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SUMMIT 29 Novembre Nov 2015 1100 29 novembre 2015

Clima, tutti i rischi per i Paesi poveri se fallisce Cop21

Vertice sul clima a Parigi. Obiettivo: tenere controllato il termometro della Terra. O il conto lo pagano gli Stati in via di sviluppo: 800 miliardi l'anno fino al 2050.

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La conferenza sul clima di Parigi in programma dal 30 novembre all'11 dicembre rischia di provocare una voragine economica nei Paesi più poveri del mondo.
L'obiettivo principale del summit è far sì che il termometro della Terra non salga di oltre 2 gradi centigradi rispetto ai valori che segnava nell'era pre-industriale di metà 1700.
Ma in caso di mancato accordo, sulle spalle dei Paesi in via di sviluppo graverebbero quasi 800 miliardi di dollari all'anno da qui al 2050 per adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici.
PERDITA DI 1.700 MILIARDI. Cifra a cui si aggiungerebbe a una perdita economica annuale di 1.700 miliardi di dollari per quei Paesi, 600 miliardi in più rispetto allo scenario in cui il riscaldamento globale venisse limitato a 'soli' 2 gradi.
L'allarme è stato lanciato dal nuovo rapporto di Oxfam 'Le chiavi di svolta per l'accordo sul clima di Parigi' pubblicato alla vigilia della Cop21.
SPESA ANNUA DI 790 MILIARDI FINO AL 2050. Se non si dovesse raggiungere un'intesa per mantenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi centigradi - avverte Oxfam - i Paesi in via di sviluppo dovrebbero farsi carico di una spesa annua da 790 miliardi di dollari fino al 2050 per far fronte al mutamento del clima.
PAESI IN VIA DI SVILUPPO PENALIZZATI. Winnie Byanyima, direttrice generale di Oxfam, sottolinea che «il cambiamento climatico è una delle maggiori sfide che le persone più povere del pianeta dovranno affrontare in futuro: una situazione di cui i Paesi in via di sviluppo hanno pochissime responsabilità».
Responsabilità che invece dovrebbe assumersi la parte 'benestante' del globo, quella che più ha inquinato, tagliando in modo netto la Co2 e alzando l'asticella dei finanziamenti.

Un'eloborazione grafica del Wwf mostra esempi di 'Città surreali' a causa dei cambiamenti climatici (Cinzia Macis).

Solo 3-5 miliardi spesi per l'adattamento ai mutamenti climatici

Secondo le stime di Oxfam, nel 2013-14 il finanziamento pubblico per il clima è stato in media di 20 miliardi di dollari.
Di questi soltanto 3-5 miliardi sono stati devoluti all'adattamento ai mutamenti climatici.
Dividendo l'importo per gli 1,5 miliardi di piccoli produttori agricoli che vivono nei Paesi in via di sviluppo, a ciascuno resterebbero appena 3 dollari all'anno per proteggersi da alluvioni, tifoni, siccità e altri fenomeni climatici estremi.
OMBRE SUI FINANZIAMENTI. Sul tavolo del negoziato dovrà essere messo più denaro, ma i finanziamenti per il clima restano un'incognita sulla strada verso Parigi.
Oxfam sottolinea che le trattative sono andate avanti al rallentatore e sono state fortemente polarizzate tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo, mentre il potente Umbrella Group (di cui fanno parte Usa, Giappone e Australia) ha presentato proposte che prevedono di inserire nel nuovo accordo forniture minime di finanziamenti, non specifici e non vincolanti.
SICUREZZA NON GARANTITA. Il prezzo di un mancato accordo, però, verrebbe pagato dai Paesi più poveri e dalle popolazioni più vulnerabili, a cui non sarebbero garantite la sicurezza e la capacità di adattamento, anche dal punto di vista tecnologico.

Una vignetta del Wwf sul futuro che rischiamo di lasciare ai nostri figli (Giacomo Cardelli).

L'allarme terrorismo ha oscurato l'importanza del summit di Parigi

Ma i presupposti non lasciano spazio all'ottimismo. Gli attentati di Parigi hanno fatto sì che l'allarme terrorismo scavalcasse l'emergenza climatica nelle priorità mondiali.
MANIFESTAZIONE CANCELLATA. La grande marcia di sensibilizzazione prevista nella capitale francese è stata annullata dal governo a causa dei pericoli per la sicurezza.
Così, anche se nel resto del mondo i cittadini scenderanno in piazza da Roma a Tokyo per chiedere ai leader di raggiungere un accordo ambizioso, la calcellazione della più grande manifestazione di Parigi toglie agli ambientalisti un forte strumento di pressione.
Secondo molti osservatori, l'allarme Isis ha oscurato l’importanza di questa riunione fondamentale per il futuro del pianeta e dell'umanità.
UN ALTRO FALLIMENTO NON È PERMESSO. Ma un altro fallimento dopo il summit di Copenaghen del 2009 non è permesso.
Quella di Parigi è l'ultima chiamata per evitare conseguenze catastrofiche e raggiungere un accordo giuridicamente vincolante per ridurre le emissioni di gas serra e contenere il riscaldamento globale.
DIVISIONI TRA I PAESI PROTAGONISTI. Il problema è che sono già emerse divisioni tra alcuni degli attori principali: l'India si è detta contraria all'impegno globale per eliminare gradualmente entro la fine del secolo i combustibili fossili.
Il segretario di Stato americano John Kerry ha già avvertito che non ci sarà un nuovo trattato internazionale e nessun accordo vincolante sulla riduzione delle emissioni.
E il premier francese Manuel Valls ha fatto sapere che la conferenza verrà ridotta al solo negoziato.
Mettere d'accordo i grandi inquinatori (Cina, Usa, India e Giappone in testa) e salvare allo stesso tempo i Paesi più poveri sembra una missione (quasi) impossibile.

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