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CONFLITTI 1 Dicembre Dic 2015 2048 01 dicembre 2015

Libia, l'Isis si rinforza a Sirte

La città costiera a 600 chilometri dalla Sicilia rischia di diventare una vera roccaforte dello Stato Islamico. Fonti locali rivelano la presenza di luogotenenti di al-Baghdadi.

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L'Isis è presente in Libia da circa un anno.

Un lungo reportage del New York Times dalla Libia ha riacceso i riflettori su un Paese che quanto più è in crisi tanto più preoccupa le intelligence occidentali.
A far scattare l'allarme sono state le recenti informazioni fornite da fonti locali su un consistente arrivo a Sirte di vari combattenti, tra cui alcuni leader dello Stato Islamico, provenienti dall'Iraq e dalla Siria.
I jihadisti sarebbero giunti il 28 novembre sulle coste libiche, eludendo la sorveglianza della guardia costiera.
Ma i rinforzi ai fondamentalisti sarebbero arrivati anche dal Sud - da Mali, Ciad e Nigeria - con una quarantina di elementi di Boko Haram pronti a immolarsi per realizzare i folli proclami del califfo al-Baghdadi.
RENZI: «NESSUN INTERVENTO». Un quadro a dir poco preoccupante. Sulla possibilità di un intervento militare internazionale in Libia è sceso in campo Matteo Renzi: «Non è un tema all'ordine del giorno, almeno per il momento», ha dichiarato il premier.
«Il governo italiano sta cercando di costruire le condizioni perché Roma possa ospitare un evento sulla Libia come quello in corso a Vienna sulla Siria». Ore prima il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, aveva escluso una nuova missione.
IL NUOVO INVIATO E LE OMBRE SU LEON. Il dossier libico e la minaccia rappresentata dall'Isis sono stati al centro anche di un vertice dei Paesi confinanti tenutosi ad Algeri.
Il nuovo inviato delle Nazioni Unite per la Libia, Martin Kobler, ha chiesto conto dei «progressi concreti per stabilizzare la Libia», invitando poi a «firmare l'accordo per creare subito un nuovo governo di unità», mentre le tribù del sud del Paese, i Tebu e i Tuareg, hanno aperto a un accordo della missione Onu per formare un esecutivo di riconciliazione.
Il precedente inviato, Bernardino Leon, è stato accusato di parzialità dopo che gli Emirati arabi uniti (parte attiva delle trattative libiche) lo hanno chiamato a dirigere l'Accademia diplomatica.
L'ISIS CONTROLLA 250 KM DI COSTA. Approfittando dell'instabilità politica e in assenza di un governo centrale, ma anche per la vastità del suo territorio in gran parte disabitato, i terroristi del Califfo, forti di oltre circa 5 mila combattenti, controllano ormai una vasta porzione della costa libica - oltre 250 chilometri - con l'obiettivo di estendere il loro raggio d'azione fino alla mezzaluna petrolifera situata tra Sirte e Bengasi.
Dei rinforzi in Libia con combattenti provenienti dalla Siria e dall'Iraq, e della possibilità che Sirte si trasformi nella nuova Raqqa, avevano parlato nei giorni scorsi i servizi di intelligence occidentali, preoccupati che la città nel nord-est della Libia possa diventare la nuova 'capitale' dello Stato islamico, proprio a due passi dall'Europa.
UN PAESE INVASO DAI FOREIGN FIGHTERS. Da mesi l'organizzazione riceve sostegno da miliziani, terroristi, jihadisti e combattenti provenienti da diversi Paesi del Sahel.
Già a settembre il sito di informazione Alwasat aveva parlato della creazione da parte dell'Isis di un nuovo campo di addestramento nella regione di El Zahira, a 15 km a ovest di Sirte, la cui direzione era stata affidata a combattenti iracheni e sauditi.
La tensione, oltre che a Sirte, è altissima anche a Bengasi, dove le autorità hanno chiesto agli abitanti di evitare i luoghi pubblici per il timore di lanci di missili e razzi da parte dei terroristi.

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