategicamente importanti per la Germania di garantire 'da soli' la propria difesa, senza costringere Berlino a coinvolgere direttamente le forze armate in interventi all'estero sgraditi dall'opinione pubblica.
CONTROLLO PARLAMENTARE INDEBOLITO. Ad agevolare la svolta del governo in questa direzione c'era già stata, mercoledì 30 settembre, una decisione importante della Corte Costituzionale Federale di Karlsruhe, che ha indebolito il requisito dell'approvazione parlamentare per lo schieramento di truppe tedesche all'estero.
La sentenza ha rafforzato i poteri dell'esecutivo, che di fronte a una «minaccia imminente» per la sicurezza può decidere in autonomia il dispiegamento di forze armate in un Paese straniero, acquisendo nel più breve tempo possibile il consenso del parlamento. Non era chiaro, però, se l'ok dell'Aula fosse necessario anche nel caso in cui l'intervento terminasse prima del voto. La Corte Suprema ha stabilito che in tali circostanze da 'guerra-lampo' il governo può agire da solo, senza dover chiedere l'approvazione del parlamento. La sentenza è stata accolta con favore da parte delle forze armate tedesche.
TORNADO IN FUNZIONE DI RICOGNIZIONE. A conferma di come la cornice strategica di riferimento stesse già confusamente cambiando, la possibilità che il governo tedesco decidesse di impegnarsi contro lo Stato islamico con i suoi Tornado era emersa su Der Spiegel già l'11 novembre, due giorni prima degli attentati di Parigi.
Il settimanale scriveva: «Le forze armate tedesche stanno esaminando la possibilità di mettere a disposizione caccia Tornado da ricognizione nelle aree periferiche del conflitto siriano. L'idea è che possano controllare lo spazio aereo della Turchia, alleata nella Nato, al confine con la Siria, dando vita a una missione di polizia aerea simile a quella già operativa nei Paesi baltici».

Il generale Tricarico: «Assad? Serve un atterraggio morbido»

Bashar al Assad e Vladimir Putin.

Peccato, però, che i Tornado non siano adatti al pattugliamento dello spazio aereo.
Il generale Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Icsa, il più autorevole think tank strategico italiano, spiega: «I velivoli Tornado esistono in due versioni. Ci sono i cacciabombardieri, che come suggerisce il nome servono per effettuare dei bombardamenti. E poi ci sono i cosiddetti Ecr (Electronic Combat Reconnaissance), che operano nella ricognizione elettronica. In altre parole, monitorano e classificano le sorgenti di onde elettromagnetiche, in particolare quelle dei radar, con capacità d'attacco mediante armamenti specifici».
«LA NAVE È INUTILE, GLI AEREI DANNOSI». A seconda del tipo di Tornado che la Germania intende inviare in Siria, dunque, è possibile capire natura e scopo della missione. Dai dettagli filtrati finora, dovrebbe trattarsi di ricognizione. Il controllo dello spazio aereo, invece, è da escludere: «Lo fanno già gli israeliani, che sono molto attrezzati da questo punto di vista. E a proposito di spazio aereo, l'abbattimento del jet russo da parte dell'aviazione di Ankara non può essere considerato un incidente. Si è trattato di un atto freddamente deliberato, che spero sia solo l'esito di una temporanea uscita di senno da parte dei decisori turchi», precisa il generale.
L'abbandono di Berlino della «Dottrina Merkel», nota in passato anche come «politica degli assegni», non convince l'esperto italiano di strategia: «Gli aeroplani non sono risolutivi, anzi. Fanno più danni di quanti problemi non risolvano».
Quanto alla nave da guerra, i dubbi aumentano: «Se l'invio dei Tornado è poco più che un gesto di solidarietà, non riesco a immaginare a cosa possa servire una nave da guerra. A meno che non abbia dei missili cruise da lanciare. Non capisco quale utilità possa avere».
HOLLANDE «STA SBAGLIANDO STRATEGIA». L'errore, secondo il generale Tricarico, sta a monte: «Dopo gli attacchi del 13 novembre il presidente Hollande ha ritenuto di non coinvolgere la Nato, facendo secondo me malissimo. Avrebbe potuto invocare l'articolo 5 del Trattato atlantico (l'attacco a un paese membro è un attacco all'intera Alleanza), come fecero gli Stati Uniti dopo l'11 settembre».
Un modo non solo per 'costringere' gli Stati Uniti di Obama ad abbandonare la loro riluttanza a intervenire in Medio Oriente, ma anche per far uscire allo scoperto i veri nemici dello Stato islamico e porre fine alle ambiguità nei confronti del Califfato: «Se un Paese membro della Nato invoca l'articolo 5, l'Alleanza non può far altro che prenderne atto. Dopodiché qualcuno avrebbe anche potuto sfilarsi, come fecero i greci ai tempi della guerra nei Balcani, in virtù della loro amicizia con i russi».
Così, però, le agende occulte dei Paesi coinvolti nel conflitto siriano sarebbero emerse ufficialmente, senza più alcuna possibilità di dissimulazione.
UNA VIA D'USCITA DAL ROMPICAPO SIRIANO. Una volta coinvolta la Nato, sarebbe stato possibile anche chiedere «la convocazione del tavolo Nato-Russia, che fu promosso nel 2002 dal governo Berlusconi con la firma della Dichiarazione di Roma. Un modo per archiviare finalmente la questione ucraina, vincolando Mosca al rispetto degli accordi di Minsk, e per ripristinare un coordinamento delle operazioni sul terreno con la Russia».
In assenza di un contesto del genere, «i tedeschi in Siria potranno fare ben poco».
Eppure, teoricamente, una via d'uscita dal rompicapo mediorientale ci sarebbe: «Occore togliere all'Isis il territorio occupato. Se però in Iraq c'è una struttura statale cui restituirlo, in Siria bisogna decidere quale dovrà essere questa struttura», conclude Tricarico. «La soluzione al dilemma non può che contemplare un'uscita di scena di Bashar al-Assad. E Russia e Iran sono gli unici due attori che hanno la capacità di raggiungere questo risultato, escogitando un 'atterraggio morbido' per il presidente siriano. Dopodiché, l'iniziativa passerebbe all'Onu. Una risoluzione del Consiglio di sicurezza metterebbe nero su bianco il processo di transizione, e un robusto contingente internazionale, sorvegliando sulla stabilizzazione dell'area, eviterebbe una ripetizione del caos libico».

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