CENTRODESTRA 30 Novembre Nov 2015 1653 30 novembre 2015

Forza Italia, la crisi politica del partito da Nord a Sud

Caso Mantovani. Faida contro Gelmini. Nomine di Gardini e Miccichè malviste. E Sallusti bocciato dai sondaggi. La creatura di Berlusconi in coma irreversibile.

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Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia.

Forza Italia sta vivendo, probabilmente, il momento più complicato della sua storia.
Il partito è brace che continua ad ardere sotto la cenere di quella gloria che fu.
Una grandezza posticcia legata al carisma e alle capacità di Silvio Berlusconi.
Padre, sia politico sia spirituale, di una creatura incapace di muoversi autonomamente.
Ora quel mondo è in suppurazione e colmo di preoccupazione.
PROMOZIONI AZZARDATE. Risentimenti, rivalità, veti incrociati, paura di quel che potrà rappresentare il futuro, al momento incerto per molti.
Un grattacapo al quale ha contribuito anche Berlusconi con promozioni audaci in alcuni ruoli apicali del partito.
Scelte poco condivise dal territorio, se non addirittura avversate.
MANDELLI A BOCCA ASCIUTTA. Tra i più infastiditi va segnalato il senatore Andrea Mandelli, già responsabile dei rapporti con le professioni e presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani.
A un passo dall’essere designato come uno dei tre coordinatori nazionali, con delega per il Nord Italia, si è trovato, invece, bruscamente stoppato.
GELMINI DIETRO LE QUINTE. Mariastella Gelmini, attuale coordinatore regionale lombardo, pare abbia convinto l’ex Cavaliere a non cambiare gli assetti, peraltro già fragili, del partito.
A breve, infatti, devono essere scelti i nomi dei futuri manager nella sanità.
L’ex ministro vuole giocare la partita senza ulteriori pressioni e invasioni di campo, nonostante le dichiarazioni tutt’altro che diplomatiche del nuovo responsabile del dipartimento Sanità, Alberto Zangrillo, medico personale di Berlusconi.

Le parole di Gelmini su Mantovani hanno spaccato il partito

Da sinistra Annagrazia Calabria, Maurizio Gasparri e Maria Stella Gelmini di Forza Italia.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stato l’arresto del vice di Roberto Maroni in Regione Lombardia, Mario Mantovani, ora ai domiciliari dopo 42 giorni di carcere.
Sono, infatti, fioccate da ogni parte le polemiche dopo un’intervista rilasciata al Corriere della sera dalla Gelmini.
Che nell’occasione suggeriva l’indifferibile esigenza di «maggiore sobrietà e trasparenza» da parte dei dirigenti forzisti.
Riferendosi, forse, a uno dei fastosi ricevimenti che periodicamente Mantovani amava organizzare a Villa Clerici di Rovellasca a Cuggiono, la stessa finita nelle indagini della procura.
DIMISSIONI (RIENTRATE) DI SQUERI. Se Daniela Santanché si era limitata a un commento secco - «Gelmini non mi rappresenta» -, più intransigente è apparso l’onorevole Luca Squeri, deluso a tal punto da quelle parole da voler immediatamente lasciare ogni incarico di partito (era coordinatore provinciale di Milano).
Dimissioni successivamente rientrate dopo un chiarimento con la stessa Gelmini.
STRAPOTENZA DI FORMIGONI FINITA. Quest’ultima, d’altra parte, schiacciata per anni (in ambito nomine) dalla strapotenza esercitata dal duo Roberto Formigoni-Gian Carlo Abelli, si trova nella condizione, per la prima volta, di poter gestire una trattativa a mani (quasi) libere.
Formigoni e Comunione e liberazione, infatti, sono traghettati nel Nuovo centrodestra mentre il “Faraone” di Pavia è defilato per altri motivi.
SANITÀ LOMBARDA DA RI-SPARTIRE. Sul tavolo resta da fronteggiare anche la nuova strategia voluta dal governatore lombardo Maroni, intenzionato a distribuire più equamente i futuri manager della sanità lombarda.
Al di là di test attitudinali ed esami vari, quattro di essi saranno assegnati ai principali partiti d’opposizione.
Due in quota Partito democratico, due al Movimento 5 stelle.

Sicilia e Trentino, le nomine di Micciché e Gardini fanno discutere

Renato Brunetta e Elisabetta Gardini.

Non meno malessere hanno provocato altre due promozioni.
Ai poli estremi del nostro Paese.
Il primo è un cavallo di ritorno.
CAVALLO DI RITORNO. Si tratta di Gianfranco Micciché, già dirigente Publitalia ‘80 e Gian Burrasca di Sicilia, nuovo commissario in terra di Trinacria.
Berlusconi ha voluto tendere una mano all’uomo che in Sicilia ha danneggiato, con la propria candidatura, Nello Musumeci, indicato dal centrodestra per competere alla più prestigiosa poltrona di Palazzo dei Normanni.
Un voltafaccia pagato a caro prezzo, consentendo al candidato di centrosinistra Rosario Crocetta una sorprendente vittoria.
Ancora oggi resta un’abiura incompresa, per usare un eufemismo, da molti sostenitori ed elettori di Forza Italia.
LILLO, ADDIO POLEMICO. Se in Sicilia si piange, in Trentino Alto Adige certo non si ride.
È infatti la padovana Elisabetta Gardini il nuovo commissario del Trentino Alto Adige.
Subentra a Enrico Lillo, ex coordinatore regionale, uscito da Forza Italia dopo la clamorosa gaffe di Berlusconi sui militari: «Invece di stare ad annoiarsi in caserma a giocare a carte, tutti i militari nelle vie delle nostre città. Loro sarebbero felici».
Il maresciallo, in servizio attivo dell'esercito italiano, non ci ha pensato due volte e ha salutato la compagnia.
Il vero problema della Gardini sono, tuttavia, i numeri. Quelli con cui dovrà confrontarsi sono davvero modesti.
CHE FLOP DI BIANCOFIORE. Il lavoro svolto dall’amazzone Michaela Biancofiore non ha prodotto grandi risultati.
Anzi, se guardiamo unicamente le elezioni amministrative del 2015, il dramma vissuto da Forza Italia appare in tutta la sua complessità.
A Bolzano 'Forza Alto Adige', insieme con la Lega Nord le Autonomie, ha ottenuto un modesto 2,5% (il precedente risultato era 8,3%).
A Trento, invece, 'Forza Trentino' ha raccolto il 4,2%, contro il 12,27% delle precedenti elezioni (quando, però, c'era il Popolo della libertà).
Il risultato della Biancofiore si può riassumere velocemente così: un seggio a Trento (cinque ai tempi del Pdl) e un altro a Bolzano. Difficile trovare attenuanti.

Sallusti stoppato a Milano: i sondaggi lo condannano

Alessandro Sallusti e Daniela Santanché.

Se Varese è già un caso, dal marasma generale non può sottrarsi Milano, alla vigilia del rinnovo di Palazzo Marino, nel 2016.
Con il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti stoppato dai risultati drammatici emersi dai sondaggi di Alessandra Ghisleri, considerati dall’uomo di Arcore come una sorta di Vangelo apocrifo declinato alla politica, il centrodestra, giusto per restare in tema religioso, non sa a quale santo votarsi.
Forza Italia è ormai un partito idrosolubile. La prima forte pioggia potrebbe decretarne l’immediata fine. Un cupio dissolvi a cui non è detto stia collaborando, sotto traccia, anche Berlusconi.
SPAZIO ALLA SOCIETÀ CIVILE? Quale futuro, dunque, per gli azzurri? Qualcosa di inedito? Un nuovo progetto capace di mescolare contenuti e figure?
Non va dimenticato che proprio al senatore Mandelli furono affidate, direttamente da Berlusconi, le chiavi del misterioso progetto “Altra Italia”.
Un soggetto nuovo, senza politici di lungo corso, composto da avvocati, imprenditori ed esponenti della società civile.
Una sorta di lista civica concepita sia per affiancare Forza Italia sia per esserne parte integrante.
L’operazione, al momento, sembra frenata. L’idea, però, continua a gravitare insistentemente nella testa di Berlusconi.

Ronzulli e Calabria promuovono volti nuovi

Licia Ronzulli.

Licia Ronzulli, figura molto vicina al capo, risulta sempre molto attiva.
Dedita, soprattutto, all’organizzazione di processioni laiche, destinazione Arcore, inquadrate nell’ottica di promuovere volti nuovi.
Attività cui si dedicano con impegno sia la graziosa Annagrazia Calabria sia gli 'Zappacosta brothers'.
In questo tourbillon resta da capire la cosa più importante: dove saranno indirizzati gli spostamenti di chi desidera fare ancora politica una volta conclusa l’esperienza forzista.
GALLERA VA CON FITTO? A tal proposito il neo assessore Giulio Gallera guarda oltre il berlusconismo.
Attenti osservatori insinuano con convinzione che sia in atto un corteggiamento insistente e ricambiato con il gruppo di Raffaele Fitto, “Conservatori e riformisti”, a cui manca un riferimento di peso sul territorio.
CATTANEO STUDIA DA LEADER. Mentre il pretenzioso Alessandro Cattaneo studia da leader nella perfida Albione (International leader programme) e la futura sposa (non bisogna mai rinunciare al diritto di cambiare idea) Laura Ravetto è sempre più spesso ospite negli uffici romani di Denis Verdini (osservatore attento e informato anche delle questioni milanesi), la compagnia teatrale si avvia alla conclusione del “Meno male che Silvio c’è” tour.
L’attore protagonista, osannato da un pubblico acritico, resterà sempre solo uno.
Gli altri potranno vantarsi di aver imparato l’opera a memoria nel tentativo di convincere i loggionisti, sempre più severi e attenti, della loro bravura.
Nonostante i cambiamenti tangibili della politica, si crogiolano nella convinzione che un ruolo da comparsa non sarà loro negato. Forse.

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