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PERSONAGGIO 28 Novembre Nov 2015 0900 28 novembre 2015

Napoli, così Bassolino monopolizza l'attenzione

La città partenopea pare ipnotizzata da Bassolino. Nelle vie non si parla d'altro. E il 77% dei napoletani sta con lui. Impassibile, ecumenico, eppure protagonista.

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Antonio Bassolino.

Superstizioso com’è, tra scongiuri e amuleti, ha spiazzato tutti: dalla moglie Anna Maria Carloni, che aveva dichiarato ai giornali «no grazie, mio marito ha già dato», all’ex pupillo Antonio Polito, giornalista e vicedirettore del Corriere della Sera, che gli aveva con affetto sconsigliato l’impresa.
Qualche vecchio amico, invece, assicura che - piaccia o no - «Antonio sta ipnotizzando Napoli».
«Sì, certo: è un bravo illusionista», ribatte astioso chi non lo ama, «sa quanto sia facile illudere con le promesse una ex capitale disperata».
A NAPOLI NON SI PARLA D'ALTRO. Imbroglio psicologico o virtù ammaliatrici? Comunque sia, da giorni nelle case dei napoletani, sulle pagine dei giornali locali, online e sugli schermi delle tivù non si discute d’altro.
Magari per parlarne male. Ma anche, perché no, per chiosarne bene. O per ammirarne il coraggio, che non gli manca visto che si ritrova ancora una volta in prima fila sebbene in molti lo avessero dato per “finito” e fuori da ogni gioco politico dopo i guai giudiziari legati all’emergenza rifiuti (da cui è uscito indenne) e a una richiesta di risarcimento da 3 milioni per cui ha inoltrato ricorso.
Chiari e scuri, successi e cantonate, errori e buone azioni. Un bilancio complicato, il suo. Che riguarda 16 anni e mezzo di tormentato governo del territorio, prima da sindaco di Napoli (dal ’93 al 2000) e poi da governatore della Campania (dal 2000 al 2010).
UNA CANDIDATURA CHE DIVIDE. Napoli “ipnotizzata”? Forse sì. O proprio per niente. Ma di sicuro spacca e divide la candidatura alle primarie Pd per il nuovo sindaco di Antonio Bassolino, 68 anni, di Afragola, dirigente comunista fin dagli Anni 70, ex ingraiano e filo-operaista poi convertito al liberal style tipo Tony Blair.
Lui, di fronte al fuoco incrociato delle interviste e degli inviti in tivù e a una fibrillazione popolare inusuale e spasmodica, sfodera le pieghe del suo volto scavato («Un po’ eduardiano», azzarda l’entourage) e impassibile, la calma paciosa, i pullover dai colori caldi, un eloquio sereno, così ecumenico (abbraccerebbe perfino il Ncd di Alfano) da far pace perfino con le micidiali “e” afragolesi troppo aperte e invasive.

Il Partito democratico va in crisi isterica

Matteo Renzi.

«Sette napoletani su dieci mi chiamano ancora sindaco», rivendica Bassolino. Ma appena si candida, da Roma il Partito democratico va in crisi isterica: prima minaccia una norma che escluda gli ex sindaci, poi fa dietrofront e azzera la proposta.
Come già aveva fatto - ma lo ricordano in pochi - nel 2013 quando definì don Antonio «un candidato impresentabile» al parlamento per poi rimangiarsi l’offesa con tante scuse visto che i suoi voti apparivano (e lo erano) determinanti per far vincere le elezioni al Pd.
I COMICI SI SCATENANO. Bassolino candidato sindaco. E il comico Lino D’Angiò, che negli Anni 90 lo aveva preso in giro con garbo e abilità, è costretto a metter via in fretta e furia l’imitazione (irresistibile) del governatore campano Enzo De Luca per riesumare la vecchia gag su Bassoli-ndo in stretto slang afragolese.
Alessandro Siani, anch’egli comico e napoletano, profetizza divertito che di Bassolino sindaco si parlerà «fino ai prossimi 60 anni».
E vai con le barzellette, i dejà vu, i gattini e i gattoni (“don Antonio” ne è appassionato), i corni e i cornetti, i ferri da cavallo, gli amuleti anti-sfortuna (ne possiede a decine, alcuni li indossa).
A san Gregorio Armeno, la strada dei pastori d’artista, la sua statuetta è riapparsa trionfante dopo il lungo oblio.
«NÉ PIACERE NÉ DISPIACERE, SOLO IMPRESSIONE». E pare di tornare agli Anni 90 e ancor prima, al nuovo Rinascimento intravisto e poi sfumato, alla voglia (o smania?) di Europa, alla speranza disillusa, e poi all’orrore della monnezza in strada, all’imbarazzo per le consulenze d’oro, del partito personale, della corte dei miracoli, delle montagne di sale e delle capuzzelle incomprese a Natale sul selciato di Piazza del Plebiscito.
Luci e ombre, entusiasmi e fastidio, sogni e risvegli. Bassolino si ri-candida.
Promette lo scudetto. Si paragona a mister Sarri. E già si eccita la corte assopita degli eterni questuanti. Commenta crudo un autista di autobus: «Bassolino sindaco? È come quando ci capita di re-incontrare in strada una persona che pensavamo non esistesse più. Non suscita piacere né dispiacere: sulle prime, fa impressione».

«Napoli è ai piedi di Pilato»

Luigi de Magistris.

C’è chi parla di “sindrome da Ponzio Pilato”, riferendosi alla frase («Napoli è ai piedi di Pilato») pronunciata (non a caso) da Bassolino per motivare la sua scelta di candidarsi.
Stare “ai piedi di Pilato” vuol dire riconoscere che Napoli «non è mai stata così tanto nei guai». E che nessuna speranza di riscatto potrà mai scaturire da una classe dirigente (i vertici del Pd, ma non solo) abituata «a lavarsene le mani» (come Pilato) e a non assumersi responsabilità.
«IL PD? MEGLIO UNA LISTA CIVICA». Conclusione: nella città dei Ponzio Pilato, chiunque goda di un residuo di credibilità e sappia trovare le parole più adatte per comunicare l’intenzione di prendersi cura di Napoli rischia di essere accolto da molti napoletani come una sorta di messìa cui delegare a scatola chiusa speranze, fiducia e voti.
«Ma c’è di più», aggiunge un ex bassoliniano doc, «per molti, visto il contesto, sarebbe più conveniente che Antonio scegliesse una lista civica, liberandosi dai vincoli Pd e aprendosi alla possibilità di raccogliere consensi in ambiti che non siano solo quelli del centrosinistra».
IL RUOLO DELLA FONDAZIONE SUDD. Fantasie? Può darsi. Ma intanto Bassolino annuncia di «non dover chiedere il permesso a nessun Renzi di turno» e di ritenersi «estraneo» a ogni schieramento precostituito.
Dubbi. Certezze. E un radicamento sul territorio intatto e competitivo: la sua associazione, Fondazione Sudd, è punto di incrocio per gente di qualità e di varie tendenze (da Mara Carfagna a Fabrizio Barca fino al meglio della cultura, dell’imprenditoria e degli affari).

I sondaggi premiano Bassolino: il 77% è con lui

Paolo Cirino Pomicino.

Un sondaggio targato Ipr marketing assicura che il 77% degli iscritti al Pd approva la candidatura a sindaco di Bassolino. Per il 53% rappresenta «una buona cosa per Napoli».
Osserva un consigliere comunale: «Il segreto? È uno che sa emozionare. I tweet on line H24, l’amore per i nipotini, la famiglia, le Dolomiti: a 68 anni, Antonio sta impartendo una lezione di furbizia e di modernità comunicativa a molti giovanotti che si ritengono esperti del web».
«ANTONIO È IL PIÙ AFFIDABILE». Dicono quelli dell’entourage: «Dal futuro di Bagnoli a Napoli est, dalla lotta alla disoccupazione ai ritardi per il Porto, dal rilancio del Mezzogiorno alla necessità di dialogare (e non di litigare) con le altre istituzioni: Bassolino è il più affidabile».
«Ma quale affidabilità: lui e il suo circo Barnum non rappresentano noi del Pd», ribattono i renziani duri e puri.
E Paolo Cirino Pomicino, ex ministro e suo rivale da sempre: «Bassolino è il passato: ha fallito sebbene nessun politico abbia usufruito di poteri così ampi come lui».
DE MAGISTRIS FA IL SORNIONE. E ancora, in casa Pd: «Dobbiamo dire grazie al suo consigliere Mauro Calise se oggi siamo costretti a fare i conti con le distorsioni nate con i cosiddetti partiti personali».
A palazzo san Giacomo, il sindaco Luigi de Magistris fa il sornione e taglia corto: «Bassolino mi dà 4 in pagella? Ne sono onorato».
Lui sa che battersi contro un avversario forte è meglio che avere di fronte i mulini a vento. O, peggio, neanche quelli.

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