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ELEZIONI 1 Dicembre Dic 2015 1433 01 dicembre 2015

Francia, l'inarrestabile Front national alla conquista della cultura

I sondaggi danno alla Le Pen almeno due regioni. Un record storico. La leader dell'estrema destra ha già vinto la battaglia mediatica. E ora punta agli intellettuali.

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Marine Le Pen.

Le bandiere del tricolore appese ai davanzali delle finestre.
Le immagini televisive del premier Manuel Valls che con il sangue delle vittime degli attentati del 13 novembre sulle strade dichiara la guerra di civiltà.
La chiusura delle frontiere per proteggere la République.
Marine Le Pen, la 'figlia-padrona' del Front national, si è trovata confezionata dalla storia la miglior scenografia per la sua campagna elettorale.
Alle elezioni regionali del 6 e del 13 dicembre 2015 il partito dell'estrema destra francese potrebbe facilmente conquistare tre regioni. Ed è ben piazzato in altre due.
SONDAGGI ALLE STELLE. A guardare i sondaggi, rilanciati con fragore dalla stampa transalpina, Marine Le Pen è destinata a diventare la nuova governatrice della regione del Nord Pas de Calais.
E la nipotina Marion, bionda come lei, più giovane e più reazionaria, è pronta a prendere il timone della Provence-Alpes e Cote d'Azur.
Una tenaglia che, nei piani della leader del Front national, è pronta a convergere su Parigi per le presidenziali del 2017.
OGNI COSA PARLA DEL FRONT. Per le regionali la leader della destra anti-islam, anti-migranti e anti-euro ha già vinto la battaglia mediatica.
Ogni cosa in Francia parla del Front.
Tra due partiti impaludati - i socialisti di François Hollande al governo della nazione e di 21 regioni su 22 destinati a una débâcle annunciata e i repubblicani di Nicolas Sarkozy che hanno cambiato nome ma non leadership e vincono senza trionfare proprio per l'ascesa dell'estrema destra - l'attenzione costante dei media è su Madame Le Pen.
E lei, con il biglietto vincente della lotteria in mano, si è impegnata sull'ultimo e più difficile fronte: conquistare anche la cultura francese.

Le intenzioni di voto al primo turno delle regionali secondo l'Ifop.

Marine e Marion puntano alla storica doppietta

Marine Le Pen, leader di Front National, si fa un selfie con i supporter francesi.

A guardare semplicemente i numeri, con tutta probabilità il centrodestra di Nicolas Sarkozy è destinato ad avere la meglio.
Ma la sua è già destinata a essere una vittoria azzoppata.
Se il Front conquitasse anche solo una regione segnerebbe una prima volta storica.
E il partito è pronto a portare a casa le due dove corrono le Le Pen: Marine e Marion, secondo i sondaggi dell'istituto di ricerca Bva, sono entrambe al 42% con gli avversari repubblicani fermi rispettivamente al 24 e al 28%.
Ma l'avanzata della destra nella sterminata provincia francese è quasi data per scontata.
NELL'ILE DE FRANCE FN SOPRA IL 20%. A fare ancora più paura all'establishment d'Oltralpe è il polso del cuore della nazione, della regione centro del business, l'area iper urbanizzata de l'Ile de France: una distesa di spazi produttivi, città, banlieue e infrastrutture.
Qui, la candidata del centrodestra Valérie Precresse è in netto vantaggio, ma il candidato del Front Wallerand de Saint Just è oltre il 20%, praticamente appaiato al presidente dell'Assembleé nationale, il socialista Claude Bartolone.
E nonostante de Saint Just sia coinvolto nell'inchiesta sui fondi neri del Front come tesoriere del partito.
Come se la Lega segnasse un risultato storico con un Belsito.
«CRESCITA IN ATTO DA TEMPO». Frédéric Dabi dell'istituto di sondaggi Ifop ha spiegato: «Tutti pensano che ci sia un effetto attentato, ed è vero. Ma in realtà questo effetto gioca semplicemente un ruolo di catalizzatore. Amplifica una tendenza già in in atto da molti anni in Ile de France».
In particolare «dalle Regionali del 2010: a ogni consultazione il Fn sale inesorabilmente».
Alle Europee del 2014 ha ottenuto il 17,4% dei voti.
Ora incassa il 5% in più. E balzi simili si registrano in almeno cinque regioni: dal Pays de la Loire alla Borgogna. Marine, del resto, sembra aiutata da tutto. Dalla risonanza mediatica e dalla storia.

Male o bene, a Le Pen basta che si discuta di lei

Ségolène Royale, Manuel Valls e François Hollande.

Il presidente Hollande reagisce duramente agli attentati e lei dice «Bravo Hollande».
Il governo annuncia la chiusura delle moschee radicali. E a lei basta dire: «Non l'hanno ancora fatto».
Come ha confidato un dirigente del centrodestra a Le Monde: «Non serve che dica niente».
Parlano gli altri per lei.
VALLS SI 'ALLEA' CON LA DESTRA. Il premier Manuel Valls, per esempio, che il 1 dicembre ha lanciato un appello in tivù: Ciascuno deve assumersi le sue responsabilità, a sinistra come a destra per impedire che il Fn conquisti una regione».
La Voix du Nord, il quotidiano locale del Nord Pas de Calais, dove Marine è capolista, ha ingaggiato una battaglia aperta contro i populisti di destra che ha avuto eco su tutta la stampa nazionale.
Portando ancora una volta in primo piano lei: Madame Le Pen, praticamente onnipresente.
Le voci contro sembrano rafforzarla. Male o bene, l'importante è che se ne parli.
ROYALE: «NON NOMINATELA PIÙ». Al punto che la donna del Parti socialiste, Ségolène Royale, ha chiesto semplicemente di non nominarla.
«Più se ne parla, più avanza». E, però, contemporaneamente, ha bacchettato il suo partito per aver accantonato per troppi anni le bleu, le blanc e le rouge del tricolore e aver appaltato i simboli della nazione al Front.
Come se, nell'indifferenza di centrodestra e centrosinistra, il Fn fosse riuscito piano piano a impossessarsi dell'immaginario francese.

La battaglia contro i populisti di destra su La Voix du Nord.

La sinistra in lotta contro in suoi intellettuali

Marion Le Pen.

Non si tratta, però, solo del tricolore simbolo glorioso della Repubblica.
Da mesi, la sinistra ha ingaggiato una battaglia contro i suoi intellettuali, rei di dare il fianco alla propaganda anti-stranieri e anti-Bruxelles del Front national e di descrivere la Francia come una nazione predestinata al declino, che ha rinunciato alla sua identità.
Nella lista 'nera' c'è ovviamente Michel Houellebecq e la sua distopia descritta nel romanzo Sottomissione.
O l'economista di sinistra, sovranista e anti-euro Jacques Sapir.
IL J'ACCUSE DI ONFRAY. Ma il caso più clamoroso è quello di Michel Onfray, che nel 2002 ha fondato in Normandia ''l'Università del popolo'' proprio per contrastare l'ascesa del Front.
Ebbene il filosofo è stato messo all'indice dal quotidiano Liberation e persino dal premier Valls per un'intervista rilasciata da Le Figaro in cui accusava il governo francese di essersi dimenticato dei suoi ultimi dagli operai ai pensionati e di basare le sue politiche sull'immigrazione su slanci emotivi come quello provocato dalla fotografia del bimbo morto sulle coste turche.
IL FRONT DIFENDE I FILOSOFI. «Ma in Francia è ancora possibile dibattere?», ha chiesto pubblicamente Onfray. E la Le Pen non se l'è fatto ripetere due volte, organizzando una manifestazione in sua difesa, invocando la libertà di espressione.
La stampa ha chiesto conto al filosofo del suo giudizio sulla leader del Fn e lui ha risposto laconico, ma chiaro: «Non ce l'ho con lei più di quanto non ce l'abbia con chi l'ha resa possibile».
Ha ripetuto che il Front è un partito «della demagogia», ma che bisogna poter discutere i temi su cui ha fondato il suo successo.
Paradossi. Dietro ai quali però c'è la distanza dai socialisti di governo e una nuova strategia della signora della destra.
NORMALIZZAZIONE E CULTURA. La Le Pen non solo ha messo in cantina le bandiere nere e 'normalizzato' il partito.
Ma ha anche strutturato il suo 'dipartimento culturale'. E lo ha affidato a un uomo per tutte le stagioni: Sébastien Chenu, ex del partito di Sarkozy, ex liberale, dichiaratamente omosessuale e sostenitore del Mariage pour tous.
Un uomo tutt'altro che ortodosso. E con un compito improbo.
MARION LE PEN E L'ARTE DEGENERATA. Le due future governatrici Marine e Marion infatti hanno appena annunciato guerra ai Frac, i fondi regionali per l'arte contemporanea.
E la piccola Le Pen ha messo in crisi il tentativo della zia, affermando la necessità di un'arte al servizio dell'«identità francese».
Parole che richiamano gli echi sinistri della battaglia contro l'arte degenerata. Chenu per correre ai ripari ha convinto la leader del Front a a scrivere una lettera aperta agli artisti.
Il messaggio pubblicato il 25 novembre promette di sostituire i Frac con 'vivai artistici', critica l'eccessiva dipendenza dall'arte dai circuiti commerciali ed elogia il ruolo dell'arte nella vita sociale nazionale.
Ma la risposta è arrivata come uno schiaffo il 30 novembre. Un appello firmato da 300 artisti ha sbattuto la porta in faccia a Madame Le Pen: «Non c'è nessun punto in comune tra noi e i creduloni che possono credere un istante che la libertà creativa abbia un senso per un partito come il vostro». La guerra è solo agli inizi.

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