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MAMBO 1 Dicembre Dic 2015 1500 01 dicembre 2015

L'insostenibile banalità della coppia Lotti-Poletti

Danno lezioni sul mondo del lavoro che cambia. Ma a quale Italia stanno parlando?

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Matteo Renzi con Luca Lotti.

Qualche giorno fa il ministro Poletti ha detto una frase sciagurata sull’orario di lavoro. Ci hanno spiegato, poi, che il ministro pasticcione non voleva farci ritornare all’epoca della prima rivoluzione industriale ma mettere in luce quanto sia cambiato il lavoro oggi.
A dargli manforte è arrivato il sottosegretario Luca Lotti, del quale mi sono occupato più volte e ora so che lui, minacciosamente, si sta occupando di me (ma ho già raccontato ai lettori di Lettera43.it la gag di Proietti sul Cavaliere Nero al quale rimando loro e lui).
Luca Lotti, Lothar di Renzi, senza il “riportone” sulla fronte sarebbe calvo come loro, ha detto: «L’impostazione di base del governo è non vivere più in un mondo del lavoro legato agli Anni 70. Il mondo del lavoro è cambiato e sta cambiando, non possiamo leggere la retribuzione con gli schemi di quarant’anni fa».
COSA VOLEVA DIRE LOTTI? Queste le frasi. La domanda che faccio a lui e ai lettori più perspicaci è questa: che cosa voleva dire di preciso il sottosegretario? Rispetto a quarant’anni fa (perché quaranta e non cinquanta o trenta?), è cambiato tutto: il calcio, la moda, la cucina, le nostre abitudini. Che cosa diavolo vuol dire che è cambiato il mondo del lavoro?
In un certo senso un cambiamento concreto c’è stato. C’è meno lavoro, poi c’è meno lavoro di fabbrica, poi ci sono lavori con meno garanzie, infine, ma si potrebbe continuare, ci sono lavori per così dire etnici, cioè quelli che gli occidentali non fanno o fanno meno e fanno invece coloro che vengono dall’est o dal Terzo-Quarto mondo: dal lavoro di cura ad alcune attività piccolo-imprenditoriali, tipo ristrutturazioni di appartamenti, barberie, ristorazione.
QUELLE FORME DI SCHIAVISMO INDECENTI. Se guardiamo al mondo intero, tuttavia, ci accorgiamo che il cambiamento a scala planetaria non ha fatto venir meno il lavoro salariato.
Le rivoluzioni industriali nei Paesi cosiddetti emergenti stanno scoprendo le fabbriche e il lavoro di fabbrica, in qualche caso con forme di schiavismo e di sotto-salario indecenti. Si può dire che in quarant’anni il mondo dei lavori (al plurale, caro Lotti, al plurale) offre lo spettro di tutti i tipi di 'impiego' che ha conosciuto l’umanità negli ultimi secoli, dal telelavoro allo sfruttamento minorile.
Tutto ciò non solo è vero su scala planetaria ma anche su scala nazionale. Lo schiavismo esiste nelle campagne italiane dove immigrati per pochi euro raccolgono pomodori o altro e dove anche braccianti italiani muoiono come neppure accadeva ai tempi di Di Vittorio.
«CHI NON FA INCHIESTE NON HA DIRITTO DI PAROLA». Nei mondi dei lavori italiani vi sono forme avanzatissime di impiego che non richiedono fissità di orari e persino luoghi fisici prefissati, ma stiamo tornando anche a forme indecenti di cottimo in tante aree merceologiche.
Lotti e Poletti che diavolo vogliono dire? A quale Italia parlano? Se fosse ancora in vita Mario Soldati (un grande regista, caro Lotti) ci farebbe fare un viaggio in Italia stupefacente dove scopriremmo che le parole d’ordine nuoviste sono poco più che formule che coprono un difetto di analisi.
E, come diceva il presidente Mao, «chi non fa inchieste non ha diritto di parola».
Il presidente asiatico era un po’ severo, ma di fronte a tanta faciloneria un pò di severità ci sta bene.

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