Jihad Lucas Kinney 151125173041
TERRORISMO 27 Novembre Nov 2015 1100 27 novembre 2015

Terrorismo, storie di jihadisti di buona famiglia

Combattono per lo Stato Islamico o per al Nusra. Ma non arrivano dalle banlieue. Dai salotti buoni d'Europa agli orrori del Califfato: la parabola di Lucas e gli altri.

  • ...

Figli delle banlieue e anche dell’élite.
Il dibattito sulle ragioni che spingono diversi giovani occidentalizzati (tra i 5 e i 6 mila i jihadisti europei nel 2015 secondo la Commissione Ue) a combattere nell’Isis e nei gruppi terroristici affiliati ad al Qaeda divide i sociologi egli esperti di Islam.
IL CASO DI ABAAOUD. La non integrazione e altri svantaggi sociali come la povertà e l’emarginazione sono prevalenti per l’adesione a cellule fondamentaliste, nei Paesi con grandi sacche di povertà come l’entroterra del Marocco e della Tunisia: le maggiori fucine di jihadisti in Siria e in Iraq.
Ma queste cause non bastano a spiegare il fenomeno dei foreign fighter, specie in Europa in altri Paesi occidentali come gli Usa, fenomeno che non si esaurisce alle seconde e terze generazioni di immigrati rimaste confinate nelle periferie.
Abdelhamid Abaaoud, ritenuto la mente delle stragi di Parigi del 13 novembre, non a caso era un ragazzo belga di origine marocchina, cresciuto in una famiglia imborghesita che lo aveva mandato nelle migliori scuole.
DEBOLI E RIBELLI. Come già per il terrorismo degli Anni 70, altri jihadisti dell’Isis o tra i qaedisti siriani di al Nusra sono rampolli di figure del mondo dello spettacolo, accademici o noti professionisti alle prese con figli problematici.
Ragazzi contro, spesso già caduti nella spirale della devianza sociale. Menti criminali o facilmente plagiabili, inclini a scelte estreme e per le quali, inizialmente, rispetto alla droga e ad altre evasioni distruttive la conversione all’Islam appariva un fattore di stabilizzazione.

Lucas Kinney in un video propagandistico di al Nusra.

Da Hollywood ai video di al Qaeda: la parabola di Lucas, alias al Britani

Lucas Kinney, 26 anni, per esempio, ripreso più volte nei video di al Nusra in Siria con la barba lunga e rossiccia, è il figlio del braccio destro di Steven Spielberg in pellicole come Indiana Jones e L’Ultima crociata.
Educato negli ambienti e nelle migliori scuole londinesi, a 13 anni il giovane, oggi ribattezzato Abu Basir al Britani, voleva diventare prete: desiderio poi accantonato, ha raccontato la madre, durante le scuole cattoliche.
LA RADICALIZZAZIONE CON IMAMOVIC. Mollata l’università dopo un anno, per suonare in una rock band, Lucas si era infine trasferito a Vienna dal padre separato (figlio di un diplomatico dell’Onu e stimato assistente alla regia) e dove è stato velocemente radicalizzato, probabilmente dall’ex comandante bosniaco Nusret Imamovic, trapiantato nella capitale austriaca.
Come molte madri di jihadisti, la ex signora Kinney vive appesa ai messaggi occasionali del figlio: da un anno ha scoperto che vive in Siria e ne teme continuamente l’uccisione da parte dei rivali dell’Isis, dell’esercito del regime e ora anche delle bombe russe.

Il danese Lukas Dam, prima di partire per la Siria e morire nell'Isis (Twitter).

La distinzione di schieramento tra al Nusra (l’ala jihadista che si è imposta alla guida militare dei ribelli) e Isis è fittizia ai livelli di manovalanza: come Lucas diversi foreign fighter stranieri, e tra loro anche un altro Lukas, 18enne di Copenhagen, sono arrivati nel teatro mediorientale passando dalla frontiera turca.
Raccontavano di andare ad aiutare i profughi e gli sfollati. Ma presto si sono arruolati in fazioni islamiste radicali come Ahrar al Sham, nella provincia di Idlib roccaforte dei ribelli e poi “liberata” dal regime dai qaedisti al Nusra.
LUKAS MORTO TRA LE FILE DEL CALIFFATO. E alcuni come Lukas Dam, danese di origine neozelandese, bambino timido e poi adolescente borderline con trascorsi nella microcriminalità, sono saltati sul carro dell’Isis, per finire uccisi dai raid.
Come Lucas, Lukas veniva da una tranquilla famiglia occidentale. Non ricca come i Kinney, ma senza problemi economici. I problemi erano caratteriali, di socializzazione: da piccolo veniva preso per autistico, da ragazzo sbandava e dopo la conversione la madre Karolina, vedendolo più calmo, si era ingenuamente tranquillizzata.
Mai avrebbe pensato che un paio di anni dopo il figlio sarebbe morto, a migliaia di chilometri di distanza.

Francia, l'85% dei jihadisti è cresciuto nella media-alta borghesia

Secondo un’indagine del 2014 dell’antropologa francese Dounia Bouzarm, direttrice del Centro di prevenzione contro la deriva dell’Islam, compiuta su 160 famiglie d’Oltralpe di ragazzi partiti per il jihad, l’85% del campione di indottrinati proveniva dalla classe media o addirittura dall’upper class, l’80% da ambienti atei e il 40% di loro aveva avuto episodi di depressione o disturbi psicologici come anoressia e asocialità.
. Tra questi, in Svizzera, spicca il figlio del rettore dell’Università di Losanna, Mathieu Arlettaz, partito alla fine del 2013 per andare a combattere in Siria, attraverso la Turchia, con un gruppo di aspiranti jihadisti e poi rientrato qualche mese dopo.

Il terrorista Jihadi John in un'immagine diffusa dal sito Site.

In Italia è balzato alle cronache il caso del 24enne Giuliano Ibrahim Delnevo, genovese di buona famiglia morto in Siria nel 2013 e indagato dal 2009 dalla procura di Genova per «associazione per delinquere e arruolamento a scopi terroristici».
Convertito all’Islam, aveva rinnegato i valori occidentali e anche lui aveva detto a conoscenti e amici di andare in missione umanitaria in Turchia.
LA VITA LONDINESE DI JIHADI JOHN. Invece Giuliano si era unito ai ribelli siriani più estremisti che si stavano radicalizzando, pronto al salto di qualità della fondazione del Califfato. Se fosse vivo, oggi Delnevo figurerebbe probabilmente tra gli insospettabili di al Nusra o dell’Isis.
Per quanto riguarda “Jihadi John” - l’oscuro terrorista dell’Isis con l’accento inglese dalle sorti incerte - gli Usa ne reclamano l’uccisione con un drone, ma il Califfato nega e anche il governo britannico ha espresso dubbi: dalle ricostruzioni, sarebbe il 27enne kuwaitiano Mohammed Emwazi cresciuto nei quartieri bene della West London e laureato in Informatica all’Università di Westminster.

Twitter @BarbaraCiolli

Articoli Correlati

Potresti esserti perso